Situazione attuale

Secondo l’Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Calamità (UNGRD), la difficile situazione climatica che il Paese sta vivendo da più di un anno sarebbe dovuta al fenomeno della Niña che, con buona probabilità, continuerà a provocare danni fino a febbraio, se non addirittura ad aprile, del 2023. E’ proprio questa situazione climatica ad aver prodotto una frana che ha causato un gravissimo incidente tra le regioni di Risaralda e il Chocó. Questo disastro ha fatto quasi 30 morti: tutti passeggeri di un autobus che è stato sommerso dalla terra e dal fango, mentre transitava sulla via principale. Per di più, le comunità indigena e contadina del municipio di Blanquita-Murrí sono rimaste isolate per giorni, a causa del cattivo stato in cui si trovava l’unica via che le collega a Frontino, la città più vicina nella regione di Antioquia.
Ad Apartadó è stato creato un nuovo gruppo di funzionari all’interno dell’ente “Unità di Restituzione di Terra” con la presenza del nuovo direttore, Giovani Yule, il quale ha assicurato di voler far fronte ai casi di corruzione, giunti alla cronaca proprio in questi mesi, a carico di alcuni precedenti funzionari dell’ente.
Questo mese si sono purtroppo contate altre vittime assassinate tra i leader sociali, come William Ferney Jimenez, firmatario dell’Accordo di Pace, ucciso a Mutatá in Antioquia, e Filadelfo Anzola, presidente della Giunta Comunale di San Pablo, nella regione del Bolivar, nonché membro di
Credhos (Corporazione Regionale per la Difesa dei Diritti Umani).
Rimane ancora complessa da leggere la situazione del territorio colombiano in relazione agli interessi delle imprese, soprattutto dopo che l’Agenzia Nazionale della Miniera ha dichiarato come ben 1.816 titoli di estrazione mineraria corrisponderebbero ad aree in cui non sarebbe permesso, per varie ragioni, questo tipo di attività.
Secondo la mappa elaborata dalla Defensoria del Pueblo sulla diffusione della guerriglia dell’ELN, si è determinato che questo gruppo sia presente in ben 22 regioni del Paese con azioni armate intermittenti o per il solo transito. I suoi componenti sarebbero dislocati soprattutto nelle regioni Norte del Santander, Antioquia, Chocó, Arauca, Valle del Cauca, Nariño e, a seguire, anche in altre regioni. Secondo le affermazioni del Difensore Nazionale Camargo, l’ELN agisce con caratteristiche molto differenti che vanno dal consolidamento e/o dall’espansione in certe zone, fino alla disputa del territorio con altri gruppi armati illegali. Per questo, diventa sempre più urgente la necessità di compiere ulteriori passi in avanti rispetto alla prospettiva, già ufficializzata, di aprire un processo di dialogo tra il Governo e l’ELN che sarà accompagnato dalla Chiesa Cattolica, tramite il suo rappresentante Monseñor Fabio Héctor Henao, delegato della Conferenza Episcopale Colombiana. Si è, infatti, conclusa la prima sessione di incontri tra il Governo e l'ELN a Caracas, con il possibile prosieguo a Cuba o in Messico per gennaio 2023.

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Situazione attuale

Il progetto ambizioso della “Paz Total”, voluto dal presidente Petro, sta prendendo piede soprattutto nella parte probabilmente più difficile e fragile che sono gli accordi di mobilitazione dei vari gruppi armati illegali presenti nel Paese. Proprio con la guerriglia dell’ELN sono di fatto già iniziati i preliminari di un dialogo che avverrà in Venezuela.
Il Governo colombiano ha firmato l’accordo di
Escazú, con il quale si sancisce l’accesso all’informazione, la partecipazione pubblica e la giustizia in materia ambientale in America Latina, altro passo molto importante per il diritto pubblico. Nel frattempo, nelle aree rese più pericolose dalla presenza di gruppi armati e dalle trame del narcotraffico continuano gli omicidi, come quello avvenuto per mano delle AGC nel Chocó, che ha causato la morte di due leader indigeni Embera di 29 e 23 anni, Francisco Sarco Pipicay e Carlitos Uragama Cano. Un’altra persona è stata assassinata a Ituango: si tratta di Carlos Andres Posada, leader della giunta comunale del posto. Il tema della centrale idroelettrica Hidroituango è tornato, in queste ultime settimane, alla ribalta dopo l’annuncio della possibile rimessa in funzione di alcune turbine che, come denunciato più volte dalle vittime e dagli attivisti del movimento Rio Vivos, potrebbe costituire una nuova minaccia per la popolazione civile del luogo. Nel 2018 si sfiorò la catastrofe: 15.000 persone furono costrette a sfollare per la distruzione di un tunnel dell’opera che inondò vasti territori. Drammatica anche la situazione del Darién, l’ultima parte dell’istmo del centro America che collega la Colombia a Panama, attraversata da migliaia di migranti, tra cui molti minori, che rischiano la vita in questo tratto di foresta estremamente pericoloso. Da gennaio di quest’anno, almeno 215.000 persone hanno attraversato, quasi il doppio rispetto allo scorso anno.
Nel mezzo di tanta resistenza e violenza, ancora una volta risalta il valore e la resilienza della Comunità di Pace che, a novembre, ha ricevuto altri due premi a livello internazionale. Il 10 novembre, l’Associazione Spagnola di Ricerca per la Pace (AIPAZ) ha assegnato alla Comunità di Pace di San José de Apartadó il riconoscimento “Francisco A. Muñoz” per il suo contributo alla costruzione della Pace. Il 28 novembre, l’Associazione delle Nazioni Unite spagnola (ANUE) ha consegnato il “Premio per la Pace 2022” alla Comunità di Pace di San José de Apartadó per la sua lotta per la Pace in Colombia.

