Situazione attuale e Attività volontari/e
La Cisgiordania a ottobre ha subito un inasprimento delle pratiche di pulizia etnica e di furto di terre ai danni della popolazione palestinese.
Gli attacchi dei coloni e delle forze di occupazione israeliane riportati dall’OCHA sono più di 260, il numero più alto dell’ultimo quinquennio.
Il villaggio di Susyia resta uno dei posti più colpiti, con ben 49 attacchi solo questo mese: irruzioni in abitazioni, taglio di ulivi, distruzione di muri e finestre, incendi a macchine, sono solo alcune delle violenze riportate nel mese.
Nel villaggio di Hribet an-Nabi è stata occupata una delle grotte del villaggio. La polizia israeliana, chiamata molte volte, ha declinato ogni intervento, dichiarando l’impossibilità di dimostrare la proprietà della grotta ai palestinesi, così lasciando impuniti i coloni oramai insediatisi.
Anche nel villaggio di Umm al-Khair – dove l’attivista palestinese Awdah Hathaleen è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da un colono lo scorso luglio – si è osservata una forte escalation delle violenze da parte delle forze di occupazione. Il 4 ottobre, la guardia armata della vicina colonia di Carmel, ha aggredito con un bastone una donna palestinese, sputandole addosso, oltre che un’attivista internazionale, e ha distrutto alcuni ulivi. Nel vicino Zweidin, 7 coloni hanno attaccato dei palestinesi, distruggendo auto e finestre delle abitazioni; al crescere della tensione con la popolazione locale, sono partiti colpi di arma da fuoco contro due palestinesi: uno è stato colpito alla gamba, l’altro è stato colpito al braccio. Contemporaneamente 17 palestinesi sono stati arrestati e detenuti in condizioni disumane.
Sempre a Umm al-Khair il 7 ottobre sono stati sradicati circa 150 ulivi nei terreni palestinesi e l’esercito israeliano ha dichiarato una nuova area militare chiusa, giustificata dai lavori per la strada pedonale per collegare il nuovo avamposto alla colonia di Carmel. In questo avamposto, iniziato a fine settembre e inaugurato con la visita di parlamentari estremisti della Knesset, sono stati installati nuovi container già abitati, esponendo la comunità a continui attacchi di coloni estremisti armati.
Dal 28 ottobre, sul villaggio pende il nuovo ordine di demolizione su larga scala consegnato dalle forze di occupazione israeliane: 14 edifici del villaggio rischiano da un momento all’altro di essere demoliti, inclusi il centro comunitario e la serra, punti di incontro e aggregazione importanti.
Ad At-Tuwani, il 16 ottobre poco dopo la mezzanotte, sono entrate nel villaggio circa 15 camionette dell’esercito con soldati e coloni-soldato. Si tratta di uno dei raid più massicci degli ultimi mesi da parte delle forze di occupazione. I militari hanno perquisito tutte le abitazioni palestinesi, sequestrato cinque persone (bendate e legate ai polsi, compresa una donna incinta), aggredito diversi abitanti, sfondato la porta della guest-house e identificato quattro attivisti internazionali. L'invasione dell'esercito, protrattasi fino alle 3.00 del mattino, è stata una palese prova di forza da parte delle forze di occupazione israeliane.
Il 21 ottobre, nell’area abbandonata di Khirbet Sarura, adiacente a Mufaqqara, un gruppo di coloni si è insediato in una grotta palestinese, cercando di stabilire un nuovo avamposto. Gli occupanti hanno montato una struttura a forma di stella di Davide e piantato una tenda, minacciando e aggredendo palestinesi e internazionali accorsi sul posto. Polizia ed esercito, chiamati dal proprietario palestinese della grotta, invece che sgomberarla e allontanare i coloni, hanno istituito una zona militare chiusa, di fatto allontanando i palestinesi dal villaggio e permettendo ai coloni di restare. In risposta, gli abitanti di At-Tuwani, Mufaggara e Khallet Athaba’ hanno stabilito un presidio fisso in collaborazione con gli attivisti internazionali ed israeliani, tuttora in essere. Le conseguenze dell'occupazione del villaggio di Sarura sarebbero gravissime: Sarura è, infatti, punto di raccordo tra i villaggi di At-Tuwani, Mufaqqara e Khallet Athaba’. Quest'ultimo, recentemente demolito all’80% dalle forze di occupazione, rischia il totale isolamento dagli altri villaggi palestinesi. Mufaqqara, invece, accanto alle grotte occupate, rischia un totale accerchiamento, poiché alle spalle del villaggio c’è la colonia di Avigayil.
Infine, la c.d. Firing zone 918, che include diversi villaggi palestinesi dell’area, è caratterizzata da strategie specifiche da parte delle forze occupanti: coloni ed esercito prendono di mira specificamente gli attivisti internazionali per espellerli, causando grande insicurezza tra le famiglie palestinesi, che si sono sempre appoggiate alla loro presenza di deterrenza.
Nonostante queste violenze, la vita dei villaggi continua e le azioni comunitarie non si fermano: ad At-Tuwani è stato costruito un nuovo terrazzo accanto alla moschea, per offrire alla comunità uno spazio aperto per le celebrazioni religiose. A Mufaqqara, a poca distanza dalla grotta occupata, la comunità palestinese ha piantato degli ulivi, a rinsaldare il legame con la terra, e le attività del presidio sono scandite da momenti di vita comunitaria, come la condivisione dei pasti, preghiere collettive e serate in compagnia anche di Operazione Colomba.






