SIRIA-LIBANO / Gennaio 2026

Situazione attuale e Attività volontari/e

Il 2026 del progetto in Siria è iniziato con qualche timido fuoco d’artificio e il ritoccare delle campane della parrocchia di Quseyr. Come Natale, anche la festa del nuovo anno è stata occasione di incontro e scambio, in particolare con la comunità cristiana di Quseyr.
Nei giorni successivi il gruppo sul campo è andato poi a far visita a due famiglie che abitano in provincia di Homs, in villaggi confinanti l’uno con l’altro, uno cristiano e l’altro sunnita. La famiglia cristiana è una conoscenza recente, incontrata a Deir Mar Musa durante uno dei primi viaggi esplorativi; quella musulmana invece è legata alla Colomba da un’amicizia consolidata precedentemente in Libano e tenuta stretta anche ora in Siria.


L’impegno nell’incontrare famiglie di diverse religioni e che abitano contesti differenti rimane una delle nostre principali attività.
Approssimativamente nel mese di gennaio abbiamo incontrato tra i 60 e gli 80 nuclei famigliari: ad un anno dalla caduta del regime, ogni situazione ci appare unica, ma tutte condividono fatica, complessità e voglia di ricominciare, finalmente nella pace.
Soprattutto negli incontri con la comunità cristiana si percepisce forte il sentire di essere minoranza, sia in numero che nel riconoscimento politico e sociale.
Al fianco di questa rete tra famiglie si sta rafforzando anche il legame con (neo)Associazioni locali impegnate su diversi fronti, tutte sostenute dall’impegno civile dei volontari/e che ne fanno parte.
Vista la mancanza di spazi comunitari laici, queste sembrano avere un’apertura umana e coinvolgente verso le diverse presenze di Quseyr.
Tra le attività “incontrate” abbiamo visto svolgere: teatro, doposcuola, riabilitazione con persone con disabilità, educazione civica, spazi per le donna.
Con qualcuna di queste realtà abbiamo iniziato a collaborare attivamente per dare sostegno e condividere competenze; in particolare sta nascendo una collaborazione - anche con autorità istituzionali, di diverse religioni, e attivisti locali - per stimolare la creazione di spazi di incontro tra comunità differenti.
L’obiettivo è sostenere l’incontro tra persone locali che possano diventare loro stesse attori e fattori di cambiamento: ci piace pensarci come ponte che mette in comunicazione i bisogni del territorio con le persone in grado di soddisfarli.
Nel frattempo la situazione politica evolve velocemente, di giorno in giorno. Da Aleppo, dove a fine dicembre sono iniziati i primi scontri tra governo siriano e SDF, l’Esercito Arabo Siriano si è velocemente spostato al nord conquistando una dopo l’altra le principali città che fino a poche settimane prima erano parte della regione autonoma del Rojawa (Raqqa, Deir Razor, Qamshli, Hasake, Kobane… territori tra i più ricchi di gas e petrolio della zona).
Questo ha fatto riemergere la situazione delle carceri in cui rimangono tuttora detenuti i militanti dell’ISIS con le rispettive famiglie.
Il progetto di autonomia curdo nel nord della Siria sembra ormai concluso, con la ricerca di un Accordo per l’assorbimento dell’esercito curdo in quello siriano e il relativo controllo politico che passa nelle mani di Damasco.
Nel periodo precedente la tregua ci siamo anche collegati ad un incontro online che trattava la situazione delle donne (maggiori info a questo link).
Sono arrivati in progetto nuovi volontari/e, non senza aver passato qualche peripezia burocratica nell’ottenimento dei visti di ingresso in Siria.
Rimaniamo osservatori attenti rispetto agli sviluppi delle modalità di ingresso in questo Paese che, lentamente, sta trovando un nuovo equilibrio anche nei rapporti internazionali.