Le notti d’autunno sono lunghissime in Masafer Yatta: i cani abbaiano tutta notte e ogni rumore diventa spaventoso, quando bisogna stare in vedetta per controllare che non escano i coloni dagli avamposti.
Il sabato sera spesso festeggiano così lo shabbat, armati e incappucciati vanno a caccia di palestinesi, pronti a distruggere case, devastare campi, sgozzare pecore, e talvolta perfino prendere a bastonate famiglie intere.

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Giugno 2025.
Un mese difficile da raccontare di persona, tantomeno descriverlo in due righe, ma ci provo.
Mai avrei pensato di dire cose tipo “è una situazione in cui ci devi essere”, ma ora so che è vero; l’occupazione devi viverla per provare a capirla.

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H è passato da casa nostra per fare due chiacchiere e concedersi uno sfogo su Khallet Athaba’.
Provo a trascriverlo, iniziando con la conclusione del discorso, che era positiva: la resistenza palestinese si sta ricompattando e la paura e il senso d'abbandono stanno soccombendo.
H è partito dal momento della demolizione: dopo che praticamente l'80% del villaggio è stato demolito, l’esercito di occupazione non ha permesso agli attivisti e ai giornalisti di fare luce e supportare Khallet Athaba’, tentando di isolare sempre di più la comunità palestinese.

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Scolasticidio nel Masafer Yatta: l'istruzione negata in Palestina Dal 2004 Operazione Colomba è impegnata nel monitoraggio - e nell’accompagnamento per garantirne l’accesso - del Diritto all'istruzione degli studenti palestinesi nel Masafer Yatta (colline a sud di Hebron, Cisgiordania). Dal 7 Ottobre 2023 il Diritto all'istruzione dei palestinesi dell’area è stato impedito dai continui attacchi dei coloni e dagli abusi dei militari israeliani. I bambini e le bambine del villaggio di Tuba hanno dovuto trovare delle vie alternative per non abbandonare del tutto il percorso di studi intrapreso.

È entrato in casa nostra con lo sguardo smarrito e gli occhi lucidi, e si è seduto sulla sedia di plastica del nostro piccolo soggiorno.
Gli abbiamo offerto subito un caffè, felici che fosse da noi, tutto intero.
Marwan si era appena svegliato dopo una notte da incubo.
Il giorno prima, accusato ingiustamente da un colono di avergli rubato un telefono, era stato arrestato senza motivo insieme a uno zio, un amico e due cugini minorenni.
Tutti e cinque erano stati portati via ammanettati dietro la schiena con le fascette strette ai polsi, e tenuti bendati tutto il tempo.
Prima tappa alla base militare di Susya, secondo giro alla stazione di polizia di Kiryat Arba (in una colonia) e destinazione finale al carcere di Ofer.
Per fortuna per lui e per i due ragazzi minorenni, verso mezzanotte la detenzione si era interrotta con un rilascio su cauzione, che gli aveva lasciato una mano quasi in necrosi, le ferite sui polsi per le fascette troppo strette, e l'angoscia nel cuore.
Mentre qualcuno forse rubava il telefono del colono, Marwan dormiva, dopo giorni di veglia in allerta per i continui attacchi notturni dei coloni israeliani contro il suo villaggio di Tuba, nella c.d. Firing Zone 918 (un'area dichiarata unilateralmente da Israele area di addestramento militare), dove la quotidianità è fatta di violenza gratuita, taglio delle tubature dell'acqua, sassaiole contro le abitazioni, aggressioni e minacce, aizzando i cani perfino contro i bambini palestinesi.

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