Situazione attuale
Dopo la ripresa delle trattative a fine novembre tra il Governo e l’ELN e nell’attesa del prossimo incontro a gennaio 2025, la guerriglia ha annunciato il cessate il fuoco unilaterale durante le festività natalizie come gesto di pace con il popolo colombiano.
La cosa certa è che il cammino di dialogo e riconciliazione voluto dal presidente Petro continua a trovare ostacoli enormi.
È stato presentato a dicembre, presso il Congresso della Repubblica, il documento finale redatto da 100 organizzazioni impegnate nella Difesa dei Diritti Umani che per un mese (dal 23 luglio al 23 agosto scorso) hanno conformato una carovana umanitaria per la vita, la pace e la permanenza nel territorio percorrendo 5 regioni del Paese tra le più colpite dal conflitto armato, tra le quali Antioquia, dove opera Operazione Colomba. Nel documento reso pubblico alla presenza, tra gli altri, del senatore Ivan Cepeda, si sono rimarcate le forti preoccupazioni dei leader per l’aumento della presenza paramilitare sul territorio ed è stato chiesto l’intervento dello Stato per garantire maggiore sicurezza per coloro che si spendono per il rispetto dei Diritti Umani. Tra le dichiarazioni più dure quelle di una leader della regione di Arauca che ha raccontato come in alcune regioni le persone che difendono i Diritti Umani sono state dichiarate obiettivi militari da parte dei gruppi armati illegali della dissidenza delle FARC-EP e dei paramilitari.
In quegli stessi giorni è stato pubblicato anche un video da parte dei paramilitari delle EGC (Esercito Gaitanista di Colombia) che pone in discussione il dialogo con il governo a causa di alcuni scontri a fuoco avvenuti tra la loro struttura e l’esercito nazionale che, a loro vedere, avrebbero violato il momento di non belligeranza che il gruppo illegale aveva messo in atto per poter mantenere vive le trattative di pace.
La stessa Juliette Rivero, rappresentante in Colombia dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, giunta a fine mandato, ha espresso forte preoccupazione per alcune mancanze nel processo di negoziazione della pace con i diversi attori armati illegali e riconosce che, nonostante alcuni passi in avanti , “manca una strategia per proteggere la popolazione civile”.
La Relatrice Speciale ONU per la difesa dei Diritti Umani, Mary Lawlor, ha reso pubblico il documento riguardante la risposta del governo colombiano rispetto alle preoccupazioni sulla sicurezza dei membri della Comunità di Pace di San José de Apartadó e sulle indagini relative all’assassinio del 19 marzo scorso di due suoi membri. La Relatrice aveva interpellato il governo lo scorso 12 agosto manifestando grande preoccupazione per i continui attacchi alla Comunità di Pace ed in particolare al suo rappresentante legale, German Graciano Posso. Allo stesso modo, rispetto all’assassinio e alla situazione della proprietà collettiva Las Delicias della Comunità di Pace dove è avvenuto il massacro, la Relatrice ONU ha esposto varie questioni sul proseguo delle indagini e sulla mancanza di garanzie per i membri della Comunità di Pace nello svolgimento del loro lavoro come persone difensore dei Diritti Umani, nonché sulla situazione ambientale dovuta alla possibile costruzione di una strada senza i rispettivi studi e permessi da parte delle autorità ambientali competenti.
Positivo invece il riconoscimento della Corte Interamericana per i Diritti Umani che ha dichiarato per la prima volta responsabile lo Stato colombiano delle violazioni dei Diritti del popolo indigeno U’Wa.
Gli U’Wa da quasi trent’anni resistono e lottano per la giustizia e per il rispetto del loro Diritto territoriale, culturale e ambientale violato dallo Stato colombiano con l’imposizione di progetti turistici e di estrazione mineraria nel loro territorio.