Situazione attuale

Il Presidente israeliano Natanyahu ha approvato la costruzione di oltre 5000 unità abitative all'interno delle colonie in Cisgiordania. Dall'inizio dell'anno sono state costruite 13.000 nuove case, circa il triplo di quelle costruite l'anno scorso nello stesso periodo. Tra queste risulta simbolicamente rilevante l'avvio di nuovi cantieri a Homesh, insediamento che era stato smantellato nel 2005.
Tutto questo contribuisce a innalzare la tensione e a innescare atteggiamenti violenti dai parti dei coloni, come confermato dall'OCHA (l’agenzia per gli affari umanitari delle Nazioni Unite), che ha stimato in media 95 attacchi mensili dall'inizio del 2023.
Secondo l'agenzia Associated Press, nel 2023 più di 140 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano. Il mese di giugno si è infatti tristemente aperto con l'uccisione di un bambino di appena due anni e mezzo che era nelle braccia del padre: Mohammed Tamimi. Purtroppo non si può parlare di un incidente isolato: i soldati dell'esercito israeliano agiscono in un costante stato di impunità, che favorisce il ripetersi periodico di episodi simili, senza alcuna conseguenza per gli autori.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari

I volontari e le volontarie di Operazione Colomba continuano ad essere presenti e a camminare al fianco dei palestinesi che resistono all'occupazione. L'arrivo dell'estate ha modificato i ritmi delle giornate vissute all'insegna della condivisione. Le attività di accompagnamento al pascolo si concentrano nelle primissime ore del mattino e nelle ore precedenti il tramonto.
Oltre alla repressione ai danni dei palestinesi, le forze di occupazione israeliane hanno in questi ultimi mesi aumentato la pressione sugli attivisti internazionali e israeliani presenti sul campo: sequestro di fotocamere e telefoni, schedatura dei passaporti, detenzioni arbitrarie e fogli di via sono misure intimidatorie e repressive che hanno come solo scopo quello di indebolire l’efficacia della presenza di attiviste e attivisti sul campo nell’importante lavoro di documentazione, interposizione e prevenzione delle continue violenze messe in atto da coloni ed esercito israeliani.

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Situazione attuale

Maggio è iniziato con la morte in carcere di Khader Adnan, in sciopero della fame da 86 giorni, accusato di far parte di un’organizzazione terroristica. Da quanto emerge, le autorità israeliane si sono rifiutate di trasportarlo in una struttura medica, nonostante le condizioni precarie. Poco dopo l’annuncio della sua morte, sono stati sparati razzi da Gaza verso il sud d’Israele, che ha risposto con attacchi di artiglieria.
L’8 maggio Israele ha iniziato a bombardare la Striscia, da Gaza city a Rafah, causando la morte di 13 persone, tra cui una donna e quattro bambini. La Jihad islamica ha risposto continuando a lanciare razzi verso Israele, colpendo soprattutto il sud del Paese. La tregua è stata raggiunta il 13 maggio, grazie anche alla mediazione dell’Egitto. Il bilancio delle vittime in Israele è di due persone, mentre nella Striscia di 36 persone. In seguito alla morte di Khader è stato indetto uno sciopero collettivo in Cisgiordania: negozi e scuole sono stati chiusi, e sono state organizzate manifestazioni di protesta in tutta la West Bank. Anche il portavoce della Commissione europea, Peter Stano, ha chiesto un’indagine trasparente sulla morte di Khader Adnan. Il 18 maggio è ricorso il “Jerusalem Day” che ricorda l'occupazione e l'annessione di Gerusalemme est da parte di Israele, a seguito della guerra del 1967. Ogni anno centinaia di coloni israeliani marciano attraverso Gerusalemme Est sventolando bandiere israeliane e intonando canti nazionalisti e razzisti. Tre ore prima della marcia, le forze israeliane hanno imposto centinaia di chiusure e posti blocco dentro e intorno alla città vecchia, costringendo i negozianti palestinesi a chiudere i battenti. Il 22 maggio le forze israeliane hanno ucciso tre palestinesi durante un raid nel campo profughi di Balata, Nablus. L'incursione ha avuto luogo dopo un attacco vicino a Nablus, in cui un soldato israeliano era stato ferito.
Maggio 2023 segna il 75esimo anno dalla Nakba del 1948, quando le forze israeliane costrinsero più del 75% della popolazione palestinese ad abbandonare le proprie case e le proprie terre per fondare lo Stato di Israele.

