Situazione attuale
Siria
Il Paese è caratterizzato da due principali dinamiche: un evidente dinamismo diplomatico, a cui fa da contraltare una forte precarietà interna.
La foto copertina del mese è quella del Presidente siriano, ex-jihadista, accolto nello Studio Ovale, facendo così segnare il terzo incontro tra Trump e al-Sharaa quest’anno. Questi colloqui, apparentemente in ottica di sicurezza anti-ISIS, riguardano le cellule dormienti e le circa 50.000 persone detenute nei campi del nord-est, tra cui anche donne e bambini di diverse nazionalità, anche europee.
La contropartita per questa intesa è la rimozione delle sanzioni del Ceasar Act che permetterebbe di attrarre gli investimenti, in ottica liberista, per la ricostruzione del Paese.
Le visite ufficiali in Siria delle rappresentanze di Danimarca e Svezia, insieme alle dichiarazioni che arrivano dal governo tedesco, invece, puntano ad incentivare i ritorni in cambio di fondi e investimenti in favore della stabilità interna. La stretta sull’asilo dei Paesi del Nord Europa trova applicazione pratica con queste politiche che, nel caso dei siriani, vedono il ritorno come una soluzione.
Tuttavia, approfittare della cessazione formale del conflitto vuol dire sottovalutare gli effetti di dover ritornare nei posti dove si sono vissute sofferenze che hanno procurato ferite personali profonde, insieme con la mancanza di garanzia di sicurezza, una quotidianità imprevedibile fatta di povertà, comunità disgregate, mercato del lavoro ed economia azzerate.
Il timore di eventi scatenanti che si possano tradurre in massacri, come quello nei confronti degli alawiti sulla costa, o in assedi, nel caso dei Drusi di Sweyda, questa volta ha riguardato Homs. L’assassinio di una coppia sunnita beduina nel villaggio di Zaidal, sulla cui scena del crimine sono stati lasciati messaggi a sfondo etno-settario, ha procurato una ritorsione di aggressioni, atti vandalici e devastazione in alcuni dei quartieri Alawiti di Homs. La situazione è apparentemente rientrata nelle ore successive anche se lascia dietro di sé l’inquietante sentore che nessun posto del Paese può essere risparmiato da tensioni e regolamenti di conti a sfondo etno-confessionale che mieterebbero ulteriori vittime.
Libano
Nel corso di novembre, all’interno delle operazioni svolte dall’esercito nazionale per rafforzare i confini e restringere i traffici illegali di frontiera, è stato arrestato Nouh Zaiter. Il narcotrafficante, uno dei più noti della regione, e associato ad Hezbollah oltre che al precedente regime siriano. Sembrerebbe inoltre che con la stessa scusante si stiano avviando manovre che mirino a restringere l’accessibilità di permessi lavorativi per le nazionalità terze con l’obiettivo di arginare la compravendita e clientelismo derivato. Inoltre, prosegue avviando il 12esimo gruppo di rimpatrio, il programma di rientro assistito con a capo l’UNHCR che stima a mezzo milione di persone il numero di rientri legali in Siria.
Nella valle della Beqaa e nel sud del Paese, Israele ha effettuato raid e bombardamenti su base giornaliera colpendo anche il campo di al-Hilwe a prevalenza palestinese ma con all’interno una popolazione importante di siriani. Gli attacchi sono culminati il 23 del mese con uno strike mirato nella zona sud della capitale nel quartiere di Dahyeh dichiarando l’uccisione di Haytam Ali Tabataba’i, alto comando di Hezbollah. Israele ha anche più volte superato la linea blu stabilendo costruzioni, avamposti militari e mure di cinta. Il transito non autorizzato dei droni di sorveglianza da parte di Tel Aviv è stato sospeso unicamente nella zona di Beirut in occasione della visita papale.
Il primo viaggio apostolico ha portato Papa Leone prima in Turchia e poi in Libano. Oltre ad un fermo appello alla propria comunità di fedeli per lavorare verso la costruzione di una pace duratura e fraterna, il pontefice ha fatto del dialogo interreligioso il fulcro della propria visita, organizzando incontri con vari esponenti delle comunità Sunnite, Sciite, Druze ed Alawite, oltre che delle varie chiese orientali.
Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie
La cittadina di Qusayr, con la sua area circostante, è una comunità che va ricomponendosi giorno dopo giorno dovendo affrontare in particolar modo le sfide che pongono istituzioni nuove non ancora consolidate, che non riescono a coprire pienamente l’ambito legale e della giustizia.
Questo fa sì che le problematiche riguardanti una popolazione che esce da un conflitto siano difficili da risolvere o mantenere sotto controllo. In questo senso, c’è un ampio spettro di situazioni da dirimere; quali le controversie che riguardano le proprietà, un mercato del lavoro che stenta a ripartire ed episodi intimidatori apparentemente a sfondo confessionale, che causano paura tra le minoranze.
Le persone hanno più volte raccontato alle volontarie di come, sebbene la situazione sia in netto miglioramento, sia ancora lunga la strada affinché il nuovo governo riesca a far funzionare l’apparato statale, in modo da riconsegnare fiducia e stabilità, consentendo di ripartire sia da un punto di vista lavorativo che economico.
Nei mesi passati diverse sono state le iniziative popolari di raccolta fondi con l’obiettivo di avviare la ricostruzione. In attesa degli investimenti statali e delle politiche volte a facilitare l’accesso di investimenti, tutti i siriani incontrati dai volontari/e ribadiscono la necessità e la voglia di rimboccarsi le maniche senza aspettare politiche o aiuti dall’alto.
A novembre, si è svolto a Qusayr un evento di raccolta fondi, con donazioni pervenute dall’area urbana e rurale oltre che da siriani in diaspora. La somma raccolta è stata celebrata in una serata di festeggiamenti istituzionali aperti alla cittadinanza. La fiducia negli organi locali è molta, con il proposito che i fondi vengano investiti in settori di rilevanza per la comunità come l’educazione e le infrastrutture primarie, in modo trasparente ed oculato.




