Novembre 2025

Situazione attuale e Attività volontari/e

Nel mese di novembre, nell’area della Masafer Yatta, si è registrato un ulteriore peggioramento delle pratiche di intimidazione e violenza ai danni della popolazione palestinese.
Le comunità hanno affrontato demolizioni, arresti arbitrari, aggressioni da parte dei coloni e continue restrizioni all’accesso alla terra, mentre allo stesso tempo hanno proseguito con determinazione il lavoro agricolo stagionale, fondamentale per la loro sopravvivenza.
La minaccia costante di demolizioni continua a incidere profondamente sulla vita quotidiana dei residenti palestinesi. Si stima che nell’area siano stati emessi oltre sessanta ordini di demolizione, colpendo abitazioni, strutture agricole e spazi comunitari.


Un’altra forma di controllo quotidianamente utilizzata è la ripetuta dichiarazione di cosiddette Closed Military Zone, così impedendo ai palestinesi di accedere ai propri campi e pascoli. Queste misure, insieme alle demolizioni, contribuiscono a un ambiente di precarietà strutturale, che ostacola deliberatamente la permanenza delle comunità sul territorio.
Parallelamente, il mese è stato segnato da un’intensificazione degli arresti, delle intimidazioni e delle violenze da parte dei coloni. In vari villaggi, coloni armati hanno inseguito pastori, aggredito residenti, fatto irruzione nelle abitazioni, danneggiato proprietà private e tentato di sottrarre bestiame.
In un caso emblematico, un colono ha aggredito un palestinese al pascolo per poi accusarlo falsamente davanti alla polizia; le forze israeliane hanno accolto la versione del colono e arrestato il palestinese senza alcuna verifica.
L’esercito ha inoltre effettuato arresti arbitrari di residenti e volontari internazionali, alcuni dei quali sono stati bendati, ammanettati ed espulsi dal Paese.
Checkpoint e perquisizioni improvvisati istituiti da coloni armati, spesso sotto lo sguardo passivo della polizia, hanno limitato ulteriormente la libertà di movimento, rafforzando un clima di instabilità permanente. Tali dinamiche mostrano un modello costante di collaborazione tra coloni armati e forze militari israeliane, in cui le segnalazioni dei coloni vengono sistematicamente privilegiate rispetto ai Diritti dei palestinesi.
Nonostante questo quadro di violenza e restrizioni, le comunità palestinesi hanno continuato a portare avanti il lavoro agricolo stagionale.
Durante la raccolta delle olive, molte famiglie sono state ostacolate da coloni e militari, che hanno molestato i lavoratori, interrotto le attività, limitato l’accesso agli uliveti e perpetrato grandi forme di violenza, fino a espellere molti volontari internazionali, il cui supporto era stato richiesto dalle comunità palestinesi.
Nonostante le sistematiche violenze, numerosi residenti palestinesi continuano il lavoro agricolo, ora arando e seminando in vista delle piogge invernali, spesso in aree soggette a restrizioni o a presenza coloniale costante.
Il lavoro agricolo è diventato un atto quotidiano di resistenza: tornare sulla propria terra, coltivarla e mantenerne il possesso continuato rappresenta un’affermazione concreta del Diritto a restare, vivere e lavorare nel proprio territorio nonostante le pressioni esterne.
Nel complesso, il mese di novembre evidenzia un quadro compiuto di violenza strutturale, esproprio territoriale e controllo sistematico, ma anche la resilienza delle comunità palestinesi, che continuano a radicarsi nella terra e nella vita agricola come forma essenziale di resistenza nonviolenta.