Situazione attuale

Siria

Il primo giorno del mese di aprile un attacco da parte di Israele ha colpito l'ambasciata iraniana a Damasco: 16 le vittime, tra le quali due civili e diversi militari d'alto rango (anche due alti ufficiali della forza Quds, una componente del corpo delle guardie della rivoluzione islamica, una delle tre forze armate dell'Iran). Con questo attacco Israele ha dimostrato di poter colpire in modo mirato obiettivi considerati inviolabili, come le sedi diplomatiche estere, con il rischio di provocare un'esplosione in Medio Oriente. La reazione da parte dell'Iran non si è fatta attendere e nella notte del 13 aprile ha attaccato lo Stato di Israele con più di 300 droni. Il 99% di questi è stato abbattuto in volo.
Il 15 aprile si è aperto a Stoccolma il processo a Mohammed Hamo, ex generale siriano accusato di crimini di guerra commessi in Siria tra gennaio e luglio 2012. Si tratta di un evento importante perché è il più alto responsabile siriano a essere processato in Europa. L’iter, che dovrebbe concludersi a maggio, potrebbe costargli l'ergastolo. Saranno chiamate a testimoniare sette parti civili, molte siriane.
Infine, al confine con la Turchia si registrano continue violazioni nei confronti dei siriani che cercano di attraversare il confine per trovare rifugio nel Paese. In modo particolare Human Rights Watch denuncia torture e uccisioni da parte della polizia di frontiera e chiede al governo di adottare misure urgenti ed efficaci per porre fine a questa orribile situazione.

Libano

In Libano si avvicendano incontri internazionali di diplomazia di guerra, come quelle del Segretario di Stato Americano, ma anche di supporto alla “sicurezza e stabilità” del Paese, da parte del Premier italiano e l’imminente visita del Presidente della Commissione Europea. Queste rimangono comunque avulse dalla situazione del Paese reale, imbizzarrito per le sue sperequazioni sociali, limitazioni delle libertà personali e civili, sistema sanitario al collasso, un conflitto che infuria nel sud del Paese e rifugiati in balia di violenze sistematiche e sommarie.
Per il secondo anno consecutivo l’avvicinamento alla Conferenza di Bruxelles per i Rifugiati coincide con una massiccia ondata di odio nei confronti dei siriani, causata dall’assassinio di un’esponente del partito delle Forze Libanesi, il cui corpo è stato ritrovato in Siria.
Questo evento ha innescato una escalation di linciaggi, aggressioni sommarie da parte di gang, provvedimenti delle municipalità come divieto di assunzioni lavorative, sfratti coatti, coprifuoco e azioni da parte della polizia e dell’esercito che prevedono punizioni collettive come ordini di evacuazione e distruzione di interi campi profughi, arresti sommari, soprattutto in corrispondenza dei checkpoint di Deir Ammar e Madfoun, nel nord del Paese, e deportazioni seminando il panico e alimentando un’atmosfera di angoscia della quotidianità dei rifugiati.
Contestualmente, questa situazione va a fomentare la tratta di esseri umani e la rotta del Mediterraneo orientale, per cui non si contano i barconi che lasciano le coste libanesi puntando a Cipro e all’Italia. Questi stessi viaggi disperati diventano oggetto di push back in mare e conseguenti arresti e deportazioni.
I difensori dei Diritti Umani, inoltre, lanciano l’allarme richiamando l’attenzione sui colloqui internazionali tra Libano, Cipro, Italia e Unione Europea in quanto trattano le migrazioni come una questione di sicurezza che mira a reprimere le partenze per mare e a incentivare i ritorni in Siria che rimane un posto non sicuro.
Questo tipo di politiche, non solo sono chiamate a mantenere il rispetto del Diritto internazionale e dei Diritti Umani, ma sono potenzialmente controproducenti per l’ulteriore pressione sui rifugiati, andando a indurre nuove ondate di immigrazione cosiddetta irregolare.

Leggi tutto...

