Resistenza a Khallet Athaba

H è passato da casa nostra per fare due chiacchiere e concedersi uno sfogo su Khallet Athaba’.
Provo a trascriverlo, iniziando con la conclusione del discorso, che era positiva: la resistenza palestinese si sta ricompattando e la paura e il senso d'abbandono stanno soccombendo.
H è partito dal momento della demolizione: dopo che praticamente l'80% del villaggio è stato demolito, l’esercito di occupazione non ha permesso agli attivisti e ai giornalisti di fare luce e supportare Khallet Athaba’, tentando di isolare sempre di più la comunità palestinese.

I coloni hanno colto la palla al balzo e hanno iniziato a portare greggi enormi a pascolare dentro le valli, devastando gli ulivi e tutte le coltivazioni del villaggio.
Gli abitanti, allora, hanno provato ad agire per vie legali, denunciando gli abusi.
Ma la legge la fanno i soldati, e i soldati sono i coloni, e così le denunce vanno a vuoto, distrutte come le foglie degli ulivi del villaggio, dalle pecore, dai soldati e dai coloni.
Si arriva così al momento in cui i coloni, sicuri della loro impunità e della inazione da parte dei palestinesi e degli attivisti solidali, piantano una tenda e si trasferiscono accanto al villaggio, portando tutti i giorni centinaia di pecore e decine di coloni a molestare e distruggere tutto ciò che è rimasto di Khallet Athaba’: entrano in casa della gente, sputano in faccia alle donne e ai bambini, lasciano le greggi mangiare tutto, le viti, gli ulivi, le piante, gli alberi; rubano il mangime dentro le stalle, svuotano le cisterne dell'acqua.
Forti della loro complicità con esercito e polizia si inventano accuse e riescono a far arrestare palestinesi e attivisti internazionali.
In questo contesto gli abitanti di Khallet Athaba’ da soli non riescono a gestire la situazione, e così lanciano una chiamata: i palestinesi di At-Tuwani, Mufaqqara, Ar Rakeez e altre aree rispondono all'appello, si muovono compatti verso Khallet Athaba’ per dare supporto.
E la situazione che trovano è questa: gli abitanti di Khallet Athaba’ sono pietrificati, si chiudono in casa o restano a sedere fuori dalla porta, lasciando ai coloni fare da padroni del villaggio.
Non vogliono che né gli internazionali né i palestinesi resistano all'invasione: non si scacciano le pecore dei coloni, non si impedisce loro fisicamente di entrare nelle case, non ci si interpone.
Si sta passivamente a subire.
Gli uomini di Khallet Athaba’ sono tutti da una parte del villaggio e le donne, i vecchi e i bambini restano dentro le poche case rimaste in piedi, subendo gli abusi di coloni quindicenni che non vedono l'ora di agire violenza.
Questa situazione insostenibile si protrae per giorni interi, fino a venerdì, giorno in cui le donne e i bambini di Khallet Athaba’ abbandonano il villaggio.
Si autosfollano andando nella città di Yatta. Sembra l'inizio della Nakba di Khallet Athaba’.
Ma venerdì sera H indice un'assemblea, alla quale partecipano anche attivisti importanti e altri membri dei comitati popolari di resistenza palestinese.
Incoraggia gli abitanti, dicendo loro che non sono soli, che hanno il supporto di At-Tuwani, della Masafer Yatta e non solo. Li incoraggia, dice che nessuno può forzarli ad agire in un certo modo, ma che la lotta è fatta anche di sacrifici: quella è la loro terra! Hanno il diritto di tenerla, hanno il dovere di combattere. I palestinesi resteranno con loro indipendentemente da come andrà a finire, indipendentemente da come decideranno di agire. Ma le donne e i bambini devono tornare. Un villaggio senza donne e bambini è facile preda di una deportazione di massa: “Non vive nessuno qui, ci sono solo uomini, probabilmente tutti attivisti. Sarete banditi dall'area”.
E oggi la resistenza si è ricompattata, H raccontava di come lui e N hanno scacciato le greggi dei coloni, spaventando le pecore per farle allontanare.
Oggi si è risvegliata la Masafer Yatta.
Oggi, dopo una giornata passata ad agire attivamente contro i coloni e l'occupazione, gli abitanti di Khallet Athaba’ si sono confrontati: torneranno a casa le donne e i bambini.
La nakba dovrà ancora aspettare.

Asad