Pubblichiamo dalla Comunità di S. Egidio:

Juba Peace Talks: Implementazione degli accordi tra Governo Ugandese e LRA

Il 1° novembre 2006 è stata firmata la revisione dell'accordo di cessazione delle ostilità, già siglato il 26 agosto scorso.
Tale firma rafforza il processo di pace tra Governo Ugandese e LRA, in corso dalla metà luglio, quando sono iniziati i colloqui di Juba.
La Comunità di Sant'Egidio partecipa al team di mediazione diretto dal vicepresidente del Governo del Sud Sudan Riek Machar, assieme a pax Christi Olanda.
La cessazione delle ostilità è resa ora più stabile, attraverso varie disposizioni che danno maggior efficacia alla sua completa realizzazione. Ciò aumenta la sicurezza dell'area colpita dal conflitto e crea un quadro di maggior fiducia tra le parti.
Il negoziato prosegue affrontando ora le cause del conflitto e le soluzioni politiche appropriate.
In Nord Uganda la notizia stata accolta positivamente. Migliaia di persone, sfollate nei campi rifugiati da circa 20 anni, stanno iniziando a muoversi per far rientro nei villaggi. 

 Che cos'è il passo?
E' tutto ciò che metti quando poggi i piedi a terra, il tuo passo ti dice chi sei...
Quando vedo le danze tradizionali di questo “popolo scalzo” mentre battono i propri piedi sulla terra nuda e danno il ritmo al vento ,e il vento li accompagna quasi fosse uno strumento musicale, sento il  desiderio di unirmi a loro seguendo il loro passo, il passo della loro danza...
L'energia emanata dai loro movimenti morbidi ti scuote e come se una voce ti dicesse ''danza! il vento e la pioggia poi faranno il resto'', e mentre i piedi battono a terra al solo ritmo di un vecchio tamburo passano davanti ai miei occhi tante immagini di gente che ormai non danza più, a cui i piedi fanno male per la troppa strada fatta o per il terreno pietroso che li ferisce ogni giorno...
E' il passo dei piccoli che con i piedi sanguinanti chiedono di potersi sedere un attimo accanto ad un focolare per respirare il vento danzante, poter abbracciare finalmente la pace e sentirsi dire dolcemente "venite a me voi che siete affaticati e io vi daro riposo"(Mt 11,28)...
In questo mondo in cui l'unica danza sembra quella della corruzione, della perversione e della violenza ci sono ancora i piccoli, gli ultimi, che con il loro passo originale ma talvolta scomodo e sofferto ci invitano a fare delle scelte concrete, coraggiose e radicali senza copromessi ne falsità, danzando con loro...senza badare al tempo o al sangue che scorre sotto i nostri piedi ma lasciandoci trasportare dal ritmo avvolgente di quel tamburo suonato da Dio.
Dovremmo chiederci a quale danza facciamo parte e con quale ritmo battiamo i piedi, se i nostri piedi sono nudi o indossano qualcosa? se danziamo con qualcuno o da soli? ma sopratutto "Chi è che suona il tamburo che ti fa danzare?"

Da Carlo 

"...Quante volte devo dunque perdonare? Non una volta ti dico, ma settanta volte sette..." quando parliamo del perdono credo che prima di andare troppo lontano e cercare situazioni particolari, sia più facile scendere i gradini del nostro cuore fino al punto in cui ritroviamo quella vecchia ferita, quel dolore che qualcuno ci ha procurato e che ci è costato tanto risanare con l'unguento del perdono. Eppure anche noi tante volte rimaniamo fermi al condono... al dimentico ma non perdono, perché sempre vorremmo associato ad esso la giustizia... ma il perdono vuole di più...esige la gratuità, l'amore puro, vuole lacrime che purifichino il male dell'altro ed esaltino il bene...vuole comprensione.
Oggi più che mai nel nord dell'uganda le voci si alzano chiedendo la pace, la fine di 20 anni di atrocità. 

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Osservo il cielo e mi perdo nella sua immensità, nello splendore delle stelle mentre seguo con lo sguardo il percorso segnato dalla via lattea e rimango affascinata dalla luminosità della luna che mi regala la possibilità di osservare ciò che mi circonda: la sagoma delle capanne, il contorno degli alberi, l'ombra di qualche bambino che ancora non ha trovato riposo. Sono trascorsi più di due mesi dal mio arrivo in Uganda ed ancora provo lo stesso dolce piacere vissuto la prima volta che ho assaporato la maestosità del suo paesaggio. Sono proprio questi attimi che mi permettono di riprendere contatto con me stessa, con le mie emozioni, troppo spesso represse o dimenticate, con ciò che è difficile esprimere a parole ma che si può solo provare. Attimi di pace, attimi di gioia, attimi di stupore, attimi che troppo presto vengono invasi da ciò che ho visto e vissuto durante la giornata e che quindi si trasformano in riflessioni e quesiti.

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Nessuno dubita che l'amore di una madre per il proprio figlio sia forse il piu' forte e grande che un cuore umano possa alimentare e vivere. E per questo amore, le madri sono disposte a qualunque cosa soprattutto quando i figli si trovano nella sofferenza, nelle difficolta', nel disagio.
Per me, che non ho ricevuto il dono di essere madre, diventa ancora piu' struggente osservare, respirare e vedere quello che le madri di questa terra nera, sono disposte e devono fare per i propri figli.

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