Situazione attuale

Siria

Marzo è un mese significativo per la Siria. Il 15, infatti, è stato celebrato il 13° anniversario della rivoluzione. Nelle zone fuori dal controllo del regime, sono state diverse le manifestazioni, concentrate in modo particolare ad Idlib e nei dintorni di Aleppo, così come a Ras al-Ain e Tal Abyad nel nord-est della Siria. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza chiedendo la caduta del regime, libertà e giustizia, e il rilascio dei prigionieri.
Le proteste non sono state solo contro il regime di Assad, ma anche nei confronti di al-Jolani, leader del gruppo Hayat Tahrir al-Sham, affiliato ad al-Qaeda che controlla la città di Idlib. Dopo la rivoluzione è iniziata la guerra che dura da ben 13 anni ed ha devastato il Paese con gravi conseguenze sull'accesso all'assistenza sanitaria, elettricità, istruzione, trasporti pubblici, acqua e igiene. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani sono circa 500.000 i morti e 100.000 le persone scomparse.
A ciò si aggiungono 13 milioni di sfollati, di cui 7 milioni interni e 6 milioni richiedenti asilo o rifugiati all'estero.
Per quanto riguarda il conflitto con Israele, si sono intensificati gli attacchi aerei da parte di quest'ultimo nella regione di Aleppo.
Da registrare in particolare quelli avvenuti il 29 marzo che hanno portato alla morte di almeno 42 militari, tra cui 36 soldati siriani e 6 combattenti di Hezbollah. Gli attacchi hanno preso di mira alcuni depositi di armi del gruppo armato libanese. Dopo il raid, il Ministro della difesa israeliano Gallant ha annunciato che gli attacchi nel nord verranno intensificati, aumentando il raggio d'azione e l'intensità contro Hezbollah. Il fronte nord, già teatro di raid contro le milizie sciite sostenute dall'Iran, diventa ancora più caldo, e oltre al Libano si allarga alla Siria.

Libano

Nel mese di marzo sono continuate le tensioni tra Israele ed Hezbollah nel sud e anche oltre la linea di confine, dove fin'ora si erano concentrati gli scontri.
L'esercito israeliano ha lanciato attacchi mirati a Balbeek, a Tiro e nella valle della Bekaa, affermando di mirare su alcuni depositi di Hezbollah.
Una serie di raid aerei israeliani nel sud hanno scatenato lanci di razzi da parte di Hezbollah rendendo il 28 marzo il giorno più letale in più di 5 mesi di scontri lungo il confine. Cresce il timore internazionale di una possibile escalation del conflitto in tutto il territorio libanese.
L’instabilità e la severa crisi economica del Paese si ripercuotono anche sulle condizioni di vita dei rifugiati siriani tramite discriminazioni e violazioni dei Diritti fondamentali sempre più dure. In questo ultimo periodo si sono registrate diverse chiusure di attività commerciali di siriani con ritiro dei documenti nel distretto di Tripoli; tutto ciò in continuità con la politica discriminatoria contro i rifugiati siriani volta all'espulsione degli stessi verso la Siria.

Leggi tutto...

Situazione attuale

Siria

Il 19 febbraio, un bombardamento attribuito ad Israele ha causato la morte di quindici persone a Damasco, in una sede dei servizi di sicurezza siriani.
Secondo l'Osservatorio siriano per i Diritti Umani, l'attacco ha colpito un edificio durante una riunione di alti ufficiali militari siriani. Israele non ha rilasciato commenti sull'incidente, ma è noto per aver preso di mira obiettivi legati all'Iran e alla milizia libanese Hezbollah in Siria.
Continuano gli arresti arbitrari, secondo il SNHR - Syrian Network for Human Rights, almeno 190 casi, la maggior parte eseguiti dal regime, ma alcuni attribuiti anche ad altri gruppi come le SDF - Syrian Democratic Forces o HTS Hay'at Tahir al-Shams.
Oltre agli arresti continuano le torture e le morti durante la detenzione.
Sempre il SNRH ne documenta circa 80 solo a febbraio, solo di civili.

Libano

Il Libano continua ad affrontare una grave crisi umanitaria ed economica.
Il 19 febbraio si sono registrati diversi attacchi di Israele nel sud di Beirut, nei pressi di Ghaziye a 40 km a sud dalla capitale. Anche il centro cittadino di Nabatye, capoluogo dell'omonima regione meridionale e la periferia di Baalbek, a 67 km da Beirut sono stati colpiti dai bombardamenti dalle Forze di Difesa Israeliani provocando diversi morti.
I bombardamenti hanno sollevato maggior preoccupazione circa l'escalation del conflitto a livello regionale. Gli attacchi sarebbero stati una risposta ad un razzo di Hezbollah che poco prima avrebbe colpito il nord di Israele uccidendo una soldatessa.
Dall'inizio del conflitto i bombardamenti hanno colpito principalmente le aeree che includono Brint Jbeil, Marjayoun e i distretti di Sour.

Leggi tutto...

