Durante il primo anno di permanenza dell’Operazione Colomba nel campo profughi di Minakulu, i volontari hanno instaurato una relazione con il “gruppo giovani” presente nel campo. Questo gruppo è formato da circa 20 ragazzi e ragazze dai 17 ai 27 anni che si ritrovano settimanalmente per preparare i canti della messa domenicale, per chiacchierare e portare avanti piccole iniziative all’interno del campo, come le rappresentazioni teatrali con i bambini.
A Kampala con i giovani di Minakulu
Resoconto dal Nord Uganda
Nei giorni 20, 21, 22, 23 e 24 luglio quattro ragazzi e una ragazza del gruppo giovani di Minakulu insieme a due volontarie sono stati invitati a Kampala dai giovani che precedentemente si erano recati nel campo profughi. Durante la permanenza i giovani della capitale, essendo anche volontari della Croce Rossa Ugandese, hanno organizzato un incontro di presentazione con il responsabile della zona Kampala sud dell’associazione e altri membri. I giovani di Minakulu hanno avuto l’opportunità di raccontare la loro esperienza durante la guerra a 30 ragazzi della Scuola secondaria di Kitende, mostrando anche un video interpretato da loro e da noi filmato sui rapimenti effettuati dai ribelli del LRA e alcune parti di “Invisible Children”. Gli studenti si sono mostrati particolarmente interessati e colpiti dalle difficoltà che questi giovani hanno dovuto affrontare e hanno partecipato attivamente all’incontro ponendo molte domande.
Da Atiak
Resoconto dal Nord Uganda
Nella giornata di lunedì 16 luglio 2007 i volontari di operazione colomba hanno visitato il campo profughi di Atiak, situato a circa 20 Km dal confine con il Sudan.
E' uno dei campi più grandi del nord (ospitava circa 40.000 persone) in quanto è in un punto particolarmente pericoloso del distretto di Amuru ed è anche luogo natale del comandante in seconda dell'LRA Vincent Otti.
Immagina
Quest’Africa offre molto più di quanto io possa dare. Non mi sento particolarmente utile. Ma mi sento particolarmente parte di questo mondo. Quest’Africa mi risveglia, mi risveglia per ciò che ci riguarda come occidentali, occidentalizzati e un po’ depressi e demotivati. Forse ciò di cui la nostra civiltà non si sta rendendo conto è il conflitto tra il sistema che abbiamo creato e i reali bisogni umani che esso dovrebbe risolvere. Quest’Africa rende chiare e visibili le reali necessità dell’uomo.
Penso a me, alle domande sul futuro che continuo a pormi, al supremo e legittimo bisogno di significato, che spesso mettiamo a tacere. Il filosofo francese Jacques Ellul scrive: “non è affatto l’età della violenza; è l’età della consapevolezza della violenza”.
Occhi
"Sguardo capace di entrare dentro e scrutare nel profondo. Occhi che osservano, spogliano e immobilizzano. Sguardo di un bimbo a cui hanno rubato i sogni, le nuvole e le stelle, obbligato a divenire adulto troppo presto. Sguardo duro che grida giustizia dicendo “sei anche tu colpevole” e allo stesso tempo assolve con la sua dolcezza, tenerezza di un bimbo ancora capace di perdonare.
Cos’è allora la pace? La firma di un trattato? L’inizio di una vita per questo piccolo? Questi occhi rivogliono l’infanzia ma parlano di guerra e chiedono giustizia, purtroppo così lontana." (F.)


