La notizia viaggia via chat velocissima: No Other Land è nella lista della nomination agli Oscar come miglior documentario per il 2025.

No Other Land è il racconto per immagini della vita nella Masafer Yatta sotto un'occupazione civile e militare penetrante ed estremamente violenta, attraverso un dialogo difficile tra i due registi, Basel (palestinese) e Yuval (israeliano), entrambi alla loro prima esperienza cinematografica.

Hanno iniziato a lavorarci nel 2019, scandagliando tutti gli archivi di Operazione Colomba, B'tselem e Youth of Sumud per scegliere tra le molte demolizioni delle autorità israeliane e i tantissimi attacchi dei coloni quali fossero i filmati più rappresentativi della realtà sotto occupazione.

Ne è uscito un concentrato di rabbia e frustrazione, che comunica perfettamente i motivi di una scelta di resistenza nonviolenta, in cui gli attivisti palestinesi riprendono ogni violenza, l'unica scelta possibile per poter continuare a vivere sulla propria terra, perché altrimenti queste comunità verrebbero spazzate via.

Ad At-Tuwani ieri sono andata con altre due volontarie a complimentarmi con Basel, che Operazione Colomba conosce da quando era piccolo.

Leggi tutto...

Video realizzato da Human Developmental Association di al-Qarara (HuDA) sulle attività e la vita nell'area di al-Mawasi (distretto di Khan Younis), dove sono attualmente rifugiate centinaia di migliaia di palestinesi sfollati, scappati dalle aree della Striscia di Gaza completamente distrutte dai continui attacchi israeliani. Operazione Colomba, che proprio nella Striscia di Gaza nel 2002 ha iniziato le sue attività in Palestina con una presenza durata quasi due anni nel distretto di Khan Younis, mantiene da sempre un forte legame affettivo e di collaborazione con HuDA.

I fili con le lampadine accese dondolano sospesi sulle file di sedie ordinate, dove stanno prendendo posto tutti gli invitati. Qualcuno è elegantissimo, qualcuno arriva in ciabatte, un signore arriva a dorso di asino e un altro parcheggia il trattore accanto alle auto. L'atmosfera ricorda quella di una festa di paese, iniziano i saluti tra gli uomini, alcuni volti sono noti a tutti, mentre le signore e i ragazzini si accomodano da un lato, tutti agghindati per l'occasione. Davanti a tutti campeggia uno striscione celebrativo della presenza di Operazione Colomba nella zona: 20 anni di solidarietà e continuo supporto nella difesa dei Diritti Umani nelle colline a sud di Hebron.
Siamo qui in cinque - quattro adulti e una bambina - in rappresentanza di decine e decine di volontari e volontarie che in questi 20 anni hanno accompagnato e protetto le comunità palestinesi della Masafer Yatta dalla violenza dell'occupazione israeliana, dalla prepotenza di coloni e soldati che purtroppo continuano ad assediare l'area. Sento l'incredibile privilegio di poter partecipare a questa festa, sono l'ultima arrivata, e ciononostante godo dell'affetto incondizionato e della gratitudine che altri e altre prima di me hanno conquistato a suon di accompagnamenti nonviolenti di pastori sotto il sole cocente e di notti di veglia sul tetto della casa più vicina all'avamposto di Havat Ma'on. Sono molto fortunata, in effetti, e mi sento anche un po' fuori posto, come se stessi usurpando il posto a chi avrebbe più diritto di me di ricevere tutta questa riconoscenza.

Leggi tutto...

E sono contenta
Di essere viva
E di avere sentito
Il rumore dell’acqua

Accoccolata su una delle rocce che costellano l’orto di H mi perdo ancora una volta nella bellezza del tramonto su Yatta. C’è un momento preciso, il mio preferito, dove il cielo si colora di rosso, bianco e blu, qualche minuto prima del calare del buio. Fa fresco ora, tira un venticello leggero.
Alle mie spalle troneggia una torretta militare israeliana costruita dopo il 7 ottobre sullo spazio dove l’anno scorso abbiamo piantato pomodori, ulivi, cipolle, melanzane. Non c’è più nulla, ci sono passati sopra con il bulldozer qualche mese fa appiattendo tutto: muretti, piante, sistema di irrigazione. I tubi giacciono per terra, tagliati in tanti pezzi uno più corto dell’altro. Sono decine di metri, tutti spezzettati.

“Non puoi lavorare qui” hanno detto ad H i soldati coloni nelle ultime settimane. Troppo vicino alla colonia, motivi di sicurezza, zona militare chiusa; ogni scusa è buona.

Leggi tutto...