Situazione attuale

Pare non abbia mai fine la violenza dei gruppi armati illegali nel Paese che anche in questo mese sono stati artefici di numerosi attacchi soprattutto contro la forza pubblica. Questo ha provocato una forte risposta da parte dell’esercito colombiano che con vari operativi contro la guerriglia dell’ELN e la dissidenza delle FARC-EP è intervenuta in diverse regioni quali Santander, Chocò, Nariño e Valle del Cuaca. La conseguenza di questi scontri ancora una volta pesa sulla popolazione civile che, come nel Nariño, ha provocato lo sfollamento di 400 famiglie indigene. A tal riguardo l'ONU ha presentato un nuovo rapporto sullo sfollamento e confinamento forzato in Colombia nel 2025: 695.000 persone coinvolte. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha dichiarato che nei primi due mesi dell'anno più di 55.000 colombiani sono stati sfollati dai loro territori, colpendo soprattutto le popolazioni vulnerabili e ancestrali.

Il Presidente Petro ha dato l’ordine di bombardare strutture armate del Clan del Golfo a Segovia, regione di Antioquia. Pesanti scontri armati si sono verificati tra l'esercito e i membri del Clan del Golfo anche in una zona rurale del comune di Mutatà, sempre nella stessa regione.

Gloria Cuartas, difensora dei Diritti Umani ed ex sindaca di Apartadó dal 1995 al 1997, è stata nominata direttrice della Unidad para las Vìctimas continuando comunque a mantenere l’incarico anche come Direttrice della Unidad de Implementaciòn del Acuerdo de Paz.

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Situazione attuale

Il progetto di Paz Total voluta dal governo Petro mostra quotidianamente difficoltà e fragilità nell’instaurazione dei Tavoli di dialogo con le parti armate illegali quali la dissidenza delle FARC-EP, la guerriglia dell’ELN e il Clan del Golfo (autoproclamato EGC). Mentre la crisi umanitaria nel Catacumbo, come raccontato il mese precedente, segue tra sfollamento e insicurezza generale per la popolazione civile, il governo ha annunciato un avanzamento nel dialogo con il Clan del Golfo dopo l’incontro con il suo massimo esponente Jobanis de Jesus Avila (conosciuto come Chiquito Malo). Questo non ha comunque impedito che nella cittadina di Turbo, vicina ad Apartadò, lo scorso 22 febbraio ci fosse uno scontro a fuoco tra la forza pubblica ed il Clan del Golfo.

Nello stesso tempo gli scontri armati, soprattutto tra l’ELN e il Clan del Golfo, si stanno estendendo in altre regioni quali il Chocò, confinante con Antioquia, da dove il Vescovo Monsignor Mario de Jesus Alvarez ha lanciato un allarme ed una richiesta di intervento internazionale a fronte di una crescente crisi umanitaria.

Attraverso attacchi alla popolazione civile e alla forza pubblica, con scontri armati e bombe, ed infine con l’annuncio a metà febbraio di uno “sciopero armato” di 72 ore nel Chocò, l’ELN sta portando caos e violenza in almeno 10 regioni del Paese per mostrare, si legge nell’articolo de El Espectador, la sua capacità di coordinamento nazionale. Tuttavia, il professore universitario Trejos, ha spiegato che, sebbene questa guerriglia voglia dimostrare di operare secondo una dinamica nazionale, la sua strategia di guerra ha diverse particolarità territoriali che definiscono le azioni dei diversi fronti di guerra.

