Situazione attuale

Dal 23 dicembre 2023 le possibilità di raggiungere Atene dal campo profughi di Ritsona si sono quasi azzerate: non sono più presenti autobus per raggiungere la città. Ad oggi, infatti, sono disponibili solo taxi informali che hanno un costo di circa 20 euro andata e ritorno a persona.
Il campo di Ritsona si trova a nord di Atene, a 12 km dalla città più vicina, Chalkida, e a 75 km da Atene. Fino a un mese e mezzo fa i residenti potevano accedere ai mezzi di trasporto pubblico dal campo o dalle sue vicinanze e raggiungere l'ospedale di Chalkida ed accedere agli altri servizi urbani; oggi però l’unico autobus che passa nei pressi del campo va solo in direzione Thiva, un altro centro urbano che dista 20 km dal campo.
Rimane il servizio scuolabus per i bambini residenti del campo che frequentano la scuola.
Le persone più o meno regolarmente devono recarsi ad Atene sia per visite prescritte dal medico del campo presso ospedali e cliniche della capitale, sia per le interviste per il permesso d’asilo e gli appuntamenti legali. Alla luce del fatto che per i primi 6 mesi di permanenza al campo non viene offerta nessuna possibilità di accesso al mercato regolare del lavoro, sono in poche quelle che possono permettersi di pagare il taxi per recarsi agli appuntamenti, che quindi vengono posticipati o cancellati.
Impedendo ai residenti del campo (3.500 persone circa) di recarsi ad Atene, si nega loro di accedere a servizi sanitari e legali, violando Diritti come quello alla salute e all’asilo.
Non solo, viene negato anche l’accesso agli stimoli e servizi della città, quali per esempio le mense sociali e i negozi di vestiti, che non sono presenti nell’area di Ritsona.
Questo impedisce alle persone di vivere una vita dignitosa e le priva di molte opportunità, anche di socializzazione.
Questa ghettizzazione si somma alle già difficili condizioni di vita all’interno del campo, aumentando ulteriormente lo sconforto e la frustrazione delle persone e rendendo ancora più difficile la loro esistenza.
Negli ultimi due mesi si sono, infatti, verificati molti episodi di violenza, durante i quali più persone sono state accoltellate e ferite gravemente. I residenti raccontano che la sicurezza del campo non interviene e i servizi di pronto soccorso, polizia e ambulanze, pur allertati velocemente, arrivano dopo molte ore.

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Situazione attuale

Il 20 dicembre gli eurodeputati dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno raggiunto un Accordo sulla riforma del sistema migratorio europeo. La riforma prevede controlli più severi ai confini UE, centri di rimpatrio vicino alle frontiere e un meccanismo di “solidarietà” obbligatorio tra i paesi dell’Unione per aiutare quelli sottoposti a una maggiore pressione migratoria. Altri punti salienti del patto includono: il rafforzamento delle deportazioni, l'abbassamento dell'età di detenzione delle persone a 6 anni per le famiglie appena arrivate, le procedure di screening per rafforzare le misure di detenzione alla frontiera e la possibilità per gli Stati membri di pagare 20.000 euro per ogni persona che decidono di non accogliere.
L’obiettivo dell’UE è di completare l’iter prima delle elezioni europee del giugno 2024.
Cinquanta organizzazioni per i Diritti Umani hanno firmato una lettera aperta criticando severamente la riforma, affermando che essa instaurerà un "sistema crudele" per la gestione dei richiedenti asilo, normalizzando la detenzione arbitraria e l'espulsione verso Paesi in cui i migranti sono a rischio di subire "violenze e torture”.

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Situazione attuale

A novembre sono continuati numerosi sbarchi sulle isole dell’Egeo, in particolare Lesbo e Kos: sono state registrate ufficialmente 139 barche giunte sulle coste delle isole greche con a bordo 4.071 persone. Rispetto al mese di ottobre, gli arrivi sono diminuiti del 36,6%, ma se comparati allo stesso mese del 2022, gli arrivi sono aumentati del 117%. Dai dati forniti dalla ONG Aegean Boat Report, sono stati registrati 70 respingimenti illegali nel Mar Egeo da parte della guardia costiera greca, che hanno interessato 2.064 bambini, donne e uomini in movimento. Alcuni di questi, già giunti sulle isole, sono stati arrestati e forzatamente respinti in mare. La guardia costiera turca ha recuperato 5.041 persone alla deriva e, nel 40,2% dei casi, si trattava di persone che avevano già subito un respingimento illegale in mare da parte della guardia costiera greca. Questi casi di respingimenti illegali nel Mar Egeo eseguiti dalla guardia costiera greca costituiscono una violazione diretta non solo della legge greca, ma anche del Diritto Internazionale, delle leggi marittime e dei Diritti Umani. Le pratiche di respingimento forzato e illegale in mare sembrano essere ormai una prassi consolidata del Governo greco. Sebbene gli Stati abbiano il dovere di fornire assistenza in mare, le persone che attraversano l’Egeo in cerca di protezione sono regolarmente vittime di mancata assistenza e violenza nelle acque territoriali greche sotto forma di detenzioni informali, privazione dei beni personali e ricollocazione forzata su gommoni di salvataggio senza motore, per poi essere abbandonate alla deriva nelle acque turche.