Situazione attuale

Siria

Continua il racconto di un Paese che è un campo di battaglia per le potenze regionali e non solo: si moltiplicano gli attacchi esterni e gli scontri interni mentre il regime rimane all’opera per quanto riguarda la sua normalizzazione, mantenendo sul territorio siriano i suoi alleati come la Russia, milizie e attori non statali armati; mentre l’Iran entra direttamente nel teatro siriano attaccando “cellule di gruppi terroristi” nel nord della Siria, salvo bombardare anche la città di Erbil in Iraq (affermando di aver colpito un quartier generale di spie, nei pressi del consolato Americano).
Per quanto riguarda gli aiuti nella zona Nord-Ovest non controllata dal regime, è stato rinnovato per altri sei mesi il permesso di ingresso degli aiuti umanitari attraverso il gate di Bab al-Hawa.

Libano

Il Paese si conferma un unicum in tutta la regione in questo periodo burrascoso, tanto da arrivare ad essere colpito nel cuore della sua capitale, nel quartiere di Dahyeh, da parte di un attacco israeliano e con la parte meridionale del Paese messa a ferro e fuoco.
Non sembra però esserci una reazione condivisa da parte delle Istituzioni e della popolazione se non il desiderio comune di voler evitare il peggio attraverso un’escalation che sarebbe impossibile da affrontare qualora si verificasse.
Le calamità meteorologiche invernali, d’altro canto, hanno ulteriormente provato tutto il Libano, raggiungendo il massimo della devastazione nella zona più remota e dimenticata: l’Akkar. La regione più a nord del Paese, con la più alta concentrazione di rifugiati siriani, ha visto inondati ed evacuati centinaia tra campi profughi, siti abitativi isolati e villaggi con enorme disagio per le migliaia di persone che vivono in condizioni disumane da diversi anni.

Leggi tutto...

Situazione attuale

Siria

Attualmente ci troviamo di fronte ad un Paese che, dopo 13 anni di guerra civile, rimane alle mercé delle mire e iniziative militari degli attori che la circondano.
Quella che era considerata, in maniera eloquente, guerra nell’ombra, mossa da Israele sul territorio siriano, è diventato un teatro bellico a senso unico attraverso cui si cerca di colpire obiettivi iraniani e alleati di quest’ultimo, rendendo di fatto la Siria terra franca da devastare in maniera impunita per i propri interessi militari.
Non è molto diversa la situazione a nord, dove la Turchia ha condotto un bombardamento esteso nell’aria che interessa Afrin, Kobane, Qamishli e Amuda (colpendo anche nel Nord dell’Iraq), con l’intento di sgominare obbiettivi militari curdi ma, in realtà, bersagliando indiscriminatamente civili e infrastrutture vitali per l’area come presidi ospedalieri.
Inoltre, si registra un intensificarsi degli arresti, deportazioni e violazioni nei confronti dei siriani presenti in Turchia, non solo rifugiati, ma anche siriani che sono in possesso di una regolare (cosiddetta) protezione temporanea a cui si ha diritto in Turchia.
La Giordania, dal canto suo, completa questo quadro di accerchiamento avendo intensificato le sue operazioni di contrasto al traffico di droga che si traducono in scontri armati con i contrabbandieri al confine e bombardamenti in territorio siriano.

Libano

Il Libano chiude un anno critico che, seppur in linea con la sua inerzia negativa, ha subito un’accelerazione poco rassicurante per il suo futuro, dovuta al conflitto, ormai regionale, che si è sviluppato in Palestina e che interessa ormai tutta la parte meridionale del Paese dei Cedri.
Risulta difficile restituire un’istantanea esaustiva della situazione sul campo che renda giustizia all’angoscia, alla distruzione e alle vittime che sta seminando il combattimento armato, procurando un’ondata di oltre 75.000 sfollati interni con attacchi che bersagliano deliberatamente obiettivi civili.
Doveroso è rimarcare il trauma che rivive sia la popolazione locale, che richiama alla mente lo spettro dell’invasione del 2006, sia quella rifugiata che è fuggita dalla guerra civile siriana e ora si ritrova a correre ai ripari in un ambiente tendenzialmente ostile.
Ostilità rinnovata anche in occasione del Global Refugee Forum 2023 tenutosi a Ginevra in cui è intervenuto il Primo Ministro ad interim Libanese Najib Mikati che ha ribadito la posizione chiara e netta in favore del ritorno dei Siriani nel proprio Paese di provenienza e dell'adozione di misure affinché questo avvenga (nonostante l'evidenza dimostri già l’operatività di queste misure).
In ultima istanza, il fenomeno migratorio non si arresta sia in entrata dalla Siria che in uscita via mare dove, in questo periodo invernale, è tornata in auge la rotta più breve che punta dal Libano a Cipro.

Leggi tutto...