Situazione attuale

Siria

Ad agosto la Siria ha vissuto una serie di eventi significativi sia sul fronte politico che su quello militare, riflettendo le continue tensioni interne ed esterne che caratterizzano il Paese.
Sul piano militare, gli scontri sono proseguiti in diverse regioni, con episodi di violenza che hanno coinvolto vari attori locali e internazionali. L'evento più rilevante è stato l'attacco con un drone, avvenuto il 10 agosto, contro una base americana in Siria, che ha causato il ferimento di otto soldati statunitensi. Questo attacco, attribuito a milizie sostenute dall'Iran, ha sottolineato la persistente instabilità nella regione e il coinvolgimento continuo delle forze iraniane in Siria.
Inoltre, il 23 agosto, un alto leader di al-Qaeda affiliato al gruppo Hurras al-Din, Abu Abdul Rahman Makki, è stato ucciso durante un raid aereo nella regione di Idlib. Questo evento riflette la continua operatività dei gruppi jihadisti in Siria, nonostante la lunga guerra civile e le operazioni antiterrorismo condotte dalle forze internazionali.
Sul fronte politico, si è assistito a una rara collaborazione tra Russia e Turchia, che hanno ripreso le pattuglie congiunte nel nord della Siria il 24 agosto. Questa ripresa dei pattugliamenti è significativa nel contesto delle tensioni che avevano caratterizzato i rapporti tra i due Paesi nell'ultimo anno.
In parallelo, le tensioni tra Israele e le forze iraniane in Siria sono continuate. Israele ha lanciato attacchi aerei contro obiettivi iraniani in Siria come rappresaglia per un attacco missilistico di Hezbollah avvenuto a fine luglio, evidenziando il ruolo della Siria come teatro principale del conflitto indiretto tra Israele e Iran.
Infine, sul piano interno, la situazione economica e sociale della Siria rimane gravemente deteriorata, con una popolazione ancora alle prese con le conseguenze di oltre un decennio di guerra civile. L’economia è in rovina e milioni di siriani continuano a vivere in condizioni di estrema difficoltà, mentre il regime di Assad continua a mantenere il controllo grazie al supporto iraniano e russo.

Libano

Agosto 2024 è stato un mese difficile per il Libano, un Paese intrappolato in una spirale di crisi multiple che sembrano non avere fine. La combinazione di instabilità politica, crisi economica, mancanza di elettricità, carenze di carburante e la crescente emergenza umanitaria ha reso la vita quotidiana ancor più insopportabile. Il futuro del Paese è incerto, con poche prospettive di miglioramento nel breve termine senza un intervento internazionale significativo e un cambiamento radicale nella leadership politica.
In particolare, la situazione al confine con Israele si è ulteriormente deteriorata, culminando in una serie di scontri armati che hanno accentuato la tensione tra i due Paesi. Gli scontri sono iniziati sin dal primo giorno del mese con una serie di attacchi missilistici lanciati da Hezbollah verso il nord di Israele, che hanno colpito diverse località, provocando danni materiali e alcune vittime tra i civili.

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Situazione attuale

Siria

L'Italia riapre l'ambasciata in Siria, dopo più di dieci anni di interruzione delle relazioni. E lo fa nonostante il disinteresse di UE e NATO. La riapertura dell’ambasciata italiana a Damasco è la conferma che l’Italia si sta facendo promotrice di una strategia di normalizzazione dei rapporti con il regime siriano guidato dal ricercato internazionale Bashar al Assad.
Mentre le dinamiche geopolitiche continuano a evolversi in Medio Oriente, dopo circa 11 anni di quasi totale blackout, oggi Damasco e Ankara lanciano messaggi a favore del ripristino dei rapporti. L'incontro tra Erdogan e Assad è in programma nel mese di agosto a Mosca e sarà mediato dal presidente russo Vladimir Putin. All’inizio del mese di luglio si sono registrati episodi di esplosione di rabbia contro i rifugiati siriani in diverse città dell’Anatolia centrale e sudorientale. La crescente insofferenza per l’aggravarsi della crisi economica e valutaria sta alimentando un’ondata di xenofobia contro le comunità di immigrati nei piccoli e grandi centri della Turchia che ospitano oltre tre milioni e mezzo di rifugiati siriani e circa seicentomila afghani, pakistani, iraniani e decine di migliaia di persone provenienti da altri Paesi del mondo islamico, dell’Asia centrale e dell’Africa. La popolazione locale ritiene gli immigrati responsabili dell’aggravarsi della crisi economica, della diffusione della criminalità e del degrado delle città e ciò sta scatenando e alimentando forti sentimenti anti siriani.

