Situazione attuale

“L’acqua è per la vita e non per il fracking”. Questa la frase che ha segnato la marcia, a inizio mese, di differenti comunità che si sono mobilitate nei territori per alzare la voce in difesa dell’acqua, del suolo e della vita. “Con certezza possiamo dire al Paese che continueremo il nostro impegno per chiudere il cammino al fracking perché questa è una bandiera di tutta la società per proteggere la natura, recuperare quanto perso e decarbonizzare”, queste le parole della Ministra dell’ambiente, Susana Muhamad.
A inizio mese si è concluso il quarto ciclo del Tavolo di Dialogo tra l’ELN e il governo nazionale con gli Acuerdos de Caracas.
Si è tenuta, sempre a inizio mese, la Settimana per la Pace, promossa dalla Chiesa colombiana e da varie organizzazioni, università e associazioni accomunate dall’impegno per la costruzione della pace.
Il 5 settembre il MOVICE (Movimiento Nacional de Victimas de Crimenes de Estado) ha denunciato, attraverso un comunicato pubblico, l’omicidio del giovane Johan Ferney Aguilar, figlio del leader Wilmer Aguilar. Le vittime erano querelanti tutelari (accionantes de la tutela) contro l’impresa Miranda Gold: “un attacco diretto verso coloro che hanno lottato instancabilmente per la difesa dei propri diritti e della terra di fronte agli interessi delle imprese che operano nella regione”.
Il 6 settembre a Bogotà, Act Chiesa Svedese e Diakonia hanno premiato le persone vincitrici del Premio Diritti Umani (DU) in Colombia con un’emozionante cerimonia.
Dopo quasi 7 anni dalla firma dell’Accordo di Pace con le FARC-EP e in seguito a insistenti chiamate dell’ONU e della comunità internazionale, il governo ha approvato il 7 settembre la politica pubblica di smantellamento delle organizzazioni criminali (includendo quelle denominate come successori del paramilitarismo e le sue reti di appoggio). L’obiettivo di questa azione è quello di contribuire alla non ripetizione delle gravi violazioni dei Diritti Umani e delle infrazioni al Diritto Internazionale Umanitario contro persone e comunità.
L’11 settembre è uscito il report globale elaborato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) relativo alle zone seminate di coca nel 2022. Le coltivazioni di coca in Colombia, per il secondo anno consecutivo, hanno raggiunto un massimo storico con 230.000 ettari seminati: un aumento del 13% rispetto al 2021.
La ONG “Global Witness” ha pubblicato il report relativo alle persone impegnate nella difesa della natura. La Colombia risulta essere, ancora una volta, il Paese più pericoloso al mondo per chi difende la terra e le sue risorse: “ancora una volta, i popoli indigeni, le comunità afrodiscendenti, i piccoli agricoltori e gli attivisti ambientali sono stati vilmente attaccati”.
L’11 settembre, attraverso un video registrato dalla comunità di Bocas del Manso nel Municipio di Tierralta (Cordoba), il Paese intero ha potuto constatare che uomini del Battaglione Junin della Brigata XI dell’Esercito hanno minacciato la popolazione civile, presentandosi come il gruppo guerrigliero dissidente delle FARC-EP. Il 20 settembre il Ministro della Difesa Velásquez ha raggiunto il villaggio per chiedere, a nome del capo del governo, scusa per quanto successo: “la presenza qui oggi è per esprimere il rifiuto da parte del governo di qualsiasi atto compiuto da qualsiasi membro delle forze dell’ordine che oltraggi le comunità”. Sono 10 i militari già destituiti dal servizio, tra i quali il comandante della Brigata XI con sede a Monteria. In concomitanza sono stati registrati più di 4.000 sfollati nella città di Tierralta, in movimento per timore di ripercussioni e per chiedere che siano attese le richieste delle comunità.
Il 25 settembre, la Coordinacion Colombia – Europa - Estados Unidos, rete nazionale di organizzazioni che difendono i Diritti Umani, ha pubblicato un comunicato dove si esprime la preoccupazione e la condanna per i gravi e reiterati attacchi perpetrati nelle ultime settimane contro la popolazione civile in varie regioni, menzionando anche l’incursione di un gruppo paramilitare nel centro comunitario di San Josecito presso la Comunità di Pace di San José de Apartadó: “Alla pace non si arriva con omicidi di civili, né con attacchi alla popolazione”.

