Situazione attuale

È proseguito nel mese di novembre il viaggio di alcuni rappresentanti della Comunità di Pace in Europa, dove hanno avuto la possibilità di incontrare la deputata del Parlamento Europeo Cristina Guarda, vicepresidente della delegazione per le relazioni con i Paesi della comunità andina (DAND), per esprimere la forte preoccupazione per le recenti minacce di morte contro i leader della Comunità.
Nel resto del Paese i combattimenti sono continuati sia tra i diversi gruppi armati illegali, sia contro la forza pubblica, mentre la violenza e lo sconcerto rimarcano la tragedia di un conflitto difficile da definire e per il quale pare non ci sia mai fine. Tra i tanti scontri armati avvenuti in questo mese il più drammatico è stato quello dell’esercito contro la dissidenza delle estinte FARC-EP, conosciuta come EMC (Estado Mayor Central) comandata da alias Ivan Mordisco nella regione del Guaviare, che ha portato alla morte di 25 guerriglieri, di cui però almeno sei erano minori. La Defensoria del Pueblo ha emesso un comunicato risaltando come il principio di umanità deve prevalere sulla guerra mettendo in forte discussione l’operato militare poiché il Diritto Internazionale Umanitario stabilisce limiti rigorosi nell’avviare delle ostilità quando siano presenti minori anche qualora abbiano perso il loro stato civile e siano stati obbligati a partecipare a dei combattimenti: “[…]nessun bambino, bambina o adolescente reclutato dovrebbe essere coinvolto in operazioni militari. Il semplice fatto che si trovino negli accampamenti dei gruppi armati illegali e abbiano perso lo status di civili per diventare combattenti, ovvero con funzioni di combattimento continuative, non giustifica la possibilità di un attacco”.

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Situazione attuale

Le continue tensioni politiche e militari interne ed esterne al Paese riflettono l’instabilità e complessità del progetto politico di Petro della “Paz Total”. Gli attacchi degli Stati Uniti sulla costa caraibica difronte al Venezuela a presunte barche che trasportavano droga e le accuse di Trump contro Maduro e Petro, qualificandoli come leader narcotrafficanti, aumentano la tensione a livello internazionale. Gli attacchi americani, già definiti dall’Alto Commissariato dell’ONU come esecuzioni extra giudiziarie, rappresentano una minaccia anche per la Colombia che è entrata nella fase pre-elettorale (il candidato per il Pacto Historico alle prossime presidenziali sarà Ivan Cepeda), un Paese nel quale continuano numerosi gli scontri a fuoco tra i diversi gruppi armati illegali e la forza pubblica. In particolare gli scontri tra la dissidenza del fronte 36 delle FARC e il Clan del Golfo (o EGC) mantengono una situazione di violenza impressionante causando, come nel caso di Briceño, in Antioquia, lo sfollamento di 22 villaggi con un totale di quasi 2.000 persone costrette a fuggire nel centro urbano della regione, generando una grave crisi umanitaria dovuta alle difficoltà di soccorrere questa moltitudine di persone.
Nel primo semestre del 2025, secondo il rapporto della ONG “Programa Somos Defensores”, sono stati assassinati 78 attivisti, praticamente uno ogni due giorni e mezzo. Ad essi si aggiungono 308 aggressioni a leader sociali, persone difensore dell’ambiente, popolazione contadina e indigena, attraverso minacce, sparizioni (14 persone), sfollamenti forzati (30 persone) e 22 attentati soprattutto nelle regioni del Cauca, Antioquia, Santander e Valle del Cauca: la maggioranza di questi delitti sono stati perpetrati da gruppi armati illegali.
Tra ottobre e novembre si sono recati in Europa, per raccontare e denunciare il difficile cammino per la pace in Colombia, alcuni rappresentanti della Comunità di Pace di San José de Apartadó. In particolare José Roviro Lopez, leader contadino e Difensore dei Diritti Umani e dell’Ambiente è stato presente all’Assemblea ONU dei Popoli a Perugia lo scorso 9 ottobre accompagnato da Operazione Colomba in collaborazione con la Rete italiana di Solidarietà Colombia Vive! e il Comune di Narni.
Durante la sua permanenza in Italia, José Roviro ha partecipato a numerosi incontri sia pubblici che istituzionali in varie città italiane: Narni, Assisi, Fidenza, Forlì, Parma, Pordenone, Padova, Mestre (Venezia), Vicenza, Rovereto, Cuggiago (Como), dove ha parlando di Diritti Umani, Giustizia e Nonviolenza. Il leader campesino è stato poi ospite a Ginevra dai membri dell’ufficio internazionale di advocacy dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che lo hanno accompagnato ad alcuni incontri bilateri con funzionari delle Nazioni Unite e a portare il suo intervento durante il dibattito generale della 12a sessione del Meccanismo di esperti sul Diritto allo sviluppo, con focus sul ruolo delle organizzazioni della società civile nella realizzazione del Diritto allo sviluppo a livello di base.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

