Comunicato Stampa

Alberto Capannini di Rimini e Giovanni Marinelli di Firenze, volontari di Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, domenica 8 settembre si recheranno in Libano per una missione di Pace.
Gli obiettivi del viaggio, programmato da tempo, sono dare sostegno ai siriani profughi nei campi libanesi; incontrare e supportare le realtà siriane che lavorano per una Pace che non vuole e non può essere ottenuta con l'uso delle armi.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

Con il Ramadan e la Quaresima cristiana, entrambi iniziati alla fine di febbraio, il mese di marzo è cominciato per i volontari/e in Siria all’insegna di una diversa scansione delle ore del giorno, nella condivisone con la comunità locale di questi momenti importanti dell'anno.
Tra notti infinite di convivialità, e inizi più lenti dovuti ai diversi digiuni, i lunghi pomeriggi del mese di marzo sono stati scanditi da alcuni suoni ricorrenti: le campane delle chiese alle ore 5 a significare la preghiera pomeridiana, i rombi assordanti dei motorini precedenti al suono dell’Adhan (annuncio fatto dalle moschee al tramonto che segna la fine del digiuno quotidiano) e poi gli improvvisi silenzi della città, a suggerire l'inizio della condivisione del pasto.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

Nel mese di febbraio si è consolidata la nostra attività di presenza, sostegno e vicinanza alle famiglie di Qusayr, in un progressivo sfumarsi dello stupore di vedere degli "ajaneb" (stranieri in arabo) in città, mentre prosegue costante il ritorno di siriani che, alcuni dopo più di un decennio all'estero, provano a ricominciare le loro vite qui in Siria.
Una parte del gruppo ha fatto un viaggio per consolidare il rapporto con la comunità cristiana del villaggio di Toumine, per passare del tempo con delle vecchie amicizie del Libano nei paesi di Deir Al Fardis e Taldou, e ampliare i legami della Colomba con la parrocchia siro-cattolica di Hama, una delle poche presenze cristiane in una città prevalentemente sunnita.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

Il 2026 del progetto in Siria è iniziato con qualche timido fuoco d’artificio e il ritoccare delle campane della parrocchia di Quseyr. Come Natale, anche la festa del nuovo anno è stata occasione di incontro e scambio, in particolare con la comunità cristiana di Quseyr.
Nei giorni successivi il gruppo sul campo è andato poi a far visita a due famiglie che abitano in provincia di Homs, in villaggi confinanti l’uno con l’altro, uno cristiano e l’altro sunnita. La famiglia cristiana è una conoscenza recente, incontrata a Deir Mar Musa durante uno dei primi viaggi esplorativi; quella musulmana invece è legata alla Colomba da un’amicizia consolidata precedentemente in Libano e tenuta stretta anche ora in Siria.

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Situazione attuale

Siria

Il primo anniversario dalla fine del regime degli Asad si è manifestato in grandi raduni che hanno attraversato tutto il Paese, organizzati soprattutto dal Governo centrale per celebrare insieme alla popolazione questo primo anno al potere dopo la “liberazione”.
Purtroppo il morale alto per queste celebrazioni ha dovuto cedere il passo agli eventi che a fine mese hanno scosso il Paese in diversi posti.
La visita del Ministro degli Esteri Turco a Damasco, a cui non ha presenziato la leadership delle SDF curdo siriane del nord est, è stato un evento che ha alzato la tensione tra l’amministrazione del nord est, a guida curda, e l’esercito del Governo centrale.
Ad Aleppo, nei quartieri a maggioranza curda di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, si sono verificati forti scontri tra le SDF e l’esercito del Governo centrale, trasformatisi poi in una vera e propria rappresaglia dell’esercito nei confronti di questi quartieri. Dopo tre giorni di combattimenti armati, la cessazione degli scontri ha lasciato dietro di sé vittime, sfollati e una tensione che si mantiene alta e lascia presagire una resa dei conti tra il nuovo potere centrale e le SDF curde che hanno controllato il nord est del Paese dall’inizio della guerra civile.
A Homs un attentato esplosivo in una moschea alawita nel quartiere di Wadi Dhahab ha fatto 8 vittime. Conseguentemente, si sono verificate numerose manifestazioni di cordoglio e protesta nella stessa Homs e nelle zone a maggioranza alawita sulla costa. Specialmente in quest’area si sono verificati scontri, aggressioni e vittime tra gli alawiti e le forze di sicurezza del Governo centrale che erano confluite nell’area, dove lo scorso aprile si era verificato il massacro di tre mila alawiti quasi tutti civili, questa volta sedando i disordini con coprifuoco e presidio della zona.

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