Diario dal Nord Uganda
Più le settimane passano e più vorrei saper rispondere in modo chiaro e univoco ai miei perchè. E qua tutto ti pone di fronte ad un perchè, ogni differenza e ogni osservazione a cui non ero abituata. Tutto ti impone di interrogarti. Ma più vado a fondo e più i fili li vedo fitti e intrecciati. E spesso provo a seguirne uno con il pensiero e mi rendo conto che o ho perso la strada o c’è qualche gatto che si morde la coda o che tutti siamo causa e conseguenza di qualcosa. Ed è complesso riuscire a lasciarsi vivere profondamente dalle differenze, farne parte per poterle comprendere, ma non abituarsi, non perdere la capacità di porsi domande, tenere la propria capacità critica sul confine sottile tra ragione ed emozione.

Sara ha due anni e mezzo...il primo pomeriggio che la incontro a Minakulu è legata, come si usa da queste parti, con un asciugamano o un telo sulla schiena della mamma. La vedo dolorante e capisco che qualcosa non va, perché ad ogni piccolo movimento della madre Sara piange e si lamenta. Non il solito pianto dei piccoli quando impauriti vedono un "bianco", no, la piccolina si è rotta una gamba, forse già due o tre giorni fa ed ora la madre giunta al dispensario, si è sentita dire di dover andare in ospedale.
