Situazione attuale e Attività volontari/e
A dicembre l’area della Masafer Yatta ha visto una serie di pratiche di violenza ai danni della popolazione palestinese attraverso aggressioni, intimidazioni, arresti illegali, furto di terra e di bestiame.
Nonostante le forti piogge di dicembre, le comunità palestinesi hanno continuato ad arare le loro terre in previsione dei pascoli primaverili. Quasi ogni giornata di aratura ha visto interruzioni e intimidazioni da parte di polizia e esercito (che contestavano la proprietà delle terre palestinesi) e da parte di coloni armati e coloni pastori (che aggredivano palestinesi e attivisti internazionali e danneggiano campi e ulivi).
Inoltre, si sono intensificati gli arresti arbitrari: una pratica illegale, violenta e particolarmente traumatizzante per le famiglie coinvolte, che vedono i propri cari portati via dalle forze di occupazione senza sapere né la meta, né l’accusa. Specialmente nell’area di Susya l’esercito israeliano, anche a seguito di una denuncia per aggressione (mai avvenuta) sporta da coloni, ha ripetutamente arrestato uomini palestinesi. In un’occasione, il 13 dicembre, un uomo del villaggio di Samoa è stato prelevato dalla sua macchina in cui erano presenti anche i due figli piccoli, che sono rimasti nel veicolo, soli e terrorizzati. All’arrivo di attivisti internazionali, l’esercito ha aggredito anche loro, lanciando una flash-granade (granata stordente). L’uomo per fortuna è stato rilasciato il giorno dopo.
Si sono moltiplicate le aggressioni dei coloni a danno di famiglie palestinesi: i villaggi di Hraibet al-Nabi, Samoa e Gwein hanno subito attacchi e incursioni notturne di coloni israeliani armati di bastoni o armi da fuoco, che hanno assalito le case, aggredito le famiglie e in alcuni casi anche gli attivisti internazionali. Susya ha subito due attacchi violentissimi: uno in cui i coloni hanno attaccato il villaggio con bombe molotov e provocato un incendio, e uno in cui un gruppo armato di bastoni ha fatto irruzione in una proprietà palestinese, uccidendo delle pecore e riempiendo le stanze della casa di gas urticante, che ha costretto il figlio più piccolo al ricovero ospedaliero. Ad Al-Fakheit, inoltre, una macchina palestinese che stava tornando al villaggio è stata presa a sassate e gravemente danneggiata da un gruppo di coloni. In tutti questi casi, l’esercito e la polizia hanno sempre spalleggiato i coloni, minacciando e accusando falsamente i palestinesi.
Un esempio lampante di collaborazione tra coloni, esercito e polizia è stata l’aggressione ai danni di un contadino palestinese (già vittima di un attacco armato lo scorso maggio, per cui aveva subito l’amputazione di una gamba), avvenuta il 15 dicembre ad Ar Rakeez, quando un colono ha cercato di rimuovere la recinzione intorno alla sua proprietà. Alle proteste dell’anziano contadino, è seguito l’arrivo dell’esercito, di coloni armati – che hanno scambiato saluti con i soldati – e della polizia. Dopo aver minacciato il signore palestinese, la sua famiglia, e gli attivisti internazionali presenti sul campo, l’esercito lo ha brutalmente arrestato, sbattendolo a terra, nonostante la sua disabilità e le stampelle che usa per camminare. Dopo il rilascio, avvenuto il giorno stesso, il contadino è dovuto rimanere in ospedale per giorni a causa delle ferite riportate.
Lo stesso giorno, l’esercito ha condotto un nuovo raid ad At-Tuwani, entrando in alcune case di attivisti palestinesi e identificandoli, in un’ennesima prova di forza contro la resistenza nonviolenta del villaggio. L’esercito israeliano ha inoltre continuato le pratiche di intimidazione e di limitazione della libertà di movimento delle persone palestinesi: il 23 dicembre la strada per Al-Birke è stata bloccata con pesanti massi e ad Umm Al-Khair è stato registrato il transito di esercito, coloni e decine di bulldozer.
Contemporaneamente procede l’espansione degli avamposti illegali, con l’installazione di un’unità abitativa sulla collina di Khelly e di una tenda nelle vicinanze di Khallet Athaba’, un villaggio che ha già subito gravissimi attacchi nei mesi precedenti.






