Maggio 2025

Situazione attuale e Attività volontari/e

Nel mese di maggio, nella zona del Masafer Yatta, le forze di occupazione israeliane e i coloni hanno cercato con varie strategie di espellere forzatamente la popolazione palestinese da alcuni villaggi nell’area.

Il 5 maggio un convoglio di militari israeliani e bulldozer ha raggiunto il villaggio di Khallet Athaba’ e ha demolito il 90% del villaggio, poiché il villaggio si trova nella Firing Zone 918, una zona dichiarata di uso esclusivo per l’addestramento dei militari israeliani, dove tutti i villaggi palestinesi esistenti sono sotto ordine di demolizione. 28 adulti e 21 minori sono stati sfollati a causa delle demolizioni di 9 case, 6 grotte, 12 bagni e 6 pozzi con annessi pannelli solari, taniche di acqua, stalle per animali, il sistema idraulico e due sistemi di accumulo dell’energia elettrica solare.

Nonostante la devastazione, gli abitanti del villaggio hanno deciso di restare sulle proprie terre, in vista di una prossima ricostruzione.

I coloni israeliani dell’area, approfittando dell’instabilità generata dalla quasi cancellazione dell’intero villaggio, durante tutto il mese hanno portato le greggi al pascolo nel villaggio, distruggendo le coltivazioni dei palestinesi. Il 26 maggio hanno addirittura montato una tenda accanto a Khallet Athaba’ e si sono insediati in alcune grotte rimaste integre. Dallo stesso giorno, per almeno una settimana, i coloni hanno continuato a distruggere le coltivazioni e a danneggiare le proprietà palestinesi: sono entrati in casa delle persone, sputando in faccia alle donne e ai bambini, hanno rubato il mangime delle pecore, hanno svuotato le cisterne di acqua. Grazie alla complicità dell’esercito e della polizia israeliana, i coloni, rimasti impuniti, stavano per impossessarsi completamente del villaggio, se non fosse stato per la solidarietà dei palestinesi dei villaggi limitrofi. Infatti, in pochi giorni, la comunità palestinese del Masafer Yatta, grazie a un presidio permanente nel villaggio stesso, è riuscita a resistere alle violenze dei coloni, che hanno finalmente lasciato il villaggio portandosi dietro gli animali e la tenda.


A maggio i coloni hanno compiuto altri atti di violenza efferata: il 13 una ventina di coloni mascherati dell’avamposto di Havat Ma’on hanno attaccato con una sassaiola il villaggio di At-Tuwani, per poi spostarsi a Khallet Athaba’ e aggredire fisicamente un uomo palestinese, al quale hanno rotto il braccio.

Il 20 maggio due coloni mascherati sono entrati nel villaggio di Al Fakhit, nel pieno della notte, e hanno distrutto le telecamere della scuola, per poi aggredire con spranghe e coltelli una coppia palestinese, che poi è stata ricoverata in ospedale per le cure.

Il 27 un gruppo di coloni mascherati dell’avamposto israeliano di Susya è entrato in casa di un palestinese del villaggio di Susiya; gli aggressori hanno rotto le finestre della casa e hanno aggredito fisicamente una donna, fratturandole la mano.

A maggio la libertà di movimento dei palestinesi è stata molto ristretta dall’occupazione. Il 15, in occasione della ricorrenza della Nakba, i coloni dell’insediamento di Carmel hanno organizzato un presidio permanente nell’unica strada di accesso ai vari villaggi palestinesi. Il 20 ad Ar Rakeez, lo stesso colono che ad aprile aveva gambizzato l’anziano contadino a cui è stato poi amputato l’arto, si è ripresentato armato sulla terra del palestinese con un bulldozer e ha posizionato dei massi in mezzo alla strada e al campo palestinese, bloccando così la strada.

Inoltre, non si sono fermate nemmeno le demolizioni: il 28 maggio le autorità israeliane hanno demolito una casa e una stalla nella zona di Jawwaya, vicino a Yatta.

Nel frattempo, le forze di occupazione israeliane hanno continuato ad arrestare attivisti internazionali. Il 31 maggio 2 attiviste sono state arrestate dalla polizia israeliana. Una di loro è stata deportata immediatamente, l’altra è ancora in carcere in attesa del processo.