DIARIO DAL NORD UGANDA
Sara ha due anni e mezzo...il primo pomeriggio che la incontro a Minakulu è legata, come si usa da queste parti, con un asciugamano o un telo sulla schiena della mamma. La vedo dolorante e capisco che qualcosa non va, perché ad ogni piccolo movimento della madre Sara piange e si lamenta. Non il solito pianto dei piccoli quando impauriti vedono un "bianco", no, la piccolina si è rotta una gamba, forse già due o tre giorni fa ed ora la madre giunta al dispensario, si è sentita dire di dover andare in ospedale.
Quella donna aveva già fatto 8 km a piedi per arrivare al dispensario, ora ne servivano altri 30 per raggiungere la città e l'ospedale!
Trovare i soldi per andare e tornare, circa 4 euro, sarebbe stato un gran sacrificio, forse le sarebbero serviti altri giorni, oppure avrebbe potuto indebitarsi con qualcuno.
Dopo averli trovati avrebbe aspettato sul ciglio della strada un mezzo pubblico strapieno di gente con polli e galline a decine legate sul tetto e bagagli ovunque... e la piccola Sara avrebbe pianto ad ogni movimento sbagliato o, se le fosse andata peggio, avrebbe preso un mezzo privato, di quelli che sopra il carico che già supera di centinaia di chili la portata massima, vede sedute decine di persone col rischio di cadere in ogni momento.
La madre ci chiede un aiuto per il trasporto, come dirle di no... ma è tardi e quindi ci si andrà domani, almeno quel problema sarà risolto... perché molti altri aspettavano la piccola Sara.
Giunte il giorno dopo in città, la madre ha voluto essere accompagnata all'ospedale pubblico, dove le prestazioni sono gratuite...così lei si è messa in fila al pronto soccorso e noi siamo andate in un altro ospedale, il Lacor a circa 7 km dal primo.
Con nostro stupore, ma non più di tanto, dopo 5 ore non troviamo più la piccola Sara e la madre.
Non sappiamo cosa fare, giriamo ovunque per l'ospedale, poi ci arrendiamo e torniamo a seguire gli altri malati al Lacor. Sono già le 16 e trenta, potremmo rientrare ma non ce la sentiamo di non tentare ancora di cercare Sara. ...e la troviamo lì seduta per terra con la sua mamma la quale sorride e ci spiega che sono dovute andare a piedi al Lacor perché in questo ospedale non c'é la macchina per le radiografie!.. .in quello stesso ospedale c'è però un reparto di chirurgia ortopedica...dove operano dicendo:" più o meno questo osso ci pare dritto??!!!"
Ma non è finita qui...tornata a piedi all'ospedale pubblico, perché nessuno le aveva spiegato che al Lacor avrebbe potuto fare l'ingessatura gratuitamente avendo la bimba meno di tre anni, se ne stava lì seduta, senza cibo, aspettando che passassero altri due giorni, fino a quando, cioé, sarebbe arrivato l'ortopedico di turno!!!
Quel giorno era un martedì...piccola Sara, nessuno te lo aveva mai spiegato che non ci si può rompere un osso di martedì, o mercoledì, o venerdì o lunedì...per non parlare del fine settimana...ma solo di giovedì!!!!
Io che notoriamente sono calma come un mare in tempesta, non ho resistito a lanciare maledizioni..."torniamo al Lacor", ho detto alla madre oppure torniamo domani...ma lei era talmente sfiduciata che non voleva sentire ragioni di andarsene da lì o forse non credeva che l'avremmo veramente riportata il giorno dopo. Dopo molte insistenze è salita sull'auto e abbiamo raggiunto l'altro ospedale...ma ahimé erano quasi le 17, orario di chiusura... perché oltre a non farti male in certi giorni, devi anche rispettare certi orari...mia piccola Sara!!!!
Risultato...avrebbe potuto dormire senza cibo e senza stuoino e coperta lì fuori ..il giorno dopo l'avrebbero ingessata e almeno avrebbe guadagnato una giornata....
Ci deve essere un altro modo, non è giusto...dov'è finito l'angelo custode di Sara?
Ultimo tentativo...chiedere ad una giovane dottoressa volontaria italiana, che avevamo conosciuto tempo prima, di intercedere per la bimba presso qualche ortopedico e supplicarlo di farle il gesso!
Ed è così che l'angelo custode ha aperto cuori e ...sala gessi!!!!
...certe volte avere la pelle bianca offre dei vantaggi o privilegi, ma non riesco a vivere questo se non come ingiustizia, nei confronti di tutti gli altri...
L'unica consolazione è stata il sorriso di Sara mentre la riportavamo a casa e le paroline dolci che sussurrava alla sua mamma.
Apwoyo Rubanga...grazie a Dio...


