Diario dal Nord Uganda
Paul aveva forse settant'anni. Forse, perché qui in Africa è cosa comune non sapere la data di nascita e lasciare al tempo decidere l'approssimata stima dell'età...se avessimo però dovuto indovinare l'età sotto quella pelle scura e incartapecorita che copriva le scheletriche ossa di Paul, di anni gliele avremmo potuti dare anche 100.... anni di dolori, di sofferenze, di atrocità viste e subite durante la guerra in Nord Uganda tra il popolo acholi...perché nel vederlo lì, sotto il sole rovente d'Africa, incapace di camminare,con il poco cibo conteso tra lui e le formiche, nessuno avrebbe avuto il dubbio di trovarsi difronte all' impietosa immagine di ciò che la guerra lascia dietro di sé.
Quando lo abbiamo caricato sull'auto per raggiungere l'ospedale, il suo peso leggero di piuma, ci ha fatto d'istinto guardare nei nostri occhi increduli ed i suoi... opachi ...
Un'unica cosa aveva con sé, un po' di tabacco avvolto in una busta trasparente e sporca...il tabacco da fumare con quelle cartine improvvisate, duro, amaro come lo è certe volte la vita.
Il dottore ha confermato con aria asettica che Paul aveva la malaria, la tubercolosi ed era gravemente denutrito...Paul non aveva nessuno famigliare prossimo.... a lui "provvedeva" un lontano parente che in verità lo stava lasciando morire di fame, non per crudeltà sembra, ma per necessità. Quando il cibo scarseggia e la famiglia è numerosa i vecchi ed i bambini più piccoli, cioè i più deboli e destinati a morire con maggior facilità, sono le vittime predestinate a ricevere meno cibo. Paul stava praticamente morendo di fame oltre che di malattia, nell'indifferenza apparente di chi, nel misero villaggio non sapeva trovare alternativa a questa atrocità e a chi, come noi, con le nostre pance ben pasciute, ci lamentiamo se la dieta non è mediterranea!
Ma la vita certe volte riserva delle carezze anche quando non scommetteresti un penny su un po' di luce...e così Paul si è ripreso, gli abbiamo portato del cibo, lo abbiamo seguito nella terapia che doveva assumere, lo andavamo a trovare assicurandoci che il tabacco non mancasse mai.
Paul sorrideva, gentile tra quegli zigomi che erano tutto ciò che rimaneva del suo viso...appena ha ripreso a parlare con più scioltezza ci ha chiesto di poter mangiare della "gnama choma", cioè degli spiedini di carne e di bere una coca cola! Ma quello che più desiderava al mondo erano dei pantaloni... impresa quasi impossibile visto che le sue gambe erano solo esili ossa, ma anche se " abbondanti" volevamo fargleli avere. Sembravano i desideri di un bimbo, i suoi occhi si illuminavano alla vista della carne, il sorriso si apriva in attesa dei pantaloni e della coca che avremmo potuto solo comprare in città...
Il sabato abbiamo appoggiato sul cruscotto della nostra auto i pantaloni blu e la coca...." domani andremo a trovarlo e faremo festa con lui, ci siamo detti..."
L'indomani però , da Paul non ci siamo potuti andare perché con urgenza abbiamo dovuto portare un uomo in ospedale a Gulu....quel pomeriggio stesso Paul è tornato al Padre... ci ha lasciati con l'amarezza nel cuore per non avergli potuto regalare quei pantaloni e fargli bere la sua soda...ma convinti che sia morto con la dignità che spetta ad ogni uomo.
La coca ce la siamo divisa tra noi sicuri che Paul ci ha guardato sorridendo da lassù mentre i suoi pantaloni saranno indossati presto da un' altra anima bella come la sua.
Monica - Operazione Colomba - Nord Uganda--


