Situazione attuale

Il 30 gennaio la forza pubblica ha ucciso in uno scontro a fuoco, nei pressi di Turbo, tre membri del Clan del Golfo (o AGC), tra cui Robirio Antonio Usuga Restrepo (alias 'Tripaseca'), capo della struttura armata illegale. Tripaseca era coinvolto nell’attentato perpetrato a inizio gennaio, vicino a San José di Apartadò, contro una pattuglia dell’Esercito Nazionale in cui perse la vita un soldato e altri 12 rimasero feriti.
Nonostante il cammino per la Paz Total voluta dal governo Petro sia denso di ostacoli, ad oggi si rafforzano gli accordi sul cessate il fuoco bilaterali ottenuti con i tre maggiori gruppi armati illegali presenti nel Paese, a dimostrazione che ancora esiste una volontà di risoluzione del conflitto attraverso il dialogo. In particolare, dopo la chiusura della sesta sessione di dialogo tra il Governo e l’ELN, a Cuba è stato raggiunto l’accordo di estensione del cessate il fuoco bilaterale per altri 180 giorni a partire dal 6 febbraio. Un altro punto concordato è stata la sospensione, in modo unilaterale e temporale, dei sequestri a carattere economico da parte del gruppo guerrigliero. Mentre la questione relativa alla liberazione di almeno 26 persone, che l’ELN sta tenendo tuttora sequestrate, è ancora sul tavolo. Il compimento degli accordi sarà monitorato dal Mecanismo de Monitoreo Verificación, mentre ad aprile inizierà il settimo ciclo di dialogo tra il Governo e l’ELN. Un altro passo in avanti è stato fatto a fine mese con l’emissione del “Comunicato Congiunto N.22”, attraverso il quale la delegazione dell’ELN ha annunciato la conclusione di un’ulteriore riunione a L'Avana con cui è stato ribadito l’impegno di proseguire nelle attività proposte dagli accordi.
Più difficile, invece, la via di sottomissione alla giustizia delle AGC, che hanno colpito duramente la Segovia, nel nord-est di Antioquia, con combattimenti e sfollamenti di civili. Le AGC avrebbero, inoltre, pubblicato un video con il quale annunciano una possibile escalation del conflitto. In risposta, il Presidente Petro ha dichiarato che “il vecchio paramilitarismo si reincarna nel nuovo, con appoggi in Antioquia e Cordoba. L’ordine dato dal Governo è chiaro: distruggerlo”.
Rasmus Hansson, deputato dei Verdi al Parlamento norvegese, ha candidato il Presidente colombiano Petro al Premio Nobel per la Pace 2024, affermando che il lavoro per la pace fatto dal leader è di “ispirazione” per il mondo.
Purtroppo anche questo mese un giovane leader e difensore dei Diritti Umani della regione del Chocò è stato assassinato: la scomparsa di Jackson Romaña è stata riportata con cordoglio dall’Agenzia ONU per i Diritti Umani.
Una notizia, che ha avuto eco anche a livello internazionale, è stata l’estradizione in Colombia di Salvatore Mancuso, ex capo paramilitare detenuto da 12 anni negli Stati Uniti per narcotraffico. Ora dovrà pronunciarsi di fronte alla Jurisdicción Especial para la Paz in merito ai vincoli tra politici e militari che hanno collaborato con le AGC. Mancuso si è, inoltre, impegnato a guidare le autorità nel recupero dei corpi delle vittime del paramilitarismo scomparse.
A fine mese, Juliette De Rivero, rappresentante dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani in Colombia, ha presentato il Report Annuale 2023 sulla situazione dei DU nel Paese.

