Settembre 2025

Situazione attuale e Attività volontari/e

A settembre in Masafer Yatta sono stati posizionati nuovi cancelli all’entrata di molti villaggi, tra cui quello di At-Tuwani. Negli scorsi mesi in tutta la Cisgiordania sono stati apposti circa 900 cancelli per bloccare l’accesso a città e villaggi palestinesi, come strategia di controllo e limitazione della libertà di movimento dei palestinesi.

La loro apertura o chiusura è rimessa alla discrezionalità delle forze di occupazione israeliane e non è soggetta ad alcun preavviso.

Nello stesso piano si vedono i ripetuti attacchi violenti e le continue invasioni di terra da parte dei coloni. Uno di particolare gravità è avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 settembre nel villaggio di Khallet Athaba’, situato all’interno della “firing zone 918”, zona definita di addestramento militare: una trentina di coloni sono arrivati nella notte armati di coltelli, mazze e spray al peperoncino, e hanno aggredito ferocemente chiunque si trovasse nelle case. Dei 25 palestinesi feriti, 13 sono stati ricoverati in ospedale con lesioni multiple e diverse emorragie interne; tra loro anche una coppia di anziani e un bambino di circa 4 mesi, soffocato dallo spray urticante.

Lo stesso villaggio era già stato al centro di episodi di brutale violenza, tra cui due demolizioni a maggio e un attacco coordinato tra coloni, esercito e polizia il 30 agosto, terminato con l’arresto di 3 palestinesi. Il 17 settembre il villaggio ha subito l’ennesima demolizione, con la distruzione di alcune case e la chiusura delle grotte abitate dalle famiglie palestinesi residenti. Dalla sera stessa però, molti abitanti dei villaggi limitrofi, insieme ad attiviste e attivisti, anche di Operazione Colomba, presenti nell’area, si sono ritrovati a Khallet Athaba’ per riaprire le grotte seppellite dalle macerie e ricostruire una casa, in una clima di grande solidarietà e resistenza popolare.

Il 6 settembre vi è stata la commemorazione dell’omicidio di Awdah Hathaleen, l’attivista e insegnante palestinese ucciso a fine luglio dal colono Yinon Levy, svoltasi nel suo villaggio d’origine, Umm al Kheir. Seppur con l’attenzione delle forze d’occupazione, l’evento è risultato uno dei più importanti momenti di riunione per le comunità locali da ottobre 2023. In quell’occasione è stata ricordata anche l’attivista turco-americana Aysenur Ezgi Eygi, uccisa un anno prima.

Lo stesso villaggio di Umm al Kheir è da tempo vittima di una delle peggiori espansioni coloniali della zona. Ad agosto erano stati posti 4 nuovi container nelle vicinanze del “Community Center”, punto di aggregazione e luogo dell’assassinio di Awdah Hathaleen, e a settembre questi lavori sono continuati, sempre alla presenza dell’assassino Yinon Levy. Il risultato è stato un ampliamento dello stesso avamposto, dove sono state costruite reti elettriche e idriche, sabotando le stesse del villaggio palestinese, rimasto per giorni al buio e senza acqua.

Un’ulteriore modalità di furto dei terreni palestinesi registrata a settembre è stata la costruzione di strade di collegamento tra colonie e nuovi avamposti, grazie all’esercito israeliano che dichiarava queste terre “zona militare chiusa”, per lasciarle devastare dai coloni, in particolare nel villaggio di Jawwaya. Sono continuate le invasioni e i danneggiamenti nelle proprietà agricole palestinesi ad opera dei coloni, tra cui spiccano le violenze contro Sheikh Saeed al Amour, già gambizzato lo scorso aprile e continuamente umiliato dai coloni che occupano i suoi campi nel villaggio di Ar Rakeez.

Il 23 settembre a Umm Dorit coloni armati hanno invaso per alcune ore una casa palestinese cercando di scacciare la famiglia residente. Le forze d’occupazione israeliane accorse sul luogo hanno dimostrato inoltre particolare aggressività nei confronti degli attivisti internazionali accorsi sul posto.

Contemporaneamente ad Al-Fakheit, villaggio situato nella “Firing Zone 918” nei pressi della Green Line, una donna palestinese e due attiviste internazionali sono state brutalmente aggredite da un gruppo di coloni armati di bastoni; le ferite sono state così gravi da richiedere il trasporto in ospedale tramite ambulanza.

Purtroppo il 29 settembre la Corte Suprema israeliana ha rigettato il ricorso presentato contro l’ordine di demolizione della Guest-House di At-Tuwani, luogo di incontro per le comunità locali e anche con la solidarietà internazionale, decretandone la demolizione entro 15 giorni. L’edificio era da anni nel mirino delle forze d’occupazione che in più occasioni hanno minacciato di demolirlo. L’occupazione tende a colpire per frammentare e isolare le comunità palestinesi; l’unica risposta possibile è il sumud: resistere, insieme.