Nord Uganda: le trattative di pace

Le trattative di pace che si stanno svolgendo a Juba e che sono iniziate il 14 luglio, rischiano di subire in questi giorni una battuta di arresto.
I ribelli che dal 30 agosto al 19 settembre si sarebbero dovuti radunare nei due campi di Ri-Kwangba e Owiny-Kibul in Sudan, sembra che si stiano muovendo di nuovo.

La data fissata dal governo per il raduno dei ribelli nei due campi allestiti dalle agenzie umanitarie e dal governo del Sud Sudan è stata abbastanza rispettata; intorno al 20 settembre, infatti, fonti giornalistiche e governative hanno annunciato la presenza nell'area di Ri-kwangba anche del leader dei ribelli Joseph Kony.
L'UPDF (esercito regolare ugandese) ha fin dai primi giorni presentato su tutti i mezzi la bandiera bianca della tregua e seguito gli spostamenti dei ribelli verso i punti di raccolta, iniziando una manovra di accerchiamento che ha portato alla fine a creare un cordone intorno alle forze ribelli per evitare danni alla popolazione e per spingerli a continuare con i trattati di pace. I ribelli invece non si sono resi colpevoli di atti spiacevoli verso cose o persone durante i loro spostamenti a nord, anche perché aiutati per il cibo e altre necessità da alcune agenzie umanitarie e spesso dagli stessi abitanti.


Ma in questi giorni la faccenda si è fatta un po' più tesa:
-da una parte c'è la richiesta dei capi ribelli di far ritirare dalla ICC (corte criminale internazionale) il mandato di cattura pendente sui 4 top leaders, messa come condizione unica per far procedere le trattative e far arrivare Kony, Otti e gli altri al tavolo delle trattative in Juba;
-dall'altra il fatto che l'esercito ha praticamente circondato i ribelli, ed essi temono di finire in una rete senza uscita. E' di oggi la notizia che circa 1000 ribelli abbiano lasciato i luoghi di raduno dando cosi' modo al governo di accusarli di aver infranto gli accordi della tregua.

In questo mese più volte si sono susseguite notizie contrastanti su possibili fallimenti delle trattative, su possibili attacchi a sorpresa da parte dell'esercito o su una defezione dei ribelli. Per ora tutto è ancora in piedi, ma la sicurezza di una riuscita dipende sempre di più da poche persone e dalla loro volontà.

E' un fatto però che la popolazione si senta un po' più sicura. Nella zona dove abitiamo ( Minakulu-Bobi) vi sono persone, e a volte intere famiglie, che sono tornate ai villaggi natali, anche senza la presenza di un distaccamento militare a protezione dell'abitato.

I volontari di operazione colomba – Uganda del nord