Il Cile dall’Estallido Social al trionfo dell’ultradestra

“Se Pinochet fosse vivo voterebbe per me”. Questa frase, da sola, basterebbe per descrivere la portata di quello che è successo in Cile domenica 14 dicembre 2025, giorno delle ultime elezioni presidenziali. A pronunciarla, qualche anno fa, nel 2021, fu José Antonio Kast, che oggi è il nuovo Presidente della Repubblica del Cile1.

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A Ginevra, durante il Forum Sociale del Consiglio Diritti Umani dell'ONU (30-31 ottobre 2025), una rappresentate della Comunità Papa Giovanni XXIII è intervenuta richiamando l’attenzione sulla situazione del popolo Mapuche in Cile, che ancora oggi affronta sfide profonde nel vedere riconosciuti la propria identità culturale, i propri territori e le proprie conoscenze tradizionali, denunciando le criticità ancora presenti: la scarsa comprensione delle usanze e della visione del mondo mapuche da parte delle istituzioni, e la criminalizzazione di chi difende la propria cultura e la propria terra. L’educazione può e deve diventare uno spazio di incontro, capace di custodire la memoria collettiva, valorizzare la diversità e trasmettere conoscenze antiche alle nuove generazioni. Solo un’educazione radicata nel rispetto e nel dialogo può contribuire a costruire società più giuste, inclusive e sostenibili. Per vedere il video completo con tutti gli interventi:

Mercoledì 24 settembre a Ginevra, durante la 60ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, si è svolta la tavola rotonda annuale dedicata ai diritti dei Popoli Indigeni, dal titolo "Diritti dei popoli indigeni nel contesto di una giusta transizione verso sistemi energetici sostenibili, anche in relazione ai minerali critici".
I rappresentanti di APG23 sono intervenuti portando la voce di chi subisce le conseguenze di modelli di sviluppo ingiusti. In nome della transizione energetica, vengono realizzati grandi progetti che distruggono l’ambiente, compromettono la biodiversità e alimentano nuove disuguaglianze.

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In Cile un’attivista Mapuche è scomparsa misteriosamente in circostanze sospette, riaccendendo il dibattito sulla persecuzione dei difensori delle terre ancestrali. La sua comunità chiede giustizia, mentre le indagini procedono tra silenzi e incertezze.

 L’8 novembre 2024, Julia Chuñil Catricura, leader e attivista Mapuche di 72 anni, esce di casa in cerca di alcuni animali insieme al suo cane Cholito, su una collina nei pressi di Máfil, Regione de Los Ríos, nel centro-sud del Cile. Da allora di lei non si hanno più notizie.

Julia Chuñil è la Presidente della comunità indigena Putraguel, dove si è distinta per la sua lotta per i Diritti ambientali, in particolare per la protezione di circa 900 ettari di foresta nativa. Proprio la difesa della terra della sua comunità le è valsa numerose minacce e vessazioni, andate avanti per anni. Come riportano numerose testate locali, il terreno rivendicato dalla comunità Putraguel è stato, infatti, oggetto di contesa con un imprenditore locale interessato alla vendita del legname, discendente di uno dei più noti coloni tedeschi del XIX secolo, nonché beneficiario del processo di acquisizione delle terre sotto la dittatura di Pinochet.

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