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Situazione attuale

I dati riportati da Human Rights Watch (HRW) per l’anno 2023 raccontano di una Colombia che, nell’ultimo anno, ha avuto un incremento delle violazioni da parte dei gruppi armati illegali di una tale portata da essere riscontrata solo prima dell’Accordo di Pace del 2016.
L’aumento della violenza, attraverso anche il reclutamento minorile e i sequestri, è il riflesso di uno Stato che, almeno per alcune delle sue Istituzioni, non riesce ad essere garanzia di accesso alla giustizia e di controllo della legalità. A questo si sommano sacche di povertà, soprattutto nelle comunità afro discendenti e indigene, e un grande numero di gruppi armati illegali che si finanziano attraverso il narcotraffico. La stessa preoccupazione è stata espressa da Carlos Camargo, Difensore Nazionale della Defensoria del Pueblo, che ha richiamato il Governo a rispondere alle raccomandazioni espresse attraverso le note del Sistema de Alerta Temprana in cui viene segnalata la crescente presenza nei territori di gruppi armati illegali quali il Clan del Golfo, l’ELN e la dissidenza delle FARC.
E’ questo il quadro in cui si inseriscono tristemente nel nuovo anno atti di violenza come quello avvenuto i primi giorni di gennaio contro le forze dell’ordine in un villaggio vicino a Turbo, nel dipartimento di Antioquia. L’attacco, attribuito al Clan del Golfo, ha provocato la morte di un soldato, mentre altri 12 militari sono rimasti feriti.
Ma anche nei dintorni della Comunità di Pace di San José de Apartadó (CdP) non si vive in tranquillità. Lo dimostra la notizia divulgata dalla CdP secondo la quale alcuni paramilitari avrebbero tentato di uccidere un civile del villaggio della Victoria a San José de Apartadó.
Eppure è altresì importante rimarcare lo sforzo del governo Petro nel cercare la via della Paz Total attraverso il dialogo con l’Estado Mayor Central, il gruppo della dissidenza delle FARC. Tramite il Decreto 0016 del 14 gennaio, il cessate il fuoco è stato prolungato per altri 6 mesi. A questo si aggiunge la visita di Petro a Roma dove, in udienza privata con Papa Francesco, il Presidente colombiano ha proposto la Città del Vaticano come sede per la prossima fase di dialogo con l’ELN, prevista dopo le cinque sessioni svolte in Venezuela, Messico e Cuba.
Infine, degna di nota è stata anche la dichiarazione rilasciata in un’intervista dall’Alto Commissario per la Pace, Otty Patiño, secondo la quale ci sarebbe in atto una fase esplorativa per un possibile dialogo con il Clan del Golfo. Da un lato, si riscontra un lavoro complesso di ricerca della pace e, dall’altro, una quotidianità in cui la sicurezza, la libertà e la garanzia di rispetto dei Diritti fondamentali appaiono ancora molto lontane.

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Situazione attuale

La violenza, che pare non dia tregua e che riflette tutta la fragilità di un percorso alla ricerca di una vera pace, ha portato ancora dolore in molte famiglie colombiane. In particolare, l’assassinio di Phanor Guazaquillo Peña, leader indigeno Nasa della regione del Putumayo, molto noto e stimato, ha riempito di orrore tutti coloro che lo conoscevano, compresi i volontari e le volontarie di Operazione Colomba. Phanor era un governatore indigeno, impegnato nella difesa dell’ambiente e dei Diritti Umani, e faceva parte di Conpazcol (Associazione Comunità Costruendo Pace in Colombia).
Anche la regione del Cauca è stata colpita in questo mese da omicidi selettivi di leader e persone che difendono i Diritti Umani: ben 3 vittime in un massacro avvenuto a inizio dicembre.
In questo anno, secondo il report di Indepaz, sono stati 188 i leader sociali e i difensori dei Diritti Umani assassinati nel Paese, mentre sono stati 44 i firmatari dell’Accordo di Pace uccisi. Il panorama più preoccupante si registra nelle regioni del Cauca, di Antioquia, del Nariño e della Valle del Cauca.
Come sentenziato dalla Corte Costituzionale, lo Stato colombiano ha fallito nella protezione dei leader sociali. L’organo ha dichiarato incostituzionale la situazione attuale dove “c'è discrepanza tra la persistente, grave e generalizzata condizione di violazione dei Diritti Umani fondamentali a danno della popolazione che si batte per difenderli”.
Nel frattempo, il processo di pace tra il governo nazionale e l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) procede. Il quinto ciclo di colloqui di pace si è svolto a Città del Messico, dove le parti hanno raggiunto sei accordi che rafforzano l'impegno per la pace. Durante la chiusura di questo ciclo di dialoghi, il gruppo guerrigliero ha accettato di smettere di usare i rapimenti come mezzo di finanziamento.

