Diario dal Nord Uganda 

 Più le settimane passano e più vorrei saper rispondere in modo chiaro e univoco ai miei perchè. E qua tutto ti pone di fronte ad un perchè, ogni differenza e ogni osservazione a cui non ero abituata. Tutto ti impone di interrogarti. Ma più vado a fondo e più i fili li vedo fitti e intrecciati. E spesso provo a seguirne uno con il pensiero e mi rendo conto che o ho perso la strada o c’è qualche gatto che si morde la coda o che tutti siamo causa e conseguenza di qualcosa. Ed è complesso riuscire a lasciarsi vivere profondamente dalle differenze, farne parte per poterle comprendere, ma non abituarsi, non perdere la capacità di porsi domande, tenere la propria capacità critica sul confine sottile tra ragione ed emozione.

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Diario dal Nord Uganda

Quante storie si potrebbero raccontare  di bimbi, di grida di gioia, di sorrisi aperti come un raggio di sole che solo i bambini sanno regalare.
Quante storie si potrebbero cantare per raccontare di giochi spensierati, di passeggiate tra la gente, di gelati freschi che lasciano tracce buffe sui loro visi;
quante parole sulle loro piccole mani che quando sfiorano o stringono quelle di un grande, commuovono per dolcezza e riportano tutto alla dimensione giusta , quella del cuore.
Quante storie si potrebbero narrare di lacrimoni asciugati con amore dalla mamma ad ogni caduta, ad ogni delusione o ferita.

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Dal Nord Uganda

Il 30 aprile scorso siamo andati a visitare il centro di accoglienza per ex-bambini soldato gestito dall’associazione World Vision a Gulu, per avere informazioni sull’attuale situazione dei bambini non più in mano ai ribelli dell’LRA.
La consulente del centro ci ha detto che quest’anno i rientri sono stati pochissimi ed il loro centro è praticamente vuoto. La signora purtroppo non è stata in grado di darci i dati sul numero di bambini accolti dallo scorso anno ad oggi e ci ha consigliato di rivolgerci “all’ufficio statistiche”... (?)

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 RELAZIONE DALL'UGANDA

28 maggio - 3 giugno
Nei giorni 28 e 29 maggio abbiamo visitato Patongo e alcuni campi di decongestione presenti nell’area. La situazione generale riscontrata è caratterizzata da uno spostamento dei profughi dai grossi campi verso i piccoli campi di decongestione, ma non ancora verso i villaggi d’origine. Questo è dovuto all’insicurezza percepita dalla popolazione e alla mancanza di una scelta politica che spinga verso il “libero movimento”. La presenza militare nella zona è diminuita negli ultimi mesi e non tutti i nuovi campi di decongestione hanno la presenza di un distaccamento.

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DIARIO DAL NORD UGANDA 

ImageSara ha due anni e mezzo...il primo pomeriggio che la incontro a Minakulu è legata, come si usa da queste parti, con un asciugamano o un telo sulla schiena della mamma. La vedo dolorante e capisco che qualcosa non va, perché ad ogni piccolo movimento della madre Sara piange e si lamenta. Non il solito pianto dei piccoli quando impauriti vedono un "bianco", no, la piccolina si è rotta una gamba, forse già due o tre giorni fa ed ora la madre giunta al dispensario, si è sentita dire di dover andare in ospedale.
Quella donna aveva già fatto 8 km a piedi per arrivare al dispensario, ora ne servivano altri 30 per raggiungere la città e l'ospedale!

Trovare i soldi per andare e tornare, circa 4 euro, sarebbe stato un gran sacrificio, forse le sarebbero serviti altri giorni, oppure avrebbe potuto indebitarsi con qualcuno.
Dopo averli trovati avrebbe aspettato sul ciglio della strada un mezzo pubblico strapieno di gente con polli e galline a decine legate sul tetto e bagagli ovunque... e la piccola Sara avrebbe pianto ad ogni movimento sbagliato o, se le fosse andata peggio, avrebbe preso un mezzo privato, di quelli che sopra il carico che già supera di centinaia di chili la portata massima, vede sedute decine di persone col rischio di cadere in ogni momento.

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