Le notti d’autunno sono lunghissime in Masafer Yatta: i cani abbaiano tutta notte e ogni rumore diventa spaventoso, quando bisogna stare in vedetta per controllare che non escano i coloni dagli avamposti.
Il sabato sera spesso festeggiano così lo shabbat, armati e incappucciati vanno a caccia di palestinesi, pronti a distruggere case, devastare campi, sgozzare pecore, e talvolta perfino prendere a bastonate famiglie intere.
Le riprese delle telecamere sulle case palestinesi ripropongono scene da film dell'orrore: coloni mascherati scaraventano caprette bianche terrorizzate a terra e le prendono a bastonate, con furia cieca e inaudita crudeltà.
A novembre, quando le colline sassose sono avvolte nel silenzio e le ore scorrono lente, alle nove di sera tutto tace.
I palestinesi qui mangiano presto, seguono i ritmi della natura, e poi vanno a riposare, ma sempre con un occhio aperto per controllare che non accada nulla.
Ormai ci sono alcuni villaggi della zona in cui è necessario garantire una presenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, gli attacchi sono frequenti, e gli avamposti in continua espansione; caravan dopo caravan, le creste delle colline ormai sono quasi tutte occupate, e lo spazio tra la fine del villaggio palestinese e l’inizio dell’avamposto israeliano illegale è ridotto a pochi metri.
A Um Durit, per esempio, ormai il villaggio palestinese somiglia sempre più a un’isoletta che annega, circondata da un recinto che si stringe in modo inarrestabile intorno al suo spazio vitale.
Ci vive una sola famiglia, con qualche ulivo, l’orto, polli, conigli, colombi e una mucca.
Le pecore sono state rubate tutte dai coloni, che si permettono perfino di far scorrazzare le - ormai loro - greggi sulla terra palestinese, per nutrirle con le poche piante della stessa famiglia a cui hanno rubato gli animali.
Sono coloni aggressivi, girano armati di fucile automatico, e i loro figli adolescenti hanno il sorriso beffardo dell'impunità stampato sulla faccia.
Ma allo stesso tempo insegnano al bambino più piccolo ad andare in bici e scaricano la spesa dal bagagliaio della macchina - ripetendo gli stessi gesti che compio io ogni settimana.
Vivono nella famigerata 'zona d'ombra', che cela la brutalità dietro le cortine di una famiglia ordinaria.
Le notti sono anche brevissime in Masafer Yatta, passano in un attimo, tra le luci delle torce dei coloni, i lampeggianti dell’esercito e della polizia, a caccia di palestinesi da arrestare o di internazionali da espellere.
A volte bisogna andare veloce sui pendii scoscesi di queste colline, correndo a saltoni sulle pietre, per evitare di farsi vedere dalle forze di occupazione in divisa, che garantiscono uno scudo di sicurezza alle espansioni dei coloni.
Un'identificazione può significare l’arresto e un’espulsione che spegnerebbe un altro cono di luce sulle violazioni dei Diritti Umani contro i palestinesi.
Fortunatamente ci sono notti in cui riusciamo a riprendere il controllo del nostro tempo, dettiamo noi le regole del suo scorrere, ingannando l'occupazione.
Sono le notti migliori, scorrono serene, tra gli occhiolini e le risate di una partita a briscola con i ragazzi palestinesi.
La mia squadra ha perso questa mano di carte, ma per qualche ora abbiamo vinto tutti insieme.
S.







