La Palestina mi ha dato un nome nuovo, come nessuno l’ha pronunciato mai.
La Palestina mi ha accolta come nessuno ha fatto mai.
Mi ha accolta con tè zuccherati, davanti a un ventilatore o intorno a una stufa.
Mi ha accolta con l’odore acre del taboon e del suo strano tabacco, con la polvere sempre sulle scarpe e con fiocchi di lana di pecora portati dal vento.
La Palestina mi ha accolta nelle notti su materassi a terra con coperte pesantissime, mi ha accolta con colazioni a base di pane caldo, olio e bandura o con infiniti vassoi di riso.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

A dicembre l’area della Masafer Yatta ha visto una serie di pratiche di violenza ai danni della popolazione palestinese attraverso aggressioni, intimidazioni, arresti illegali, furto di terra e di bestiame.
Nonostante le forti piogge di dicembre, le comunità palestinesi hanno continuato ad arare le loro terre in previsione dei pascoli primaverili. Quasi ogni giornata di aratura ha visto interruzioni e intimidazioni da parte di polizia e esercito (che contestavano la proprietà delle terre palestinesi) e da parte di coloni armati e coloni pastori (che aggredivano palestinesi e attivisti internazionali e danneggiano campi e ulivi).
Inoltre, si sono intensificati gli arresti arbitrari: una pratica illegale, violenta e particolarmente traumatizzante per le famiglie coinvolte, che vedono i propri cari portati via dalle forze di occupazione senza sapere né la meta, né l’accusa. Specialmente nell’area di Susya l’esercito israeliano, anche a seguito di una denuncia per aggressione (mai avvenuta) sporta da coloni, ha ripetutamente arrestato uomini palestinesi. In un’occasione, il 13 dicembre, un uomo del villaggio di Samoa è stato prelevato dalla sua macchina in cui erano presenti anche i due figli piccoli, che sono rimasti nel veicolo, soli e terrorizzati. All’arrivo di attivisti internazionali, l’esercito ha aggredito anche loro, lanciando una flash-granade (granata stordente). L’uomo per fortuna è stato rilasciato il giorno dopo.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

Nel mese di novembre, nell’area della Masafer Yatta, si è registrato un ulteriore peggioramento delle pratiche di intimidazione e violenza ai danni della popolazione palestinese.
Le comunità hanno affrontato demolizioni, arresti arbitrari, aggressioni da parte dei coloni e continue restrizioni all’accesso alla terra, mentre allo stesso tempo hanno proseguito con determinazione il lavoro agricolo stagionale, fondamentale per la loro sopravvivenza.
La minaccia costante di demolizioni continua a incidere profondamente sulla vita quotidiana dei residenti palestinesi. Si stima che nell’area siano stati emessi oltre sessanta ordini di demolizione, colpendo abitazioni, strutture agricole e spazi comunitari.

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Così vicini e così lontani

Arriviamo al Community Center di Umm Al-Khair, e se non fosse circondato dai coloni, troppi e troppo vicini, sarebbe un posto bellissimo. Quel vecchio autobus colorato all'ingresso mi porta per un instante all'autobus di Into the wild.
Arriviamo al Community Center, dove hanno ammazzato Ode a luglio. Un morto, è capitato, e mi faccio paura perché questa morte non mi divora come dovrebbe.
Come trovare l'equilibrio tra il rimanere umana, il farmi toccare, il farmi ferire, e il riuscire a rimanere qua?

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Situazione attuale e Attività volontari/e

La Cisgiordania a ottobre ha subito un inasprimento delle pratiche di pulizia etnica e di furto di terre ai danni della popolazione palestinese. 
Gli attacchi dei coloni e delle forze di occupazione israeliane riportati dall’OCHA sono più di 260, il numero più alto dell’ultimo quinquennio. 
Il villaggio di Susyia resta uno dei posti più colpiti, con ben 49 attacchi solo questo mese: irruzioni in abitazioni, taglio di ulivi, distruzione di muri e finestre, incendi a macchine, sono solo alcune delle violenze riportate nel mese. 

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