Ottobre è stato un altro mese di intenso accompagnamento per i volontari/e di Operazione Colomba che, attraverso le azioni di protezione e monitoraggio, permettono ai membri della Comunità di Pace di continuare a svolgere le loro attività agricole e non solo. La situazione riguardo la sicurezza nel territorio rimane complessa e preoccupante come descritto attraverso l’ultima Costancia della CdP. La continua presenza di attori armati illegali negli spazi della Comunità e le minacce dirette ai suoi leader, mantengono l’allerta elevata e rimarcano la complessità della costruzione della pace in un tessuto sociale laddove gli interessi personali ed economici prevaricano sul Diritto alla vita e alla terra.
Si avvicina il tempo per la popolazione contadina della raccolta del cacao che speriamo possa essere fruttuosa anche se il clima estremamente piovoso preannuncia danni a questo tipo di coltivazioni oltre che aver causato ultimamente in varie regioni forti inondazione, come quella avvenuta nella regione limitrofa ad Antioquia, nel Chocò, dove oltre 20.000 famiglie sono state colpite a causa dello straripamento del fiume Atrato.
Infine un ringraziamento a Stefania che ha concluso il suo periodo di condivisione a San Josecito.

Situazione attuale

Il Ministero degli Esteri del Qatar ha annunciato a metà settembre la fine del primo ciclo di negoziazioni tra il Governo colombiano e il Clan del Golfo autodenominato EGG, con l’obiettivo di raggiungere una futura smobilitazione del gruppo armato illegale e la ricostruzione del tessuto sociale nel territorio. I municipi pilota in cui si inizieranno a sperimentare queste prime fasi dell’Accordo saranno Mutatà (Antioquia), Acandì, Belem de Bajirà, Riusucio y Unguia nel Chocò.

Proprio qualche giorno prima dell’annuncio dal Qatar, un’emergenza umanitaria ha colpito il sud della regione Bolívar con oltre 800 sfollati e 5.000 confinati a causa degli scontri tra l'ELN e il Clan del Golfo. La Procuradoría ha avvertito che quanto accaduto non è un fatto isolato, ma fa parte di un modello di violenza dove strutture armate illegali cercano di controllare corridoi strategici legati ad attività economiche illecite come il traffico di droga e l'estrazione mineraria illegale.

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Situazione attuale

Si apre una pagina sperata, ma carica ancora di molte incertezze, con l’annuncio da parte del Presidente Petro dell’apertura del dialogo con la struttura armata illegale delle EGC (Esercito Gaetanista de Colombia o Clan del Golfo) in Qatar.

Circa un mese dopo l’annuncio dell'avvio dei colloqui di pace con il Clan del Golfo, le organizzazioni etniche, sociali e per i Diritti Umani di Chocó hanno appoggiato tali dialoghi, ma hanno avvertito che la pace nel territorio sarà possibile solo se saranno garantiti la vita, la dignità e i diritti delle comunità nere, indigene e contadine, storicamente colpite dal conflitto.

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Situazione attuale

Due storiche sentenze sono state emesse nel mese di luglio dalle autorità giudiziarie colombiane. Il 23 luglio è stata resa nota la notizia della condanna a undici anni di prigione per sette ex dirigenti della multinazionale Chiquita Brands per associazione a delinquere. Lo ha deciso la giudice Diana Lucía Monsalve del Juzgado Sexto Penal di Antioquia all’interno del processo che vedeva imputati gli ex manager della multinazionale per i finanziamenti concessi ai paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) tra il 1997 e il 2004.

Lunedì 28 luglio, la giustizia colombiana ha dichiarato l'ex Presidente Álvaro Uribe (2002-2010) responsabile di corruzione in un procedimento penale e frode processuale. La giudice ha indicato che la sentenza sarà resa nota venerdì 1° agosto. È la prima volta che un ex Presidente colombiano viene sottoposto a un procedimento penale. Il caso risale al 2012, quando il senatore Ivan Cepeda dichiarò, davanti al Congresso, di sospettare il coinvolgimento dell'ex Presidente nella creazione del Bloque Metro delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), un gruppo paramilitare responsabile di massacri e omicidi. Uribe citò in giudizio il senatore Cepeda per presunta manipolazione di testimoni, il quale all'epoca stava preparando una denuncia contro di lui per presunti legami con il paramilitarismo. Lungi dall'indagare su Cepeda, la Corte Suprema ha avviato un procedimento contro Uribe per manipolazione di testimoni.

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