Viaggio a Patongo, Kalongo e Kitgum

 RELAZIONE DALL'UGANDA

28 maggio - 3 giugno
Nei giorni 28 e 29 maggio abbiamo visitato Patongo e alcuni campi di decongestione presenti nell’area. La situazione generale riscontrata è caratterizzata da uno spostamento dei profughi dai grossi campi verso i piccoli campi di decongestione, ma non ancora verso i villaggi d’origine. Questo è dovuto all’insicurezza percepita dalla popolazione e alla mancanza di una scelta politica che spinga verso il “libero movimento”. La presenza militare nella zona è diminuita negli ultimi mesi e non tutti i nuovi campi di decongestione hanno la presenza di un distaccamento.

Abbiamo visitato il campo di Patongo e i campi di decongestione di Opielo e Omarowe. Il primo è un IDP Camp dove inizialmente vivevano 60.000 persone, ma ultimamente alcune migliaia si sono spostate nei campi di decongestione. Il campo di Opielo si trova ad una decina di km da Patongo e ospita circa 3.000 persone: qui c’è la scuola e un esiguo numero di soldati.

Omarowe, dove vivono 850 persone (senza soldati), presenta invece una situazione disagiata, sia per la lontananza (16 Km dal campo più vicino), sia per la mancanza di fonti d’acqua e servizi sanitari. Ciò è dovuto al fatto che la popolazione si è spostata 3 mesi fa, sotto una forte pressione, da un distretto limitrofo in cui si erano rifugiati. Di conseguenza, in questo “forzato” ritorno, non hanno ricevuto nessun tipo di aiuto.

Nei giorni 30 e 31 maggio abbiamo visitato Kalongo ed alcuni campi dell’area riscontrando una situazione analoga alla zona di Patongo, anche se vi è la presenza di maggiori servizi per la popolazione che si sta spostando nei campi di decongestione. Ad esempio nel campo di decongestione di Ogwankamolo, distaccamento a 3 Km dal campo profughi di Amiel, la gente si è spostata da 3 mesi e già è presente una scuola funzionante, due pozzi e un Health Centre è in costruzione. Qui vivono 411 nuclei familiari per un totale di 2.015 persone che avevano lasciato la zona nel 2004. Il distaccamento militare è presente (35 soldati) ed è stato richiesto dalla popolazione stessa per motivi di sicurezza; infatti la paura principale non sembra essere quella dei ribelli dell’LRA ma quella dei Karimojongs, tribù che spesso attua delle razzie di bestiame nei villaggi. Molti dei profughi che prima vivevano nel grande campo di Amiel si sono spostati nei campi di decongestione di Ogwankamolo, Aywepalaro, Abilneno, Ongalo.

Ci siamo recati anche nel campo di Paimol e nel campo di decongestione di Longor, dove vivono 4.045 persone molto isolate e vicino al confine con il distretto di Kitgum. Qui il supporto delle ONG e del distretto è molto scarso nonostante il movimento della popolazione sia iniziato a settembre dello scorso anno; sono presenti i soldati, vi è un pozzo e la scuola è funzionante.

Nei giorni 1, 2 e 3 giugno ci siamo recati nel distretto di Kitgum. Dall’Ufficio di Giustizia e Pace della città abbiamo ricevuto informazioni riguardo alla situazione dell’area: in modo particolare siamo venuti a conoscenza del fatto che circa il 60% della popolazione si sta muovendo per raccogliersi in piccoli campi di decongestione più vicini alle terre d’origine, che consentono alla popolazione di ricominciare a coltivare. Le ONG sono ancora impegnate nella distribuzione di cibo nei grossi campi profughi e nella costruzione di alcuni pozzi e in particolare nella locazione di grossi tanks, posizionati a molti metri di altezza, che raccolgono l’acqua tramite una pompa sotterranea per poi distribuirla ad orari prestabiliti. Purtroppo le stesse Ong non si occupano della manutenzione di questi tanks, ed essendo strutture tecnologicamente avanzate, speriamo che la popolazione non si ritroverà a breve senza possibilità di ripararle...

Le paure principali della gente che sta rientrando vicino al confine con il Sudan sono legate al ritorno dei ribelli dell’LRA e alla presenza delle mine antiuomo, per coloro invece che stanno tornando a est del distretto, sono legate di più alla presenza dei Karimojong.

Abbiamo inoltre visitato Palabek, un campo dove vivono circa 20.000 persone, che lentamente si stanno muovendo verso piccoli campi di decongestione. Dista circa 80 km dal sud Sudan ed è sempre stato un punto strategico di entrata e uscita dei ribelli nel paese. Due settimane fa l’RDC (autorità politica locale) ha comunque dichiarato che le persone che possiedono terre vicino al campo di Palabek sono libere di tornare direttamente a casa.