Situazione attuale e Attività volontari/e
A luglio nel Masafer Yatta le forze di occupazione israeliane hanno usato varie strategie di attacco, perseguendo il tentativo di espulsione della popolazione palestinese dai villaggi.
Il 12 luglio alcuni coloni hanno forato 80 metri di tubature che fornivano acqua corrente al villaggio di Maghayr Al Abeed. Nello stesso periodo, il villaggio di Tuba è stato frequentemente invaso da coloni che con le greggi hanno pascolato nei pressi delle case del villaggio, e in vari modi hanno disturbato e intimorito i residenti.
Il 15 luglio sempre i coloni hanno attaccato una famiglia del villaggio di Susya, picchiando il padre di famiglia, a cui hanno rotto le dita di una mano.
Le aggressioni sono proseguite nel corso di tutto il mese: il giorno 24 nel villaggio di Shab El Boutum un gruppo di coloni ha attaccato i residenti, razziando le case e aggredendo fisicamente alcuni palestinesi: una donna è stata ricoverata in ospedale per lesioni, dimessa il giorno seguente.
Il 25 luglio le forze di occupazione (coloni, esercito e polizia, per un totale di circa 100 persone) hanno invaso il villaggio di At-Tuwani, provando ad entrare in alcune case, impedendo ai palestinesi residenti e agli attivisti locali e internazionali di circolare liberamente nel villaggio e intimidendo le persone. Con la collaborazione dell'esercito israeliano e della polizia, i coloni hanno invaso la stalla di un residente e hanno rubato tre pecore. Le forze di occupazione sono poi ritornate nel villaggio nella notte e hanno rubato un agnello.
L'escalation di violenza ha raggiunto l'acme il 28 luglio: le forze di occupazione hanno dato l'autorizzazione ai coloni di lavorare la terra del villaggio palestinese di Umm Al Khair. Nel tentativo di fermare i lavori illegali, i residenti del villaggio, assieme ad attivisti locali e internazionali, si sono riuniti nel villaggio. Nel pomeriggio, il colono Yvon Levy, sanzionato precedentemente dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti (sanzione rimossa poi dall'amministrazione Trump) e coordinatore dei lavori da parte delle forze di occupazione, per allontanare i palestinesi ha sparato a raffica sulle persone radunate a Umm Al Kheir, uccidendo Awdah Hathaleen, residente del villaggio.
L’atrocità dell’atto si aggrava nei momenti e giorni seguenti: le forze di occupazione non hanno arrestato il colono omicida, ma 17 palestinesi del villaggio e 1 di Tuba, un villaggio vicino. Le forze di occupazione hanno perfino impedito ai non residenti (palestinesi e internazionali) di recarsi a Umm Al Khair per mostrare vicinanza alla famiglia e al villaggio.
In questo quadro di alta tensione e violenza, la resistenza palestinese delle persone nel Masafer Yatta continua a essere potente e compatta: 70 donne del villaggio di Umm Al Kheir hanno iniziato uno sciopero della fame per richiedere la restituzione del corpo di Awdah (che le forze di occupazione rifiutano di consegnare e di far seppellire a Umm Al Khair, suo villaggio di appartenenza); le persone provano in ogni modo a fermare e denunciare le appropriazioni illecite di terra dei coloni e delle forze di occupazione e a resistere, con il sostegno della solidarietà internazionale.






