DIARIO DAL NORD UGANDA

......mi capita talvolta, soprattutto all'ora del tramonto, quando al villaggio il cielo si tinge d'arancio e rosso fuoco, o quando a sera i fuochi accesi riverberano sulle povere capanne di paglia una luce irreale, di avere quasi la visione che questa vita semplice e povera sia davvero  "la strada "  da percorrere per togliersi di dosso tutto il superfluo, per ritrovarsi tra le mani una vita nuda e cristallina, dove gioie e dolori  non si camuffano in bisogni o paure artefatte ma sono lì veri e concreti.
Eppure la povertà spaventa, inquieta...la precarietà che la tiene stretta e l'angoscia di arrivare a sera senza aver potuto sfamare la propria famiglia fanno apparire " sorella povertà" come uno spettro da allontanare.
E in cuor mio vorrei anch'io che fosse così, che la povertà facesse la sua uscita dal mondo e lasciasse trionfante la giustizia, l'uguaglianza...
Poi guardo quei " brandelli d'umanità" , come li chiamava Annalena Tonelli...quei cuccioli d'uomo ignari di quale abisso li separa da molti altri bambini occidentali o africani, semplicemente più ricchi, semplicemente più fortunati..
E mi infuoco dentro...cosa significa più fortunati?...ci sono allora persone di serie diversa, di categorie superiori  e inferiori, o è solo la stupidità dell'uomo a creare le differenze, a segnare i solchi tra chi è povero e chi non lo è?!
Mi fa così impressione quando leggo della scelta di una vita da poveri all'interno della nostra Comunità, perché pare che anche per la povertà ci siano delle categorie....in Africa, come in altri paesi terzo mondiali  si è poveri ..anche in Italia si può essere poveri... oppure si può scegliere una vita da poveri...
Ma io non riesco ad essere povera, mio Dio che bestemmia solo pensarlo, non ho  mai sofferto la fame, la sete, la nudità, l'ingiustizia, la persecuzione...
Ho provato vergogna ad avere il piatto pieno e intorno pance vuote, ad avere medicine per me ed intorno creature da dover seppellire perché  l'ospedale era un bene troppo irraggiungibile per loro.
Ho guardato con tristezza le mie scarpe e poi i piedi scalcinati, feriti e stanchi di migliaia di persone danzarmi intorno..ho pensato che il mio zaino é un armadio troppo grande e non ho mai provato l'umiliazione di andare in giro vestita di stracci sporchi...
Dove vivo ora manca la luce, eppure il buio è un altro, è quello nella capanna illuminata da una luce fioca e in perenne pericolo di prendere fuoco, è il buio dall'ansia che qualche ribelle possa tornare di nuovo e uccidere, mutilare...
Nella casa dove abito non c'è l'acqua, eppure la sete è un'altra...è dentro il cuore di tutti, nella ricerca quotidiana della forza per alzarsi ogni mattina ed andare a zappare la terra sotto il sole o la pioggia battente e sperare in un raccolto fruttuoso.
"Se il seme non muore non porta frutto"...qui anche il cuore deve morire più volte per trovare il frutto del senso della vita, della gioia di viverla nonostante le difficoltà, le lacerazioni, le sofferenze.
Mi sento povera sì, ma solo per  non avere lo stesso coraggio che hanno loro, i  poveri di Dio, la stessa voglia di cantare e sorridere.
E sento che l'essere loro a fianco mi invita ogni giorno a tentare di convertire mente e cuore, di lasciarmi modificare, di smussare le mie ostilità, i miei " perché" e provare  ancora una volta a vivere le parole di Sant'Agostino: " ...la misura dell'amore è amare senza misura".

Monica -Operazione Colomba- Nord Uganda 

DIARIO DAL NORD UGANDA 

Osservo un fiore da vicino, profumato e semplice: petali, pistillo, corolla.
poi faccio un passo indietro e vedo una capanna costruita con sterco, fango e paglia, accanto una donna prepara dei fagioli per il suo unico pasto quotidiano.
Faccio un passo indietro e vedo un bambino nudo che beve da una pozzanghera.

Leggi tutto...

Riflessioni dal Nord Uganda

Image ...riusciremmo mai noi bianchi a vederci chiaro sulle questioni d' Africa?
Me lo chiedo ogni volta che vado in città a Gulu e vedo centinaia di auto delle Ong sfrecciare da una parte all'altra inseguendo  progetti, distribuzioni, raccolta dati sulle sfortune altrui...
Lo chiedo a me stessa ogni volta che decido di " fare" qualcosa, ogni volta che " penso" che si potrebbe intervenire in quel modo piuttosto che un altro.
Appeso in cucina a Gulu c'è un bellissimo poster che raffigura una scimmia in smoking, a tavola, che gusta il suo pasto, e la didascalia dice:
"...Tu sei qui con una soluzione o sei parte del problema..?."
Ci ho pensato tanto...e devo dire che in me è più forte la sensazione di essere parte del problema più che sentirmi portatrice di soluzioni.
A vederci ben chiaro è difficile arrivare in un paese sconosciuto, senza conoscerne lingua e cultura e in poco tempo pensare  già di sapere ciò che è bene fare o meno.

Leggi tutto...

Diario dal Nord Uganda

Percorro le stradine all'interno della foresta, tra le coltivazioni di manioca, le uniche che in questo tempo danno ancora frutti, le sterpaglie e i campi incolti o appena solcati dalle ormai familiari zappe Lango ed Acholi.
Mi addentro nel bosco per andare a fare visita a Balababia, un anziano che viveva a Minakulu e che ora è rientrato al suo villaggio originario. Ora, per andarlo a trovare, devo spingermi a 10 km verso l'interno e poi proseguire tra la vegetazione più o meno folta sino ad arrivare alla sua capanna.
Lui, che quando lo conoscemmo non camminava perché mesi prima era caduto mentre rientrava dal campo e nessuno lo aveva portato in ospedale, era riuscito poi a rialzarsi in piedi e a muovere i suoi passi con le stampelle, dopo che lo avevamo curato. 

Leggi tutto...

Non avrei mai pensato che in questi due mesi lontano dalla rossa terra d' Uganda, ci sarebbero stati dei così grandi cambiamenti. Eppure al nostro rientro subito è apparso evidente che la gente si stava muovendo verso i villaggi d'origine, stava costruendo le nuove capanne o le  casupole in mattone nei centri più grossi, dove poter riporre i nuovi sogni di pace e di rinascita.
Se non in pochi casi, non è in realtà come tutti avremmo sperato, un rientro nelle proprie case, ma in campi più piccoli, più vicini alla terre natie... è quindi un tornare a passo lento verso il focolare abbandonato, verso la normalità... ad un passo, ma non ancora arrivati.

Leggi tutto...