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Situazione attuale

Il 2 aprile è stata approvata la creazione della Guardia nazionale guidata da Ben Gvir (leader di un partito israeliano di estrema destra), finanziata con circa 250 milioni di euro.
La prima metà del mese, che corrispondeva agli ultimi giorni del mese sacro del Ramadan per i musulmani, Gerusalemme est è stata teatro di violenti attacchi, che hanno scatenato un’escalation di tensione.
La notte del 4 aprile la polizia israeliana ha fatto irruzione nel complesso della moschea di Al-Aqsa, attaccando dozzine di fedeli nella moschea di Al-Qibli, sostenendo di reprimere le "rivolte" al suo interno. Ma secondo i testimoni, la polizia israeliana ha picchiato i fedeli con manganelli e lanciato gas lacrimogeni e bombe sonore solo per costringerli a uscire dalle sale di preghiera. La Mezzaluna Rossa ha riferito di 12 feriti. Almeno 400 palestinesi sono stati arrestati. 24 ore dopo le forze d'occupazione hanno fatto irruzione anche nella moschea di Al-Aqsa, con le stesse modalità. Nei giorni seguenti è stato impedito agli uomini sotto i 40 anni di accedere al complesso di Al-Aqsa, costringendo i fedeli a pregare fuori dalle porte di accesso al complesso sacro.
Il 7 aprile, trenta razzi sono stati lanciati dal Libano contro Israele, poco dopo una dichiarazione di Hezbollah di appoggio a "qualsiasi misura" che i palestinesi avessero voluto intraprendere dopo l'attacco ad Al-Aqsa. La notte Israele non ha tardato a rispondere, lanciando razzi verso il sud del Libano e bombardando la Striscia di Gaza.
L'8 aprile un veicolo guidato da un arabo israeliano è piombato sulla folla che passeggiava sul lungomare di Tel Aviv. Una volta uscito dall'auto, che si è capovolta, l’uomo, secondo la polizia israeliana, avrebbe inoltre tentato di sparare sulla folla. L'uomo è stato poi ucciso. Nell'attacco è morto un turista italiano, il 35enne romano Alessandro Parini, e diverse altre persone sono rimaste ferite, tra cui altri due italiani.
Il 10 aprile l’esercito israeliano ha ucciso Mohammed Ewaidet, 16 anni, durante un raid nel campo profughi di Jenin. È il 18esimo minore palestinese ucciso dalle forze d'occupazione nel 2023.
Nel corso del mese centinaia di coloni della Cisgiordania hanno manifestato più volte a favore della nascita di nuovi avamposti. Il 12 aprile coloni hanno marciato in diverse zone della West Bank per protestare contro l'evacuazione dell'avamposto di Evyatar (Nablus). Tra i manifestanti presenti anche 7 ministri dell'attuale governo. Circa 700.000 coloni vivono in più di 250 insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme est, in completa violazione della legge internazionale.
Il 26 aprile la Norvegia ha annunciato che imporrà il divieto di importazione di merci e servizi provenienti da aziende che «contribuiscono direttamente o indirettamente agli insediamenti illegali israeliani nei territori occupati, in quanto costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale».

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Situazione attuale

Da gennaio in Israele varie componenti della società protestano contro la riforma del sistema giudiziario proposta dal governo in carica. La riforma prevede che la Knesset - Parlamento - possa annullare a maggioranza semplice qualsiasi decisione della Corte Suprema, la quale ad oggi può bloccare leggi emanate dal governo qualora ritenute in contrasto con le leggi fondamentali del Paese (per esempio leggi che tutelano la dignità e libertà). Israele non ha una Costituzione scritta, dunque il potere giudiziario è l’unico organo in grado di limitare il governo. Inoltre la riforma consegnerebbe all’esecutivo il potere di sceglierne i giudici, compresi quelli che dovranno - o dovrebbero - giudicare Netanyahu, il cui operato sarebbe dunque senza più controllo.
Dopo tre mesi consecutivi di proteste, l’apice è giunto nell’ultima settima di marzo con il coinvolgimento di esercito, università, sindacati e decine di migliaia di persone. In particolare, la notte tra il 26 e il 27 marzo le proteste hanno raggiunto il culmine e durante la giornata del 27 un’ondata di scioperi ha ridotto i servizi medici e bloccato i voli in partenza dall’aeroporto di Tel Aviv. Questo dopo che il 26 marzo Netanyahu aveva esautorato Yoav Gallant, Ministro della Difesa, il quale aveva criticato la riforma perché fonte di disordini all’interno dell’esercito e invitato il Primo Ministro a fermarne l’approvazione.
Netanyahu, che non aveva previsto questa mobilitazione senza precedenti della popolazione laica, liberale e produttiva, si è visto costretto a fare un passo indietro, annunciando il congelamento del processo di approvazione della riforma fino alla fine del mese prossimo. Tuttavia ha dovuto mediare con il suo Ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, pronto ad aprire una crisi di governo. Con lui - secondo quanto annunciato dallo stesso leader di estrema destra - ha concordato la pausa della riforma in cambio dell'esame, nella prossima seduta di governo, della creazione di una milizia armata privata, chiamata Guardia Nazionale, che risponderà direttamente a Ben Gvir.
Nonostante questa mobilitazione in difesa della democrazia, la maggior parte dei manifestanti ignora il più evidente problema del governo israeliano: il sistema di apartheid contro il popolo palestinese.
Jenin continua a essere nel mirino delle forze occupanti: il 7 marzo i soldati israeliani hanno fatto irruzione nella città, uccidendo 6 palestinesi e ferendone 11; il 16 marzo sono stati 4 i palestinesi uccisi, tra cui un minore, e 23 i feriti. La sera del 22 marzo le forze d’occupazione hanno invaso contemporaneamente le principali città palestinesi di Ramallah, Nablus, Betlemme, Jericho, Hebron, Gerusalemme e Jenin.
Il 20 marzo la Knesset ha votato un emendamento che permetterà ai cittadini israeliani di tornare a vivere in quattro insediamenti nel nord della Cisgiordania occupata, evacuati nel 2005 dal governo del Primo Ministro israeliano Ariel Sharon, che all’epoca firmò una legge per avviare il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e ordinare l’evacuazione di questi insediamenti.
Nel mese di marzo sono anche continuati gli attacchi aerei in Siria. Dopo il terremoto che ha colpito la Siria e la Turchia il 6 febbraio scorso, Israele ha colpito diversi obiettivi in Siria: Damasco, Latakia, Homs e l’aeroporto internazionale di Aleppo, causando almeno 8 vittime.
Il 16 marzo è stato il triste anniversario dall’uccisione dell’attivista americana ventitreenne Rachel Corrie, investita da un bulldozer israeliano nella Striscia di Gaza nel 2003.
Il 30 marzo palestinesi in tutta la Cisgiordania e a Gaza hanno organizzato e partecipato ad azioni per il Land Day, importante commemorazione nel calendario politico palestinese che ricorda l’uccisione, da parte della polizia israeliana, di 6 cittadini palestinesi di Israele che protestavano contro l’espropriazione da parte del governo di molta terra palestinese il 30 marzo 1976.

