La notizia viaggia via chat velocissima: No Other Land è nella lista della nomination agli Oscar come miglior documentario per il 2025.
No Other Land è il racconto per immagini della vita nella Masafer Yatta sotto un'occupazione civile e militare penetrante ed estremamente violenta, attraverso un dialogo difficile tra i due registi, Basel (palestinese) e Yuval (israeliano), entrambi alla loro prima esperienza cinematografica.
Hanno iniziato a lavorarci nel 2019, scandagliando tutti gli archivi di Operazione Colomba, B'tselem e Youth of Sumud per scegliere tra le molte demolizioni delle autorità israeliane e i tantissimi attacchi dei coloni quali fossero i filmati più rappresentativi della realtà sotto occupazione.
Ne è uscito un concentrato di rabbia e frustrazione, che comunica perfettamente i motivi di una scelta di resistenza nonviolenta, in cui gli attivisti palestinesi riprendono ogni violenza, l'unica scelta possibile per poter continuare a vivere sulla propria terra, perché altrimenti queste comunità verrebbero spazzate via.
Ad At-Tuwani ieri sono andata con altre due volontarie a complimentarmi con Basel, che Operazione Colomba conosce da quando era piccolo.
Insieme alla nomination agli Oscar, tra l'altro, è arrivata per lui anche un'altra soddisfazione personale: due mesi fa è nata la sua prima figlia che, come capita spesso, lo tiene sveglio di notte, aggiungendo alla sua preoccupazione anche quella per il futuro di una bambina nata sotto occupazione.
L'abbiamo trovato contento di tutta la notorietà, giunta anche dopo il precedente Premio alla Berlinale, ma contemporaneamente affranto: nonostante l'indignazione generale e la solidarietà manifestatagli ad ogni proiezione in Europa, nulla è cambiato nella realtà della Masafer Yatta.
Ogni giorno i coloni attaccano qualche villaggio, ogni giorno qualche casa viene demolita, ogni giorno qualche palestinese viene arrestato senza motivo.
Qualche giorno fa a Tuba sei giovani coloni, di cui due armati di mitra, hanno dato fuoco alla macchina di un amico di Operazione Colomba, Marwan, un ragazzo che fa l'attivista e il giornalista denunciando in modo instancabile le violenze che subisce la sua comunità, stretta tra colonie e nuovi avamposti, e sotto ordine definitivo di evacuazione e demolizione totale.
Marwan che, impotente, ha visto bruciare il suo mezzo sotto gli occhi, ha sentito tutta l'umiliazione di dover restare inerme di fronte a chi gli ha tolto la libertà di movimento, e anche la possibilità di scarrozzare attivisti internazionali per proteggere il suo villaggio.
Ha sentito che casa sua era ancora più a rischio di prima, ancora più vulnerabile.
Poi, circondato dall'affetto dei volontari di Operazione Colomba giunti sul posto poco dopo, quando si è trovato in tasca le chiavi della macchina ormai incenerita, si è sciolto in una risata amara.
Due coloni su sei quanto meno sono stati arrestati; magra consolazione: probabilmente resteranno in detenzione poco, poi torneranno ai loro soprusi quotidiani.
Resta comunque la questione: com'è possibile che nonostante le denunce, nonostante la mobilitazione dal basso, nonostante la crescente solidarietà nei confronti delle comunità palestinesi della Masafer Yatta, nonostante il racconto in diretta delle violazioni dei Diritti Umani, nessuno riesca a fermare questa continua ingiustizia?
Nemmeno le luci degli Oscar e tutta la visibilità che offrono, in realtà, riescono a incidere sulla realtà.
Le comunità della Masafer Yatta continuano a subire un'occupazione sempre più violenta.
S.