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Situazione attuale

Anche ad ottobre sono continuati numerosi gli sbarchi nelle isole dell’Egeo. Sono state registrate 233 imbarcazioni arrivate sulle coste greche, per un totale di 6.417 persone sbarcate. Rispetto a settembre 2023, si assiste a un decremento del 39,4%, ma la comparazione con il 2022 è sconcertante: rispetto ad ottobre 2022, gli arrivi sono aumentati del 287%.
Il report dell’ONG Aegean Boat Report riporta anche il crescente ricorso a pushback illegali; numerose persone hanno dichiarato all’Associazione di essere sbarcate sulle isole greche e poi forzatamente ricollocate sulle barche e respinte in mare in direzione delle coste turche.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

A inizio ottobre abbiamo salutato le ultime volontarie che sono rientrate in Italia, dopo aver dato un contributo prezioso nei mesi precedenti.
Uno degli ultimi impegni è stato aiutare uno dei ragazzi sopravvissuti al naufragio di Pylos a rimettersi in contatto con suo fratello, di cui non aveva più notizie da qualche giorno. Il fratello era in viaggio a piedi lungo la c.d. rotta balcanica, dalla Siria verso l’UE. Si erano persi i contatti mentre si trovava all’altezza della Bulgaria. Grazie alla collaborazione e all’amicizia con volontari e volontarie del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino che opera in Bulgaria da giugno 2023, le volontarie sono riuscite a mettere in contatto il ragazzo con il fratello in Bulgaria, scoprendo che si era fermato per motivi di salute ed era stato soccorso da una famiglia bulgara. Poco tempo dopo, però, è stato rimpatriato in Turchia e successivamente respinto nuovamente in Siria.
Ottobre ci ha visti impegnati nella formazione dei tre nuove/i volontarie e volontari del progetto Corpi Civili di Pace, che partiranno a metà novembre per rimanere sul campo un anno. La formazione è stata un percorso importante non solo per permettere loro di partire con più consapevolezza, ma anche per ribadire i punti cardine del progetto in Grecia: condivisione, monitoraggio e denuncia delle violazioni dei Diritti Umani, lavoro di rete; questi sono i punti fondamentali che accompagneranno lungo questo anno e quelli a venire le persone che si impegneranno nel progetto in Grecia.

Situazione attuale

Il numero di persone in arrivo sulle isole dell’Egeo continua ad essere molto elevato: nell’ultimo mese sono state 10.593, quasi il doppio rispetto al mese di agosto. La situazione sulle isole risulta particolarmente critica e per questo proseguono i massicci trasferimenti di persone presso i campi situati sulla terraferma, nei quali si registra un conseguente aumento di tensione.
La conversione del campo di Ritsona in Closed Controlled Access Center (CCAC) è ormai completa: nella seconda metà di settembre sono stati attivati i tornelli che consentono l’ingresso e l’uscita delle persone solo mediante l’apposizione, presso gli appositi lettori, dell’impronta digitale e del documento attestante lo status di richiedente asilo.
L’avvio dell’anno scolastico ha messo in luce l’impossibilità per alcuni bambini residenti nei campi di accedere al diritto all’istruzione: presso il campo di Ritsona, per esempio, non è stato ancora attivato il servizio di autobus che permette il trasporto degli studenti presso gli istituti scolastici.
Si segnala inoltre che quaranta superstiti del naufragio di Pylos hanno presentato ricorso contro tutti i responsabili presso la Naval Court del Pireo, denunciando le violazioni commesse delle autorità greche nella gestione del naufragio e chiedendo un'indagine effettiva sulle circostanze nelle quali lo stesso si è verificato.

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