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Situazione attuale

All’inizio del mese è stata davvero forte l’indignazione nel Paese per l’omicidio del leader indigeno Eduardo Timana, ex-autorità della riserva indigena Ket wala – Pradera Valle, parte del Nodo Suroccidente della Coordinaciòn Colombia-Europa-Estados Unidos, una rete che riunisce 292 organizzazioni sociali e di Diritti Umani.
Un’altra tragedia si è consumata nella zona rurale del municipio di Frontino, dove Rafael Mosquera, Patriarca della Comunità Negra dell’Alto de Murrì, ha perso la vita attraversando uno dei fiumi più copiosi d’acqua dell’area, in un luogo in cui mancano i ponti per permettere alla popolazione civile il passaggio in sicurezza. CONPAZCOL ha espresso grave sdegno per l’accaduto.
A inizio agosto si è tenuto l’evento di apertura del Comité Nacional de Participaciónde la mesa de diálogos de paz con ELN nel quale la Chiesa Colombiana, insieme all’ONU, monitora il cessate il fuoco. A questo proposito, le parole di Monsignor Monsalve sono state: “E’ ora di consolidare la pace e che lo Stato e la società interagiscano in partecipazione e democrazia”. Presente all’evento anche il sacerdote gesuita e difensore dei Diritti Umani Javier Giraldo. Il comitato è stato costituito per assicurare che la società civile sia parte attiva nel processo di pace con l’ELN. Il 14 agosto è poi iniziato a Caracas, Venezuela, il quarto ciclo dei dialoghi di pace tra il governo nazionale e l’ELN, che durerà fino al 4 settembre.
A fine mese, la Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) ha imputato a vari militari, tra cui il generale Mario Montoya, numerosi casi di falsos positivos nella regione di Antioquia. Il militare in ritiro è accusato di essere responsabile di 130 esecuzioni extra giudiziali. Secondo la JEP, la IV Brigata, con sede nella città di Medellin, esercitò pressioni per ottenere risultati nella guerra contro-insurrezionale e consolidò il messaggio di presentare “morti in combattimenti” come unico indicatore di esito per poter acquisire incentivi e ricompense.

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Situazione attuale

A inizio mese è apparso un video sui social media di un apparente nuovo gruppo armato illegale a Buenaventura, che minacciava un’ulteriore ondata di violenza contro un’altra struttura criminale.
Sempre a inizio mese è ripreso il dialogo di pace tra il governo nazionale e la dissidenza delle FARC-EP di Ivàn Mordisco, autodenominata Estado Mayor Central De las FARC-EP. Il dialogo era stato sospeso lo scorso maggio, dopo l’omicidio di quattro minori indigeni. Il governo ha nominato Camilo Gonzalez Posso, presidente di INDEPAZ, come coordinatore dei rappresentanti del governo per i negoziati. Nonostante ciò, a fine mese, si è registrata la morte di Salomé Usa Mosquera, bambina di 4 anni, e lo sfollamento di oltre 800 persone, tra le quali diverse famiglie indigene e contadine, proprio a causa di un combattimento tra la dissidenza e le forze militari.
Il 5 luglio, il Presidente colombiano Petro ha firmato il decreto 1117 attraverso il quale ha ordinato la sospensione delle operazioni militari e di Polizia contro la guerriglia dell’ELN, a partire dalla mezzanotte di giovedì 3 agosto fino al 29 gennaio 2024. Il cessate il fuoco concordato ha carattere nazionale e potrà essere prorogato, previo accordo tra le due delegazioni, durante il quarto tavolo dei negoziati che si terrà a Caracas. Il meccanismo di monitoraggio e verifica del compimento dell’Accordo è costituito dalla Forza Pubblica, dall’Alto Commissario per la Pace del governo colombiano, dai delegati dell’ELN, dalla Conferenza Episcopale Colombiana e dalla Missione di Verifica dell’ONU in Colombia.
L’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, su richiesta dell’Ambasciatore colombiano in Svizzera Gallón, appoggerà la Colombia per implementare le raccomandazioni della Commissione della Verità: la riforma delle forze di sicurezza e la protezione dei leader sociali sono alcuni dei temi in questione. A metà mese, durante il Consiglio di Sicurezza e il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, la situazione della Colombia è stata una delle più discusse a Ginevra. I temi trattati sono stati i passi avanti e i ritardi nell’implementazione dell’Accordo di Pace del 2016. Il commento di Juliette Rivero, rappresentante dell’Ufficio ONU in Colombia per i Diritti Umani, è stato: “è storico il sostegno all'approccio del governo sulle questioni in tema di pace”.
Nonostante ciò, continua purtroppo a crescere il numero di leader sociali, difensori dei Diritti Umani e firmatari dell’Accordo di Pace assassinati nel 2023. Tra questi, Fredy Campo Bomba, che in un documentario, girato nel 2018, disse: “Noi indigeni stiamo in tutto il territorio. Se ci state ascoltando, vi saluto. Vi invito a difendere il territorio, le entità pubbliche indigene, i nostri bambini e bambine e la nostra lingua. Perché verranno tempi difficili e ci tengono controllati per vedere chi parla più duramente, così da prendere delle misure per zittire le persone. Tutto questo è già stato deciso. Se ci ascoltate, vi invito a difendere il territorio.” (Fredy Campo Bomba, luglio 2018, riserva indigena di Pioyá).

