Accade in Nord Uganda

Dalle agenzie Ansa e Misna 

(ANSA) - KAMPALA, 26 AGO - Il governo dell'Uganda ed i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) hanno firmato un accordo per una cessazione delle ostilità, dopo 20 anni di insurrezione e guerra civile che hanno lasciato sul terreno - si stima - 100.000 morti e provocato un milione e 600 mila sfollati. L'accordo è stato firmato a Juba, nel sud del Sudan, dove dal 14 luglio sono iniziati i colloqui di pace, dal presidente ugandese Yoweri Museveni e dal leader dell'Lra, Joseph Kony. Il patto prevede che le due parti sospendano attacchi ed atti ostili ed anche la propaganda per tutta la durata dei negoziati. A fare da mediatore, il vicepresidente sudanese, Riek Machar.   I ribelli per il momento si ritireranno in aree prestabilite, sotto la sorveglianza e la protezione delle milizie sudanesi, ex ribelli, dell'Splm (Movimento di liberazione del popolo sudanese).
L'Lra aveva dichiarato una cessazione unilaterale delle ostilità dal 4 agosto. Kampala ha da parte sua offerto un'amnistia ai leader dell'Esercito del Signore, che sono ricercati dalla Corte criminale internazionale e sono nascosti nella Repubblica democratica del Congo.   L'Esercito di resistenza del Signore di Joseph Kony predica l'abbattimento dello stato secolare ugandese e la creazione al suo posto di una nazione basata sul rigido rispetto dei precetti biblici, in particolare i Dieci Comandamenti, anche se nel suo agire nulla c'é di cristiano. In quasi 20 anni di sanguinosa guerra civile ha infatti causato oltre 100.000 morti, rapito e reso schiavi almeno 25.000 bimbi (serve concubine le femmine, baby-miliziani i maschi) e costretto - tra orrori senza fine -quasi tutta la popolazione civile, 1,6 milioni di persone, ad abbandonare villaggi e terre contabili per cercare rifugio in campi profughi dove manca anche l'indispensabile per sopravvivere. (ANSA).

MISNA- 30 Agosto:  “Le armi tacciono”: usano le stesse parole i due quotidiani ugandesi per descrivere il primo giorno di tregua, entrata in vigore ieri dopo l’accordo firmato sabato scorso tra governo e ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra). “Le pistole sono rimaste in silenzio e l’esercito ha fatto rientro in modo ordinato nelle caserme nel nord Uganda” scrive oggi in un ampio servizio il ‘Monitor’, considerato il più indipendente dei due principali giornali del paese. In base all’intesa, i ribelli hanno tre settimane di tempo per raggrupparsi in due località del Sud Sudan, che sta coordinando la mediazione. “La tregua è qui”, sottolinea il quotidiano filogovernativo ‘New Vision’, che però non rinuncia a dedicare l’apertura della prima pagina alla vittoria del partito del presidente Yoweri Museveni nelle elezioni parziali in alcuni nuovi distretti del nord Uganda. La stampa richiama l’ordine impartito ieri dallo stesso Museveni, comandante in carica delle Forze armate, che ha imposto all’esercito di rientrare nelle basi e di non sparare contro i ribelli “se non per difendere la popolazione”. Il governo ha intanto nominato i due delegati che faranno parte del gruppo di monitoraggio della tregua, stabilito con gli accordi di sabato e composto anche da due delegati dello Lra, sotto la supervisione dell’esercito del Sud Sudan. Secondo fonti di intelligence militare citate dal ‘Monitor’, “un centinaio e più” di ribelli si troverebbero nella zona tra Kitgum, Gulu e Pader – i tre distretti più colpiti in questi anni di guerra – e il governo si aspetta che si dirigano verso il Sud Sudan. L’altro gruppo di ribelli si trova da mesi nel nord della Repubblica democratica del Congo insieme al fondatore dello Lra Joseph Kony e al suo ‘numero due’ Vincent Otti (entrambi ricercati dalla Corte penale internazionale insieme ad altri 3 comandanti per crimini di guerra e contro l’umanità). Domenica scorsa Otti ha ordinato ai ribelli attraverso le radio locali di accettare la tregua e prepararsi a raggiungere le località in Sud Sudan. I colloqui di pace tra governo e ribelli proseguiranno alla fine della settimana, con l’obiettivo di raggiungere un piano di pace globale per porre fine al quasi ventennale conflitto. Lo stesso >‘Monitor’ scrive inoltre che secondo informazioni apprese all’Aja, la Corte penale internazionale ritiene che Raska Lukwiya - uno dei comandanti ribelli ricercati ritenuto morto in battaglia a metà agosto – sarebbe ancora vivo in base a un esame necroscopico effettuato da esperti; per l’esercito ugandese invece non ci sarebbe dubbi. Accadde lo stesso anche un altro dei cinque ricercati dalla giustizia internazionale - Dominic Ongwen - dato per morto nell’ottobre 2005 ma segnalato vivo dall’esercito governativo nei giorni scorsi.