Le trattative di pace che si stanno svolgendo a Juba e che sono iniziate il 14 luglio, rischiano di subire in questi giorni una battuta di arresto.
I ribelli che dal 30 agosto al 19 settembre si sarebbero dovuti radunare nei due campi di Ri-Kwangba e Owiny-Kibul in Sudan, sembra che si stiano muovendo di nuovo.

La data fissata dal governo per il raduno dei ribelli nei due campi allestiti dalle agenzie umanitarie e dal governo del Sud Sudan è stata abbastanza rispettata; intorno al 20 settembre, infatti, fonti giornalistiche e governative hanno annunciato la presenza nell'area di Ri-kwangba anche del leader dei ribelli Joseph Kony.
L'UPDF (esercito regolare ugandese) ha fin dai primi giorni presentato su tutti i mezzi la bandiera bianca della tregua e seguito gli spostamenti dei ribelli verso i punti di raccolta, iniziando una manovra di accerchiamento che ha portato alla fine a creare un cordone intorno alle forze ribelli per evitare danni alla popolazione e per spingerli a continuare con i trattati di pace. I ribelli invece non si sono resi colpevoli di atti spiacevoli verso cose o persone durante i loro spostamenti a nord, anche perché aiutati per il cibo e altre necessità da alcune agenzie umanitarie e spesso dagli stessi abitanti.


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Articolo di Padre Carlos Rodríguez sulla presenza di Operazione Colomba in Nord Uganda

Cosa porta un giovane, brillante, laureato europeo a lasciare una vita comoda per trascorrere mesi a scavare senza paga nei campi dei rifugiati (internal displaced people (nota1)) del nord Uganda? Dallo scorso anno mi pongo questa domanda ogni volta che vedo i quattro volontari che lavorano nella mia parrocchia, a Minakulu-Bobi nel distretto di Gulu, tirare su le loro zappe e accompagnare alcuni dei rifugiati nei dintorni, nel loro lungo quotidiano viaggio per la sopravvivenza .
Due anni fa incontrai un gruppo di entusiasti italiani dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che erano venuti per visitare il Nord Uganda e per avere una testimonianza di prima mano circa le condizioni di vita delle persone.
Per un buon numero di anni ho visto molti gruppi simili a questo. La maggior parte di essi viene per qualche giorno, scatta fotografie, mostra compassione e va via. Forse continuano il rapporto per un po'  mandando soldi per supportare qualche progetto. I giovani della Giovanni XXIII avevano intenzioni diverse. Dissero di voler stare in un campo per rifugiati. “Vogliamo vivere con le vittime delle guerra” mi dissero “ma tutti quelli che abbiamo incontrato ci hanno detto che è impossibile”. La mia risposta fu : “Non è impossibile, è solo scomodo”.

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Sabato 26 agosto 2006 è diventata una delle date storiche per l'Uganda.
Nella giornata di sabato 26, infatti è stato siglato l'accordo per una tregua che ha avuto effettivo inizio alle 6.00 di martedì 29 agosto e che dovrebbe, secondo il piano di cessazione delle ostilità, portare nel giro di breve tempo alla pace.
Questo è il frutto del lavoro diplomatico portato avanti sul tavolo delle trattative in Juba (Sudan) e tanto auspicato dalle decine di osservatori esterni, mediatori e spettatori nel teatro di questo conflitto in atto da più di 20 anni.

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Dalle agenzie Ansa e Misna 

(ANSA) - KAMPALA, 26 AGO - Il governo dell'Uganda ed i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) hanno firmato un accordo per una cessazione delle ostilità, dopo 20 anni di insurrezione e guerra civile che hanno lasciato sul terreno - si stima - 100.000 morti e provocato un milione e 600 mila sfollati. L'accordo è stato firmato a Juba, nel sud del Sudan, dove dal 14 luglio sono iniziati i colloqui di pace, dal presidente ugandese Yoweri Museveni e dal leader dell'Lra, Joseph Kony. Il patto prevede che le due parti sospendano attacchi ed atti ostili ed anche la propaganda per tutta la durata dei negoziati. A fare da mediatore, il vicepresidente sudanese, Riek Machar.   I ribelli per il momento si ritireranno in aree prestabilite, sotto la sorveglianza e la protezione delle milizie sudanesi, ex ribelli, dell'Splm (Movimento di liberazione del popolo sudanese).
L'Lra aveva dichiarato una cessazione unilaterale delle ostilità dal 4 agosto. Kampala ha da parte sua offerto un'amnistia ai leader dell'Esercito del Signore, che sono ricercati dalla Corte criminale internazionale e sono nascosti nella Repubblica democratica del Congo.   L'Esercito di resistenza del Signore di Joseph Kony predica l'abbattimento dello stato secolare ugandese e la creazione al suo posto di una nazione basata sul rigido rispetto dei precetti biblici, in particolare i Dieci Comandamenti, anche se nel suo agire nulla c'é di cristiano. In quasi 20 anni di sanguinosa guerra civile ha infatti causato oltre 100.000 morti, rapito e reso schiavi almeno 25.000 bimbi (serve concubine le femmine, baby-miliziani i maschi) e costretto - tra orrori senza fine -quasi tutta la popolazione civile, 1,6 milioni di persone, ad abbandonare villaggi e terre contabili per cercare rifugio in campi profughi dove manca anche l'indispensabile per sopravvivere. (ANSA).