Libano

Il mese di luglio si è aperto con varie dichiarazioni della classe politica libanese in linea con le intenzioni di fondo del pacchetto di aiuti da un miliardo di euro promesso a maggio dalla Presidente della commissione UE Von der leyen. Gli obiettivi sono la ripresa e l’intensificazione dei rimpatri dei rifugiati siriani in accordo alla politica di esternalizzazione delle frontiere intrapresa ormai da parecchi anni dall’Unione. Parallelamente molti datori di lavoro hanno smesso di assumere siriani e secondo recenti notizie, i comuni hanno emesso nuove restrizioni, arrivando a sfrattarli. In aggiunta a ciò sembrerebbe si stia intensificando un trend allarmante di sparizioni delle persone deportate.

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Situazione attuale

Siria

A fine giugno almeno tre persone sono state uccise e altre 11 ferite in un attacco in Siria attribuito a Israele, vicino la città di Sayyidah Zaynab, a sud della capitale Damasco. Lo ha reso noto l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, ripreso dai media israeliani. L’attacco, secondo la stessa fonte, avrebbe colpito il centro servizi di una fondazione affiliata a gruppi filo-iraniani, tra cui gli Hezbollah libanesi.
Per quanto riguarda lo scenario internazionale, in Germania sono state arrestate cinque persone sospettate di aver commesso crimini contro l'umanità in Siria. I presunti crimini di guerra sono stati commessi tra il 2012 e il 2014 nei primi anni della guerra civile siriana, da parte di quattro militari e un membro dei servizi segreti del regime di Bashar Al-Assad. Gli arresti sono stati effettuati grazie alle leggi sulla giurisdizione universale che vigono in Germania, che consentono ai magistrati tedeschi di perseguire i crimini contro l'umanità commessi ovunque nel mondo.

Libano

Continuano i colloqui tra Hezbollah e il mediatore statunitense in merito alla situazione nel sud del Libano, dove perdura la “sorveglianza” israeliana con raid aerei sul territorio libanese e dove si sono verificati omicidi di presunti (secondo Israele) membri del partito di Dio.
Anche il Presidente francese Emmanuel Macron è intervenuto recentemente invitando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad evitare di provocare un’escalation del conflitto tra Israele e i militanti di Hezbollah in Libano. La tensione crescente è evidente: la Francia ha sottolineato l’urgente necessità di evitare il peggioramento della situazione poiché avrebbe un impatto negativo sia sul Libano che su Israele. Le famiglie siriane che vivono nella valle della Bekaa e nel sud del Libano raccontano che la presenza aerea militare israeliana è motivo di grande paura per gli abitanti della zona e c’è grande preoccupazione, tanto che nella regione sono state chiuse 35 scuole: per 6000 bambini è sospeso il Diritto allo studio. Nel mese di giugno inoltre la campagna cosiddetta “di sicurezza” portata avanti dall’Ufficio di Sicurezza Generale e dalla Sicurezza di Stato libanese si è accanita verso negozi e attività commerciali gestite da siriani: le notizie ufficiali riportano di diverse attività chiuse e di almeno 6 persone siriane arrestate, ma sono in continuo aumento.

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Situazione attuale

Siria

In questo mese è arrivata una storica sentenza da parte della Corte Francese che ha condannato in contumacia all’ergastolo tre ufficiali di alto rango siriani per l’arresto, la sparizione e le torture nei confronti di due cittadini franco-siriani nel 2013. Tra i condannati, spicca un famoso Generale a capo della direzione generale dell’intelligence siriana, uno dei quattro maggiori comparti di sicurezza del Paese. Questa sentenza segue la condanna tedesca di un Colonnello siriano nel 2022. Sentenze che rimangono lontane dall’essere applicate ma che costituiscono tappe fondamentali per la giustizia contro i crimini di guerra.
In questo periodo, in cui centinaia di siriani tentano il ritorno o vengono deportati, diverse sono le testimonianze dirette di quello che li attende: la leva obbligatoria, sparizioni forzate, torture in carcere, il saccheggio delle proprietà, se ancora esistenti, e aggressioni.
Per quanto riguarda lo scacchiere regionale, l’Arabia Saudita ha nominato il primo Ambasciatore in Siria dal 2012, un altro mattoncino che lastrica inesorabilmente la strada della normalizzazione internazionale con il regime Siriano.
Sul campo la situazione rimane invariata e deteriorata, facendo della Siria un condominio della guerra tra le parti in conflitto. Israele, dopo il consolato iraniano a Damasco, ha colpito al confine con il Libano, nella zona di Qusayr (Homs) e ad Aleppo, realizzando uno dei suoi attacchi in Siria più mortali, con 40 morti.
Cellule del sedicente Stato Islamico continuano a condurre attacchi nella zona desertica dell’est del Paese.
A nord-ovest, nella zona di Idlib, non sotto il controllo del regime, proseguono le proteste contro i gruppi armati che controllano l’area e si rendono fautori della repressione del dissenso attraverso rapimenti mirati e intimidazioni della popolazione.