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Situazione attuale

La Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) e l’Unità di ricerca di persone date per desaparecids hanno incontrato i primi resti umani in un terreno ubicato nella Comuna 13 a Medellin, noto come La Escombrera. Tra il 2002 e il 2003 operativi militari con l’appoggio di gruppi paramilitari uccisero e fecero scomparire i corpi di centinaia di giovani. Le loro famiglie da anni sono alla ricerca di sapere cos’è successo ai propri cari: una lunga battaglia, sostenuta da varie organizzazioni per i Diritti Umani, che segnalavano quel sito come un possibile luogo di interramento di oltre 500 corpi. Una lotta instancabile di centinaia di madri contro lo scetticismo e il negazionismo istituzionale: las cuchas tienen razón è la frase che risuona oggi in tutto il Paese in onore a queste donne. Il 23 gennaio, la conferma in un comunicato ufficiale da parte della JEP: “I reperti forensi recuperati a La Escombrera, corrispondono ad almeno quattro persone, tra cui una giovane donna. A La Escombrera, gli abitanti della Comuna 13 sono stati assassinati e i corpi fatti scomparire. Questa verità giudiziaria è inequivocabilmente supportata dalle prove documentate dalla JEP e dai dettagli del processo forense. Qualsiasi tentativo di metterla in dubbio o di suggerire il contrario non solo è infondato, ma anche offensivo nei confronti delle vittime e, soprattutto, socialmente immorale. Tutte le vittime presentano segni di violenza peri-mortem e ferite compatibili con proiettili d'arma da fuoco, in particolare colpi di grazia”.

Una gravissima crisi umanitaria sta colpendo la regione del Catatumbo, nel nord-est del Paese. Sono oltre 47.000 le persone sfollate a causa di scontri armati e, secondo il Ministero della Difesa, al momento 41 le persone uccise tra le quali minori, leader sociali e firmatari dell’Accordo di Pace.

Il Catatumbo è una regione strategica per essere frontiera con il Venezuela e per la presenza di coltivazioni illecite. I combattimenti in atto tra i vari gruppi armati illegali sono legati in particolare al controllo delle coltivazioni di coca, circa 30.000 ettari secondo i report dell'ufficio ONU contro la droga e il crimine. Nel mezzo della catastrofe umanitaria, il 26 gennaio il leader dissidente delle estinte FARC-EP in quel territorio, alias Jhon Mechas, ha inviato una lettera al Presidente Petro in cui chiede di trovare “un modo per superare questa tragedia” e assicura che le sue truppe “non risponderanno allo stesso modo” agli attacchi dei guerriglieri dell'ELN, aprendo forse così una porta al dialogo con i guerriglieri.

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Situazione attuale

Dopo la ripresa delle trattative a fine novembre tra il Governo e l’ELN e nell’attesa del prossimo incontro a gennaio 2025, la guerriglia ha annunciato il cessate il fuoco unilaterale durante le festività natalizie come gesto di pace con il popolo colombiano.

La cosa certa è che il cammino di dialogo e riconciliazione voluto dal presidente Petro continua a trovare ostacoli enormi.

È stato presentato a dicembre, presso il Congresso della Repubblica, il documento finale redatto da 100 organizzazioni impegnate nella Difesa dei Diritti Umani che per un mese (dal 23 luglio al 23 agosto scorso) hanno conformato una carovana umanitaria per la vita, la pace e la permanenza nel territorio percorrendo 5 regioni del Paese tra le più colpite dal conflitto armato, tra le quali Antioquia, dove opera Operazione Colomba. Nel documento reso pubblico alla presenza, tra gli altri, del senatore Ivan Cepeda, si sono rimarcate le forti preoccupazioni dei leader per l’aumento della presenza paramilitare sul territorio ed è stato chiesto l’intervento dello Stato per garantire maggiore sicurezza per coloro che si spendono per il rispetto dei Diritti Umani. Tra le dichiarazioni più dure quelle di una leader della regione di Arauca che ha raccontato come in alcune regioni le persone che difendono i Diritti Umani sono state dichiarate obiettivi militari da parte dei gruppi armati illegali della dissidenza delle FARC-EP e dei paramilitari.

In quegli stessi giorni è stato pubblicato anche un video da parte dei paramilitari delle EGC (Esercito Gaitanista di Colombia) che pone in discussione il dialogo con il governo a causa di alcuni scontri a fuoco avvenuti tra la loro struttura e l’esercito nazionale che, a loro vedere, avrebbero violato il momento di non belligeranza che il gruppo illegale aveva messo in atto per poter mantenere vive le trattative di pace.

La stessa Juliette Rivero, rappresentante in Colombia dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, giunta a fine mandato, ha espresso forte preoccupazione per alcune mancanze nel processo di negoziazione della pace con i diversi attori armati illegali e riconosce che, nonostante alcuni passi in avanti , “manca una strategia per proteggere la popolazione civile”.