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Situazione attuale

A causa dei gravi atti violenti che avevano coinvolto la guerriglia dell’ELN e i gruppi delle AGC in varie parti del Paese, lo scorso mese avevamo riportato la forte preoccupazione sollevata da diverse organizzazioni internazionali e nazionali. Purtroppo, anche il mese di giugno è stato davvero complesso, sia politicamente che per le violazioni in atto. Lo sfollamento sembra andare avanti senza sosta. In seguito a un “blocco armato” indetto dall’ELN, la Defensoria del Pueblo ha emesso lo stato di allerta per circa 5.000 persone, confinate all’interno del municipio di Nóvita nel Chocò.
Mentre, già nella settimana precedente, 600 persone erano state sfollate per via degli scontri armati tra il gruppo guerrigliero e le AGC.
Terribili anche l’omicidio di una minore di 12 anni, Alejandra Osorio Cárdenas, e l’attentato a due giovani della Comunità Indigena Wounaan, che si sono consumati sempre nell’area del Chocò. Purtroppo questo mese si riporta, inoltre, l’uccisione di Emiro Sanchez, un leader sociale di Monteria, sequestrato e poi assassinato mentre stava reclamando il suo diritto alla vita e alla terra, come esplicitato nel comunicato del 12 giugno dalla Unidad de Restitución de Tierra
A questo proposito, anche la Comunità di Pace di San José de Apartadó prosegue denunciando, attraverso i propri comunicati pubblici, come i gruppi delle AGC stiano continuando a controllare, minacciare e uccidere in tutto il territorio di San Josè.
Il governo attuale è stato, invece, attaccato da molte parti. In particolare, dopo essere stato accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti durante la campagna elettorale, centinaia di personalità si sono pronunciate con una lettera di appoggio al Presidente Petro per contrastare il supposto tentativo di “blando colpo di Stato” che si starebbe attuando nei suoi confronti. Tra i 370 firmatari, risalta il nome di Adolfo Perez Esquivel, Nobel per la Pace, che afferma “come, a distanza di un anno dall’elezione di Petro, il potere istituzionale, mediatico e l’apparato giuridico stanno operando per impedire le riforme e diffamare l’immagine del Presidente nello scenario internazionale” [...]. In mezzo a tanta confusione, risaltano alcune notizie positive: la costituzione di una Giurisdizione Agraria, da un lato e, dall’altro, il riconoscimento del campesino come soggetto politico di diritto in quanto “è urgente costruire la pace nelle campagne”, secondo quanto detto dalla Ministra dell’Agricoltura, Jhenifer Mojica. Un’ulteriore notizia positiva consiste nella chiusura del terzo ciclo dei colloqui di pace tra il governo colombiano e la guerriglia dell’ELN. Il processo di dialogo è avvenuto a Cuba e si è concluso con la firma degli accordi sul cessate il fuoco bilaterale e sulla partecipazione della società civile al processo.

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Situazione attuale

Sono tante le preoccupazioni e le incertezze legate alle modalità con cui il governo Petro può far fronte all’ambizioso progetto della “Pace Totale”, tra tanti ostacoli e situazioni drammatiche che, in alcune regioni, la popolazione civile è costretta a vivere, soprattutto a causa degli scontri armati tra i vari gruppi illegali presenti nel Paese. In particolare, le azioni offensive compiute in aprile dalla guerriglia dell’ELN sono state il doppio di quelle provocate in media ogni mese nell’ultimo anno, come riporta il Centro de Recursos para el Analisis del Conflicto. Tutto questo accade mentre a Cuba si sta sviluppando il terzo ciclo di negoziazioni tra l’ELN stesso e il governo.
All’inizio del mese, sono accaduti altri due fatti gravi, ripresi anche dal SIR. In primo luogo, si è verificato un attacco armato a due volontari internazionali spagnoli dell’International Action for Peace, che fortunatamente sono rimasti illesi, mentre stavano accompagnando a Barrancabermeja la Corporazione Regionale per la Difesa dei Diritti Umani (Credhos). Inoltre, l’opposizione ha tentato, fortunatamente fallendo, di modificare l’articolo 8 del Piano nazionale di sviluppo che “prevede l’obbligo per lo Stato di rispettare, diffondere e implementare le raccomandazioni della Commissione della Verità”.
La Comunità di Pace ha segnalato come, anche nel loro territorio, continuino a essere presenti gruppi armati delle AGC che rappresentano una minaccia per la popolazione civile.
Inoltre, in alcune regioni, nemmeno l’accordo sul cessate il fuoco bilaterale tra governo e dissidenza delle FARC ha avuto la meglio sul terrore. Infatti, nel Putumayo, la dissidenza di Ivan Mordisco ha assassinato 4 indigeni, tutti minorenni che, una volta reclutati dal gruppo armato, sono stati giustiziati perché avevano tentato la fuga.
Come conseguenza di questo grave delitto, il governo ha immediatamente sospeso il cessate il fuoco bilaterale con un decreto firmato dal ministro della Difesa Velasquez.
Secondo un documento della Fundacion Paz & Reconciliacion (Pares), in questi primi mesi dell’anno, sono avvenuti 58 casi di omicidio perpetrati a danno di leader sociali nelle seguenti zone: Cauca, Antioquia, Putumayo, Arauca e Valle del Cauca. Dall’insediamento di Petro ad oggi, sono 128 i leader uccisi e questo, secondo Pares, indica che, nonostante il piano di emergenza dello Stato per la difesa di queste persone, mancano ancora risultati e una serie di misure preventive che possano garantire la tutela delle loro vite.

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