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Situazione attuale

Nel mese di novembre si sono verificate situazioni davvero difficili per l’avanzamento del progetto di Paz Total messo in moto dal governo. Il primo grande intoppo ha riguardato il proseguimento del dialogo con l’ELN che ha subito una battuta d’arresto dopo il rapimento, da parte del gruppo guerrigliero, del padre di un famoso calciatore, Luis Diaz. Non meno problematico è apparso anche il dialogo con lo Estado Mayor Central (EMC) della dissidenza delle FARC-EP che, dopo solo 20 giorni dalla creazione del tavolo per le trattative, è stato interrotto per ordine di Ivan Mordisco, comandante del gruppo armato illegale. E’ stato però mantenuto in vigore il cessate il fuoco bilaterale.
Una notizia che porta un po’ di giustizia in mezzo a tanta sofferenza è la condanna a 30 anni e 8 mesi di carcere all’ex capo paramilitare Albeiro Manuel Gomez Martinez, per omicidio nel massacro in cui, il 21 febbraio del 2005, morirono 8 membri della Comunità di Pace di San José de Apartadó. In particolare, Martinez sarebbe stato l’autore materiale dell’uccisione di Natalia, bambina di soli 5 anni, che è stata decapitata con un machete. Il crimine è avvenuto con la complicità dell’esercito, come espresso nel comunicato della Fiscalía General de la Nación (Pubblico Ministero).
Il susseguirsi di violazioni dei Diritti Umani non lascia grande ottimismo in questa fine dell’anno.
Nonostante gli sforzi del governo di trovare soluzioni al conflitto, secondo il 35° rapporto semestrale della Missione di Appoggio al Processo di Pace (MAPP-OEA), si è protratta, durante tutto il 2023, una persistente violenza esercitata dai gruppi armati illegali contro i civili con minacce a gruppi etnici e reclutamento forzato.
Attraverso un comunicato pubblico, la Comisión Intereclesial de Justicia y Paz ha denunciato l’assassinio, avvenuto il 12 novembre, del leader sociale Daniel Rivas di Puerto Caicedo, noto per il suo impegno come difensore ambientale e presidente della giunta comunale. Secondo INDEPAZ (Istituto per lo Studio dello Sviluppo e la Pace), almeno 18 persone sono state uccise in pochi giorni in varie regioni del Paese, tra le quali Antioquia, Nariño, Huila e Cauca. A questo numero si aggiunge un’altra persona assassinata lungo la strada che porta da Apartadó a San José. Da inizio anno il numero di leader sociali e Difensori dei Diritti Umani uccisi in Colombia è salito a 157.
Complesso anche il tema della restituzione di terra alle vittime del conflitto, che l’avevano persa a causa della violenza. Infatti, molte delle persone impiegate nella Unidad de Restitución de Tierra denunciano minacce da parte di gruppi paramilitari nello svolgimento del loro lavoro.

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Situazione attuale

Attraverso un atto storico, che ha avuto luogo il 4 ottobre in Plaza de Bolivar a Bogotà, il governo colombiano ha chiesto, per la prima volta, pubblicamente perdono alle famiglie dei civili innocenti, che sono state vittime di oltre 6.402 esecuzioni extragiudiziali perpetrate dallo Stato. Questo fenomeno è conosciuto in Colombia come “falsos positivos”. “Questo non è un atto familiare, è un atto di un Paese che riconosce un grave errore, un grave crimine (…), di cui non solo ci vergogniamo, ma che siamo disposti a non ripetere”, ha assicurato il Ministro della Difesa, Iván Velásquez.
Nel Municipio Villa del Rosario, vicino alla frontiera con il Venezuela, alcuni antropologi forensi hanno dimostrato che, nel 2000, la popolazione contadina fu sfollata forzatamente e i suoi forni furono usati per far sparire cadaveri, al fine di eliminare le prove di centinaia di omicidi. Le parole del responsabile della Unidad de Búsqueda de Personas Desaparecidas, ente creato dopo l’Accordo di Pace del 2016, sono state: “Non è l’unico possibile forno utilizzato per cremare cadaveri (…), si continuerà a documentare di più”.
Il 5 ottobre, attraverso un comunicato pubblicato dalla Comisión Interecclesial de Justicia y Paz, è stato reso noto l’omicidio di Samuel Avendaño, leader e reclamante de tierras delle comunità di Apartadocito y Bracito. Avendaño stava reclamando il diritto alla restituzione della propria terra, dando visibilità al processo di sottrazione dei terreni e allo stato di sottomissione in cui si trovano le comunità che risiedono in zone di difficile amministrazione.
A causa delle elezioni amministrative e regionali tenutesi a fine mese, si è purtroppo assistito a un aumento della violenza politica nel Paese. La Misión de Observación Electoral ha, infatti, riportato l’omicidio di Maryuri Cárdenas Malagón, aspirante candidata al Consiglio di Mutatà (Antioquia) per il partito Gente en Movimiento. Il 16 ottobre, il governo ha firmato un cessate il fuoco bilaterale della durata di tre mesi con l’Estado Mayor Central delle FARC-EP. Nel frattempo, i combattimenti tra la guerriglia dell’ELN e il gruppo armato illegale delle AGC hanno causato un nuovo sfollamento di civili che ha colpito, in particolare, la comunità afrodiscendente Isla Cruz del río San Juan. Un altro preoccupante dato, segnalato dalla Procuraduría General de la Nación, è l’aumento del reclutamento giovanile da parte dei gruppi armati illegali in varie regioni del Paese.

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