La Palestina mi ha dato un nome nuovo, come nessuno l’ha pronunciato mai.
La Palestina mi ha accolta come nessuno ha fatto mai.
Mi ha accolta con tè zuccherati, davanti a un ventilatore o intorno a una stufa.
Mi ha accolta con l’odore acre del taboon e del suo strano tabacco, con la polvere sempre sulle scarpe e con fiocchi di lana di pecora portati dal vento.
La Palestina mi ha accolta nelle notti su materassi a terra con coperte pesantissime, mi ha accolta con colazioni a base di pane caldo, olio e bandura o con infiniti vassoi di riso.










