Situazione attuale

Il 25 agosto 2026 ci ha lasciato Padre Javier Giraldo, un uomo, un sacerdote gesuita, ma soprattutto un instancabile difensore dei Diritti Umani. Un camminatore che ha percorso migliaia di chilometri per mettersi in ascolto delle vittime: nel Carmen y San Vincente de Chucurì, in Dabeiba, Cacarica, Curvaradò, Jiguamiandò, Trujillo, El Castillo, Puerto Esperanza, Medellin del Ariari, Villavincencio, San José de Apartadó, la Primera Linea in Cali e in tanti altri luoghi in Colombia. Ha sempre cercato il dialogo con i giovani, studenti e studentesse di varie Università che lo ascoltavano parlare del loro Paese, quello reale, che non appariva nelle notizie. Parlava a loro, e a tutti, dell’importanza della memoria, del non lasciare che venisse cancellata. Ha accompagnato comunità indigene, afrocolombiane e contadine, popolazioni urbane che, a seguito della violenza, si sono convertite in persone e comunità difensore dei Diritti Umani. Uno dei fondatori della Comisiòn Interreclesial de Justicia y Paz, coordinatore del Banco de Datos del Centro de Investigación y Educación Popular CINEP, membro della presidenza del Tribunale Permanente dei Popoli che nel 2021 emise a Bogotà la sentenza sul Genocidio politico, impunità e crimini contro la pace in Colombia.

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Situazione attuale

Nel mese di luglio il Presidente Gustavo Petro, durante un suo viaggio in Italia, ha incontrato il sacerdote Luigi Ciotti, fondatore e Presidente di Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie). L'incontro ha permesso di scambiare esperienze in materia di recupero dei beni della criminalità organizzata, di riforma agraria e di politiche di inclusione sociale. L'incontro rientrava nel programma ufficiale del Presidente che il 2 luglio lo ha visto riunirsi anche con Papa Leone XIV: nel corso dei colloqui è stato espresso compiacimento per le buone relazioni tra la Colombia e la Santa Sede, caratterizzate da una collaborazione positiva e costante tra la Chiesa e lo Stato per la promozione della pace, della riconciliazione e dell’unità nazionale come si legge nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede.

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Situazione attuale

La principale notizia nel mese di giugno è stata sicuramente l’esito del ballottaggio tra i due candidati alla Presidenza della Repubblica: Iván Cepeda del Pacto Historico e Abelardo De La Espriella del Movimento Defensores de la Patria, con la vittoria di quest’ultimo con il 49,6 % dei voti contro il 48,7% dell’aspirante Cepeda.

Dopo tre giorni dalle elezioni avvenute il 21 giugno, Iván Cepeda ha riconosciuto la sconfitta e ha accettato i risultati degli scrutini finali: “Lo faccio come un atto di responsabilità democratica. Lo faccio per contribuire alla convivenza, alla pace e al dialogo tra i colombiani. Lo faccio perché crediamo fermamente nella democrazia e siamo convinti che le differenze politiche si risolvano mediante la partecipazione dei cittadini” le sue dichiarazioni in una una intervista rilasciata alla BBC.

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Situazione attuale

Ha suscitato forte indignazione l’uccisione del giovane giornalista Mateo Perez Rueda, assassinato la prima settimana di maggio a Briceño (Antioquia) dal “Fronte 36” della dissidenza delle FARC-EP. Il giovane, che lavorava per il periodico El Confidente de Jarumal, era giunto sul luogo per alcune interviste vista la situazione difficile a causa degli scontri armati tra l’esercito ed il gruppo armato illegale come riferito dall’ONG Reporteros Sin Fronteras.

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Situazione attuale

Nella regione del Cauca e della Valle del Cauca si è registrata a fine mese un'escalation armata in una zona già teatro di un conflitto di lunga data.
Il momento più critico è stato l'attacco con esplosivi sulla strada Panamericana, a Cajibío, che ha causato (finora) 20 morti e più di 48 feriti, attentato che ha come presunto responsabile il gruppo dissidente delle FARC-EP comandato da alias Ivan Mordisco. Attraverso un comunicato pubblico, il Consiglio Regionale Indigeno del Cauca (CRIC), ha condannato con fermezza gli atti di violenza verificatisi nel comune di Cajibío, sottolineando che “l'installazione di ordigni esplosivi su una strada pubblica percorsa dalla popolazione civile (…) costituisce una grave violazione dei Diritti Umani e del Diritto Internazionale Umanitario”.

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