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Situazione attuale

A distanza di poco più di due mesi dalla formazione del nuovo Governo del Presidente Petro, molte sono state le iniziative verso un possibile e più certo percorso di pace. Tra queste, la ricerca di dialogo da parte dello Stato con vari gruppi armati illegali, che ancora sono attivi nel Paese, per realizzare il piano di transizione destinato a concretizzare una “pace totale”. Da qui l’annuncio dell’Alto Commissario per la Pace, Danilo Rueda, attraverso il quale è stata reiterata la notizia dell’apertura delle negoziazioni con il gruppo guerrigliero dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), prevista per il mese di novembre. A questo ha fatto seguito un comunicato della dissidenza delle FARC-EP del “Bloque Occidental” con il quale il gruppo armato annuncia l’auspicabile cessate il fuoco multilaterale e un possibile dialogo con il Governo.
Nonostante gli sforzi, arriva dall’organo di giustizia transizionale JEP (Jurisdicción Especial para la Paz) un richiamo urgente al Governo per mettere in atto misure volte a proteggere la vita dei firmatari dell’Accordo di Pace del 2016. Citando alcune cifre della ONG Indepaz, si parla di 34 ex-combattenti delle FARC-EP uccisi nel 2022 e 82 massacri con 261 vittime.
Un’altra grave crisi umanitaria è rappresentata dalla rotta dei migranti che arrivano nell’Urabá per cercare di raggiungere il Messico o gli Stati Uniti, attraversando l’istmo che separa la Colombia da Panama. Per farlo devono correre innumerevoli rischi sia attraversando il mare, sia la foresta in quel tratto chiamato il “Tapón del Darién” dove molte persone perdono la vita, a causa dei pericoli insiti nella foresta e delle bande criminali che controllano questi passaggi. Giunti a Necoclí, a pochi chilometri da Apartadó, si rifugiano temporaneamente nelle spiagge in condizioni disperate, come il Vescovo di Apartadó, Monsignor Hugo Torres, ha testimoniato al SIR.
In mezzo a tante sfide e difficoltà, la Comunità di Pace di San José de Apartadó continua a essere esempio nonché motivo di stima e riconoscimento internazionale per il lavoro di resistenza pacifica e difesa dei Diritti Umani. Lo dimostra, ancora una volta, il Premio per la Pace 2022 consegnato dall’Associazione spagnola delle Nazioni Unite (ANUE) che ha “riconosciuto la lotta di questa comunità contadina per far cessare le dinamiche della guerra in Colombia, in una delle regioni storicamente colpite dalla violenza”.

