Situazione attuale
Per la prima volta nella storia recente della Colombia, il tema ambientale ha ottenuto uno spazio importante all’interno del Piano Nazionale di Sviluppo. Le questioni legate al cambiamento climatico e l’organizzazione territoriale in relazione alle risorse d’acqua sono alcuni degli aspetti inclusi che lo rendono nuovo.
A inizio mese, la località di Sumapaz, a Bogotà, è stata dichiarata dall’Agenzia Nazionale della Terra Zona de Reserva Campesina (ZRC), ovvero una forma di organizzazione del territorio, creata per legge nel 1994, che ha l’obiettivo di promuovere l’economia contadina e prevenire l’accaparramento delle terre al fine di sfruttarne le risorse. E’ la prima ZRC del Paese a ricevere l’atto di costituzione da parte dell’Agenzia Nazionale e del Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale. Sono circa 1.700 le persone beneficiarie della ZRC che garantirà la protezione del più grande pàramo del mondo e che “si converte in un riconoscimento alle lotte delle organizzazioni contadine […]”.
Nonostante gli sforzi del Governo nazionale nel ricercare negoziati di pace con i vari attori armati, gli omicidi a danno di leader sociali e difensori dei Diritti Umani continuano purtroppo ad essere una dura realtà che colpisce il Paese. Yolanda Perea, attivista afro-colombiana che difende i diritti delle vittime di violenza sessuale nel conflitto armato, afferma che non esiste ancora una politica per proteggere i leader sociali in Colombia: “è necessario iniziare a lavorare subito in profondità nella protezione dei leader sociali […]. Ogni qualvolta una persona esce con una denuncia, deve nascondersi per non morire”. Leyner Palacio, ex-membro della Commissione per la Verità, ha denunciato in questo mese di aver subito minacce di morte nei confronti suoi e della sua famiglia: “Ho molta paura e vado a nascondermi per non essere ucciso. Non voglio che vedano una bara, con il mio corpo all’interno, per essere stato ingiustamente assassinato e che questo fatto costituisca poi un nuovo atto d’impunità […]”.
Dall’inizio di quest’anno al 27 febbraio, l’Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (INDEPAZ) ha già registrato l’uccisione di 20 leader sociali: “le intimidazioni degli attori armati cercano di colpire i movimenti sociali e il reclamo dei diritti collettivi, oltre che di zittire le denunce per imporre una sorta di sensazione di tranquillità”. Inoltre, il 21 febbraio INDEPAZ ha pubblicato una cartografia riguardante la presenza dei gruppi armati nel Paese.