MISNA- 30 Agosto:  “Le armi tacciono”: usano le stesse parole i due quotidiani ugandesi per descrivere il primo giorno di tregua, entrata in vigore ieri dopo l’accordo firmato sabato scorso tra governo e ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra). “Le pistole sono rimaste in silenzio e l’esercito ha fatto rientro in modo ordinato nelle caserme nel nord Uganda” scrive oggi in un ampio servizio il ‘Monitor’, considerato il più indipendente dei due principali giornali del paese. In base all’intesa, i ribelli hanno tre settimane di tempo per raggrupparsi in due località del Sud Sudan, che sta coordinando la mediazione. “La tregua è qui”, sottolinea il quotidiano filogovernativo ‘New Vision’, che però non rinuncia a dedicare l’apertura della prima pagina alla vittoria del partito del presidente Yoweri Museveni nelle elezioni parziali in alcuni nuovi distretti del nord Uganda. La stampa richiama l’ordine impartito ieri dallo stesso Museveni, comandante in carica delle Forze armate, che ha imposto all’esercito di rientrare nelle basi e di non sparare contro i ribelli “se non per difendere la popolazione”. Il governo ha intanto nominato i due delegati che faranno parte del gruppo di monitoraggio della tregua, stabilito con gli accordi di sabato e composto anche da due delegati dello Lra, sotto la supervisione dell’esercito del Sud Sudan. Secondo fonti di intelligence militare citate dal ‘Monitor’, “un centinaio e più” di ribelli si troverebbero nella zona tra Kitgum, Gulu e Pader – i tre distretti più colpiti in questi anni di guerra – e il governo si aspetta che si dirigano verso il Sud Sudan. L’altro gruppo di ribelli si trova da mesi nel nord della Repubblica democratica del Congo insieme al fondatore dello Lra Joseph Kony e al suo ‘numero due’ Vincent Otti (entrambi ricercati dalla Corte penale internazionale insieme ad altri 3 comandanti per crimini di guerra e contro l’umanità). Domenica scorsa Otti ha ordinato ai ribelli attraverso le radio locali di accettare la tregua e prepararsi a raggiungere le località in Sud Sudan. I colloqui di pace tra governo e ribelli proseguiranno alla fine della settimana, con l’obiettivo di raggiungere un piano di pace globale per porre fine al quasi ventennale conflitto. Lo stesso >‘Monitor’ scrive inoltre che secondo informazioni apprese all’Aja, la Corte penale internazionale ritiene che Raska Lukwiya - uno dei comandanti ribelli ricercati ritenuto morto in battaglia a metà agosto – sarebbe ancora vivo in base a un esame necroscopico effettuato da esperti; per l’esercito ugandese invece non ci sarebbe dubbi. Accadde lo stesso anche un altro dei cinque ricercati dalla giustizia internazionale - Dominic Ongwen - dato per morto nell’ottobre 2005 ma segnalato vivo dall’esercito governativo nei giorni scorsi. 

Si legge e si sente dire un po' ovunque che i ribelli dell' LRA, hanno cessato le loro incursioni, uccisioni e rapimenti di bambini nel Nord Uganda. Si legge che la pace e' vicina, ma sembra vicina a giorni alterni, perche' se si seguono le dichiarazioni contrastanti del Presidente dell' Uganda Museveni, e le folli affermazioni di Kony sulla sua estraneita' ai fatti di violenza e crudelta' perpetrati dal suo esercito, appare chiaro che l'unica cosa certa sia che, per  1.800.000 acholi profughi nei campi, la vita e' ancora di miseria e di stenti.
Non si puo' certo negare che negli ultimi 6 mesi molte cose siano cambiate, in parte per una piu' incisiva azione militare del governo regolare ugandese contro i ribelli dell' LRA, dall'altra per il mutamento della situazione in Sudan che ha indebolito Kony, spingendolo alla trattativa in conseguenza anche del mandato di cattura emesso contro di lui dalla Corte Criminale Internazionale. Questo ha portato ad una conseguente situazione di "quiete" e"normalizzazione " che ha permesso alla popolazione chiusa nei campi sfollati di accedere con minori restrizioni ai campi da coltivare, dando loro la speranza che il rientro ai villaggi originari possa essere ormai vicino.

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