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Situazione attuale

Nonostante l’impatto positivo dell’insediamento del nuovo Governo di Petro rispetto alle aspettative di un cambiamento alla radice sulle questioni più scottanti del Paese, in molte aree la violenza continua a mietere vittime e a generare sfollamenti forzati. L’impegno per il raggiungimento dell’uguaglianza sociale, i temi ambientali strettamente legati alle attività delle imprese minerarie e agroalimentari, la riforma tributaria sono tutti aspetti posti al centro dell’agenda politica, in un contesto che rimane tuttavia ancora fortemente complesso. Come descritto nel comunicato della Corporacion Juridica Libertad, diverse organizzazioni per i Diritti Umani e per la Pace hanno espresso la loro profonda preoccupazione in relazione agli ultimi scontri armati avvenuti soprattutto tra l’esercito regolare, l’ELN e la dissidenza delle FARC-EP. Questi combattimenti hanno generato una vera e propria crisi umanitaria, provocando la violazione del Diritto Internazionale Umanitario con gravi rischi per la popolazione civile, usata come scudo in mezzo agli scontri.
Durante la presentazione del libro ¿Del paramilitarismo al paramilitarismo? Radiografías de una paz violenta en Colombia, il sacerdote gesuita Javier Giraldo ha sottolineato come “le regioni in cui è stata fatta l’investigazione, evidenziano che c’è un ri–accomodamento o un certo rinnovamento del paramilitarismo”. La ricerca, svolta dall’Ufficio della Regione Andina della Fondazione Rosa Luxemburg di Berlino (FRL) e dall’Istituto Colombiano-Tedesco per la Pace (CAPAZ), non solo racconta la complessità del fenomeno del “paramilitarismo”, ma evidenzia anche le difficoltà incontrate nel condurre l’indagine, tanto che uno dei ricercatori ha dovuto lasciare il Paese, a causa delle minacce ricevute.
Attraverso un comunicato pubblico, anche la Comunità di Pace continua a denunciare la difficile situazione che i suoi membri e la popolazione rurale locale vivono nel territorio, a causa della presenza di gruppi armati illegali e delle minacce subite. Tra gli ultimi avvenimenti, il grave omicidio di un giovane contadino, avvenuto nel tardo pomeriggio del 23 settembre a poca distanza dalla stazione di Polizia di San José che è intervenuta solo il giorno successivo per recuperare il corpo della vittima.
Una notizia positiva è arrivata, invece, con la nomina di Gloria Cuartas a Direttrice dell’Unità per l’Implementazione dell’Accordo di Pace. In passato, Gloria Cuartas è stata sindaco di Apartadó dal 1995 al 1997 ed è considerata una donna di coraggio e spessore, ampiamente riconosciuta come difensore dei Diritti Umani.

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Situazione attuale

Il 7 agosto Gustavo Petro Urrego ha iniziato ufficialmente il suo mandato come Presidente della Repubblica di Colombia insieme a Francia Márquez, Vicepresidente. Con la coalizione “Pacto Histórico” sono riusciti a portare, per la prima volta nella storia, una politica di orientamento totalmente distinto da quello vissuto per secoli in Colombia.
Nei giorni precedenti al suo insediamento, Petro ha aperto le porte ai diversi ministeri nominando i nuovi protagonisti politici destinati a scrivere questa nuova pagina di storia politica colombiana. Tra i tanti nomi quello del ministro della difesa, Ivan Velasquez Gomez, riconosciuto avvocato che ha avuto il ruolo di giudice durante i lavori del Tribunale Permanente dei Popoli a Medellin lo scorso marzo 2021. Rangel Giovani Yule è stato invece nominato come direttore dell’Agenzia Nazionale di Terra: sociologo, psicologo, politico e leader indigeno del Cauca. A Danilo Rueda, riconosciuto difensore dei Diritti Umani e per anni direttore della Commissione Interecclesiale di Giustizia e Pace, accompagnata a suo tempo anche da Operazione Colomba, è spettato l’incarico come Alto Commissario per la pace. Una sfida, quella di Petro, che promette di arrivare alla “Paz Total” (Pace Totale). Come ribadito anche da Rueda durante il viaggio a Cuba per riprendere i contatti con la delegazione dell’ELN incarica di sedersi al tavolo delle trattative, il governo si vuole impegnare a realizzare e rispettare l’Accordo di Pace siglato nel 2016 con le FARC-EP e riaprire il dialogo con la guerriglia dell’ELN.
Ma molte di più sono le scommesse del nuovo governo rispetto all’ambiente, alla questione dell’estrazione mineraria, all’educazione, alla politica antidroga ecc. Questa prospettiva di apertura al dialogo ha avuto anche come immediata conseguenza la disponibilità di altri gruppi armati illegali, come ad esempio il Clan del Golfo, di cessare le ostilità ed entrare in dialogo con il governo.
Naturalmente siamo ancora agli inizi di questo cammino di “Paz Total” e, da come si può leggere nell’ultimo comunicato della Comunità di Pace pubblicato il 25 agosto, nella zona continuano ad essere presenti uomini armati legati alle AGC che mantengono il controllo territoriale attraverso estorsioni e minacce.
Anche i massacri non sono cessati, come quello accaduto il 23 agosto, nella regione del Putumayo, la cui responsabilità ricade, probabilmente, al gruppo armato illegale “Comandos de Frontera Bolivariano CDF-EB”, che ha provocato sei vittime.

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