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Situazione attuale

I primi due mesi del 2023 sono stati tra i più letali degli ultimi anni: più di 60 palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata, la maggior parte durante incursioni militari e in scontri a fuoco con le forze israeliane.
L’inizio del mese di febbraio è stato condizionato dalla strage di Jenin di gennaio: la situazione nel nord della Cisgiordania è rimasta molto tesa per diversi giorni. In particolare nella città di Jericho si sono registrate diverse violazioni da parte dell’esercito israeliano, in primis con la chiusura delle vie d’accesso alla città fino ad arrivare ad importanti violenze fisiche. Sabato 4 febbraio tredici palestinesi sono stati feriti in un raid militare israeliano, mentre lunedì 6 febbraio, durante un’incursione dell’esercito nel campo profughi di Aqbat (Jericho), sono stati uccisi 5 palestinesi.
Il 3 febbraio un palestinese ha investito un gruppo di israeliani fermi alla fermata di un bus a Gerusalemme. Lo stesso giorno due coloni israeliani sono stati uccisi nella città di Huwara, sud della città di Nablus.
Il governo israeliano il 12 febbraio ha annunciato che procederà a riconoscere come legali alcuni avamposti, illegali anche per lo Stato di Israele, che dunque diventeranno delle colonie a tutti gli effetti. Tra questi Avigayl e Asa’el, nel Massafer Yatta.
Un segno di speranza da parte della comunità internazionale si sparge fra la popolazione palestinese il 9 febbraio, quando la sindaca della città di Barcellona annuncia la sospensione dei legami istituzionali con la città di Tel Aviv, in segno di protesta contro le violazioni perpetrate da Israele nei confronti del popolo palestinese.
Il 22 febbraio le forze israeliane hanno ucciso 11 palestinesi e ferito 102, in un raid nella città occupata di Nablus, in Cisgiordania. Tra i morti un uomo di 72 anni e un ragazzo di 16 anni.
I
l 26 febbraio due israeliani sono stati uccisi nei pressi di Nablus. La notte del 27 febbraio, i coloni israeliani hanno attaccato le città di Huwara, Burin, Asira al-Qabaliyya, a sud di Nablus, e hanno commesso circa 300 violazioni contro i palestinesi e le loro proprietà. Hanno danneggiato più di 30 case e distrutto decine di automobili. I vigili del fuoco palestinesi hanno affermato che circa 50 coloni hanno preso a sassate la loro autopompa e li hanno feriti, mentre tentavano di domare un incendio in una casa palestinese. I coloni hanno anche sparato e ucciso un palestinese a Za'tara e ferito più di 100 persone in attacchi con pietre, sbarre di ferro e coltelli.
In tutta la Cisgiordania durante il mese i coloni hanno attaccato i palestinesi, spesso sotto gli occhi dell'esercito israeliano, provocando danni a veicoli, vessando pastori e rubando pecore.
Anche il tasso di demolizione israeliana di case, pozzi ed edifici agricoli palestinesi è stato particolarmente alto a febbraio. Il nuovo governo israeliano di destra ha accelerato la demolizione delle case palestinesi nella Gerusalemme est occupata, compresi i quartieri di Silwan, Jabal al-Mukaber e Hizma, dove almeno un terzo di tutte le case palestinesi nella Gerusalemme est occupata non ha permesso di costruzione, mettendo a rischio di sfollamento forzato più di 100.000 residenti.
Il 26 febbraio un Comitato ministeriale ha dato il via libera ad una proposta di legge che intende introdurre la pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo. La notizia è stata annunciata da Netanyahu e dal ministro della sicurezza Ben Gvir, fautore del provvedimento
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