La Relatrice Speciale ONU per la difesa dei Diritti Umani, Mary Lawlor, ha reso pubblico il documento riguardante la risposta del governo colombiano rispetto alle preoccupazioni sulla sicurezza dei membri della Comunità di Pace di San José de Apartadó e sulle indagini relative all’assassinio del 19 marzo scorso di due suoi membri. La Relatrice aveva interpellato il governo lo scorso 12 agosto manifestando grande preoccupazione per i continui attacchi alla Comunità di Pace ed in particolare al suo rappresentante legale, German Graciano Posso. Allo stesso modo, rispetto all’assassinio e alla situazione della proprietà collettiva Las Delicias della Comunità di Pace dove è avvenuto il massacro, la Relatrice ONU ha esposto varie questioni sul proseguo delle indagini e sulla mancanza di garanzie per i membri della Comunità di Pace nello svolgimento del loro lavoro come persone difensore dei Diritti Umani, nonché sulla situazione ambientale dovuta alla possibile costruzione di una strada senza i rispettivi studi e permessi da parte delle autorità ambientali competenti.

Positivo invece il riconoscimento della Corte Interamericana per i Diritti Umani che ha dichiarato per la prima volta responsabile lo Stato colombiano delle violazioni dei Diritti del popolo indigeno U’Wa.

Gli U’Wa da quasi trent’anni resistono e lottano per la giustizia e per il rispetto del loro Diritto territoriale, culturale e ambientale violato dallo Stato colombiano con l’imposizione di progetti turistici e di estrazione mineraria nel loro territorio.

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Situazione attuale

La delegazione del governo colombiano impegnata nel dialogo di pace con la guerriglia dell'ELN ha emesso a fine mese un comunicato, dopo l’ultima riunione sostenuta dalle due parti dal 19 al 25 novembre a Cuba, in cui si annuncia un nuovo incontro a gennaio 2025 per valutare lo sviluppo degli accordi, il loro adempimento, la continuità del cessate il fuoco e la maggiore partecipazione della società nella costruzione del processo di pace.

L'annuncio è avvenuto dopo un fine settimana in cui ci sono stati due attacchi esplosivi nella regione di Arauca, tra cui uno alla base militare di Puerto Jordán, entrambi attribuiti all'ELN.

Si è conosciuto a fine mese il comunicato emesso dalle organizzazioni guerrigliere Comandos de la Frontera – Ejército Bolivariano (CDF - EB) e la Coordinadora Guerrigliera del Pacífico (CGP) che hanno informato della rottura con Iván Márquez, leader del gruppo dissidente delle estinte FARC-EP autodenominato Segunda Marquetalia. Le due organizzazioni guerrigliere hanno riaffermato il loro impegno nel continuare con i dialoghi di pace con il governo nazionale. Armando Novoa, capo negoziatore del governo nazionale, ha segnalato che lo Stato ha anch’esso la volontà di continuare con i dialoghi di pace con queste due strutture e ha confermato che il governo al momento non darà per terminato il tavolo di dialogo con Iván Márquez.

Uno studio della Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP), reso pubblico in questo mese, ha documentato in quale contesto operarono le Convivir (cooperative di sicurezza private) e come condussero operazioni di sterminio contro civili e gruppi politici di sinistra. Dopo aver incrociato tutte le informazioni sulle genesi delle Convivir e la loro ubicazione nelle regione dell’Urabá Antioqueño e Cordoba, la JEP ha eseguito un lavoro di georeferenziazione di queste cooperative, degli accampamenti paramilitari e dell’ubicazione di battaglioni e brigate dell’esercito colombiano in questa regione. La conclusione è che la maggior parte di questi gruppi operarono congiuntamente.

La JEP ha accreditato in maniera collettiva 90 abitanti del villaggio di San José de Apartadó per partecipare al caso 04 che indaga sulla situazione territoriale nella regione di Urabá. Le persone hanno fornito informazioni sui molteplici atti di vittimizzazione, tra i quali omicidi, massacri, assassini di leader della comunità, sfollamenti forzati e incendi di proprietà.

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