Libano

In Libano continuano su più livelli le pesanti limitazioni alla libertà dei profughi siriani, portate avanti dai diversi organi statali. Le limitazioni vanno dai check point temporanei dell’esercito, ai censimenti delle persone siriane delle municipalità; dal piano d’azione per il rimpatrio in Siria che il governo libanese ha presentato all’VIII Conferenza di Bruxelles, alle decisioni prese dalla GSO (General Security) per implementare i controlli ai confini e limitare l’accesso di stranieri clandestini. Il chiaro messaggio è di spingere i profughi siriani al rientro in Siria.
A conferma di ciò, all’inizio di maggio il governo del nord del Libano ha negato il permesso di manifestare in supporto dei rifugiati siriani a Tripoli, ma questo non ha fermato le persone dallo scendere per le strade per far sentire la propria voce.

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Situazione attuale

Siria

Il primo giorno del mese di aprile un attacco da parte di Israele ha colpito l'ambasciata iraniana a Damasco: 16 le vittime, tra le quali due civili e diversi militari d'alto rango (anche due alti ufficiali della forza Quds, una componente del corpo delle guardie della rivoluzione islamica, una delle tre forze armate dell'Iran). Con questo attacco Israele ha dimostrato di poter colpire in modo mirato obiettivi considerati inviolabili, come le sedi diplomatiche estere, con il rischio di provocare un'esplosione in Medio Oriente. La reazione da parte dell'Iran non si è fatta attendere e nella notte del 13 aprile ha attaccato lo Stato di Israele con più di 300 droni. Il 99% di questi è stato abbattuto in volo.
Il 15 aprile si è aperto a Stoccolma il processo a Mohammed Hamo, ex generale siriano accusato di crimini di guerra commessi in Siria tra gennaio e luglio 2012. Si tratta di un evento importante perché è il più alto responsabile siriano a essere processato in Europa. L’iter, che dovrebbe concludersi a maggio, potrebbe costargli l'ergastolo. Saranno chiamate a testimoniare sette parti civili, molte siriane.
Infine, al confine con la Turchia si registrano continue violazioni nei confronti dei siriani che cercano di attraversare il confine per trovare rifugio nel Paese. In modo particolare Human Rights Watch denuncia torture e uccisioni da parte della polizia di frontiera e chiede al governo di adottare misure urgenti ed efficaci per porre fine a questa orribile situazione.

Libano

In Libano si avvicendano incontri internazionali di diplomazia di guerra, come quelle del Segretario di Stato Americano, ma anche di supporto alla “sicurezza e stabilità” del Paese, da parte del Premier italiano e l’imminente visita del Presidente della Commissione Europea. Queste rimangono comunque avulse dalla situazione del Paese reale, imbizzarrito per le sue sperequazioni sociali, limitazioni delle libertà personali e civili, sistema sanitario al collasso, un conflitto che infuria nel sud del Paese e rifugiati in balia di violenze sistematiche e sommarie.
Per il secondo anno consecutivo l’avvicinamento alla Conferenza di Bruxelles per i Rifugiati coincide con una massiccia ondata di odio nei confronti dei siriani, causata dall’assassinio di un’esponente del partito delle Forze Libanesi, il cui corpo è stato ritrovato in Siria.
Questo evento ha innescato una escalation di linciaggi, aggressioni sommarie da parte di gang, provvedimenti delle municipalità come divieto di assunzioni lavorative, sfratti coatti, coprifuoco e azioni da parte della polizia e dell’esercito che prevedono punizioni collettive come ordini di evacuazione e distruzione di interi campi profughi, arresti sommari, soprattutto in corrispondenza dei checkpoint di Deir Ammar e Madfoun, nel nord del Paese, e deportazioni seminando il panico e alimentando un’atmosfera di angoscia della quotidianità dei rifugiati.
Contestualmente, questa situazione va a fomentare la tratta di esseri umani e la rotta del Mediterraneo orientale, per cui non si contano i barconi che lasciano le coste libanesi puntando a Cipro e all’Italia. Questi stessi viaggi disperati diventano oggetto di push back in mare e conseguenti arresti e deportazioni.
I difensori dei Diritti Umani, inoltre, lanciano l’allarme richiamando l’attenzione sui colloqui internazionali tra Libano, Cipro, Italia e Unione Europea in quanto trattano le migrazioni come una questione di sicurezza che mira a reprimere le partenze per mare e a incentivare i ritorni in Siria che rimane un posto non sicuro.
Questo tipo di politiche, non solo sono chiamate a mantenere il rispetto del Diritto internazionale e dei Diritti Umani, ma sono potenzialmente controproducenti per l’ulteriore pressione sui rifugiati, andando a indurre nuove ondate di immigrazione cosiddetta irregolare.

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