Situazione attuale e Attività volontari/e

Secondo il rapporto di Refugee Support Aegean (RSA) e le stesse ammissioni del Ministero per la migrazione e l'asilo, Creta è diventata la principale porta di accesso in Grecia con il 70% degli arrivi. Sull'isola le condizioni sono pessime e non risulta sia stato attuato alcun tentativo di implementare l'accoglienza.

Lo stesso rapporto cita dati della Guardia costiera ellenica, nei quali emerge che la maggior parte delle persone in movimento proviene dal Bangladesh, dal Sudan e dall'Egitto e tra loro è presente un consistente numero di minori. RSA riporta anche la testimonianza della Croce Rossa, che ha documentato segni di percosse, ustioni, ipotermie e disidratazione tra le persone giunte a Creta.

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Nel mese di giugno la novità più sensibile per quanto riguarda le persone in movimento è stata l’entrata in vigore del nuovo patto sulla migrazione e l’asilo dell’Unione Europea. Il Patto ha allarmato molto tutte le organizzazioni che si occupano di Diritti Umani poiché le nuove norme mineranno il Diritto d'asilo, facilitando ai Governi la possibilità di fare valutazioni affrettate delle richieste di protezione, limitando le garanzie nelle procedure di asilo e aumentando la frequenza e la durata della “detenzione” delle persone richiedenti asilo. Inoltre le dieci norme introdotte consentiranno anche il trasferimento dei migranti verso "Paesi terzi sicuri". Il provvedimento però, a differenza di quanto dichiarato dalla Commissione Europea, non risolve il peso sproporzionato che grava sulle nazioni di frontiera, ma permette agli Stati di finanziare barriere anziché forme di accoglienza per le persone in movimento.

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Che si tratti di teoria o di pratica i Diritti delle persone in movimento, e delle organizzazioni a loro solidali, continuano inesorabilmente ad assottigliarsi.

Il 15 maggio gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno approvato una dichiarazione politica sulla migrazione con l’esplicito intento di diminuire le tutele nei confronti dei migranti, di cui gli stati nazionali avrebbero “l’innegabile Diritto sovrano di controllare l’ingresso e il soggiorno”. Tra i punti più controversi spicca un preoccupante allentamento della protezione contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti nei casi di rimpatrio verso Paesi ritenuti poco sicuri sotto questo aspetto.

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Il mese di aprile si è aperto con una doppia tragedia in mare. Il 1° aprile diciotto persone sono annegate al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia, dopo il naufragio del loro gommone diretto in Grecia. Nel frattempo, a largo dell’isola di Lampedusa, la guardia costiera italiana raggiungeva un barchino partito dalla Libia con a bordo 80 persone, da giorni alla deriva a causa della rottura del motore e delle pessime condizioni meteo. Tra i corpi semi congelati e tremanti per il freddo, c’erano 19 cadaveri, morti per ipotermia durante la traversata. Alla vigilia di Pasqua un’imbarcazione proveniente da Tajoura (Libia), si è ribaltata a causa delle condizioni meteo avverse. Il bilancio è terribile: solo 32 sopravvissuti, 71 dispersi e 2 corpi recuperati. Le acque libiche continueranno a restituire corpi per tutto il mese a testimonianza dei continui naufragi conseguenza del maltempo, della crudeltà dei trafficanti e della mancanza di un sistema europeo di ricerca e soccorso.

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Durante il mese di marzo, gli arrivi via mare in Grecia sono stati in diminuzione rispetto all'inizio del 2026, in linea con quanto avvenuto anche negli anni precedenti. Secondo quanto riporta ABR, sulle isole greche vicine al confine con la Turchia sono arrivate 436 persone a bordo di 17 imbarcazioni, mentre a più di mille persone è stato impedito di arrivare a seguito dell’intercettazione da parte della Guardia Costiera turca.
A dieci anni dall’accordo tra Unione Europea e Turchia per fermare la cosiddetta “crisi migratoria” impedendo la partenza dalle coste turche di persone in movimento dirette in Europa, diverse organizzazioni internazionali hanno denunciato l’aumento della militarizzazione del mare e delle isole, un crescente uso della violenza e dei respingimenti illegali per evitare gli arrivi sulle coste europee, e l'aumento degli arresti arbitrari di persone in movimento. Per questa ragione, passare dalla Turchia è diventato sempre più costoso e complesso e così, soprattutto nel corso del 2025, la rotta che collega la Libia Orientale a Creta è emersa come la più utilizzata.

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