Contesto Generale

La guerra civile siriana, iniziata del 2011 e durata quasi 15 anni, ha lasciato un Paese devastato.
La gran parte delle infrastrutture sono state danneggiate e più di metà della popolazione è stata forzatamente sfollata dai propri luoghi d’origine, costretta a trovare rifugio prevalentemente in Turchia, Libano e Giordania, o in altre zone interne alla stessa Siria.
Dopo l'8 dicembre 2024, con la caduta del regime di Bashar al-Assad, la Siria è entrata in una fase di transizione nuova ed estremamente fragile. Il Paese emerge con fatica da oltre cinquant'anni di potere dittatoriale, ora dovrà ricostruire integralmente le istituzioni in una società profondamente lacerata da tensioni etnico-confessionali, esasperate dalla guerra.
La popolazione vive in condizioni drammatiche: le attività commerciali sono in grave crisi, la distruzione delle infrastrutture civili e la frammentazione del territorio, ancora soggetto a ingerenze esterne, rendono il ritorno dei profughi una sfida complessa: chi rientra spesso non trova più la propria casa o si scontra con un clima di diffidenza e possibili vendette private.
La popolazione siriana osserva il futuro con un misto di speranza e preoccupazione, temendo un nuovo coinvolgimento diretto nei conflitti che stanno interessando l’intero medio oriente.
Il Paese attraversa una fase di transizione complessa e fragile, segnata da una lenta ricerca di normalizzazione.
Si assiste anche ad un rapido consolidamento del potere da parte del governo di Damasco.
La povertà estrema, l'assenza di infrastrutture e la mancanza di lavoro sono le sfide principali.
Molte famiglie, rientrate dal Libano, faticano a ricostruire casa e ad avviare attività, valutando spesso una nuova emigrazione per ripagare i debiti (molte stanno addirittura pensando di tornare in Libano per cercare lavoro).
Esiste una forte tensione percepita dalle minoranze, ma anche esempi virtuosi di integrazione interreligiosa.

Qusayr

La città di Qusayr è situata nel Governatorato di Homs, nella Siria occidentale.
Si trova a soli 15 km circa dal confine con il Libano (zona della Valle della Bekaa) ed è posizionata lungo la direttrice che collega la capitale Damasco alle città costiere di Tartus e Latakia, questi ultimi territori storicamente legati alla minoranza alawita e al precedente regime.
Prima del conflitto, Qusayr era un esempio del mosaico confessionale siriano, abitata da circa 30-40 mila persone. La maggioranza della popolazione era composta da musulmani sunniti, ma con una significativa e storica presenza di cristiani (circa il 10-15%, tra cattolici e ortodossi).
Nei villaggi rurali circostanti era presente anche una componente di fede alawita e sciita.
La città è stata teatro di una battaglia ferocissima nel 2013, che portò alla sua quasi totale distruzione e allo sfollamento di massa della popolazione sunnita verso il Libano (Arsal e Akkar).
Per anni, la città è rimasta sotto il controllo ferreo delle milizie di Hezbollah e delle forze governative, diventando una "città fantasma" per gran parte dei suoi abitanti originari.
Oggi l'area di Qusayr vive una fase di estrema incertezza e trasformazione.
Con la caduta del regime di Assad, le milizie straniere che controllavano l'area si sono in gran parte ritirate o rimescolate. Questo ha aperto uno spiraglio per il ritorno dei profughi dal Libano, ma la situazione resta tesa per il rischio di faide locali tra chi è rimasto (spesso minoranze protette dal vecchio regime) e chi rientra (spesso la maggioranza sunnita che fu espulsa).
L'area soffre di una paralisi economica totale. Le infrastrutture agricole e i sistemi di irrigazione sono distrutti o obsoleti. Manca l'elettricità costante e l'accesso ai servizi sanitari è minimo.
Essendo la "porta d'ingresso" per chi torna dal Libano, l'area è soggetta a un flusso costante di persone che cercano di verificare lo stato delle proprie abitazioni, spesso trovando solo macerie.
Qusayr è dunque oggi un "laboratorio" per la convivenza, la sfida principale è la ricostruzione del tessuto sociale.