Situazione attuale

Il 1° novembre l’esercito israeliano ha sospeso l’accesso a internet e alle telecomunicazioni nella Striscia di Gaza per bombardare il campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia.
Contemporaneamente in Cisgiordania ha fatto un raid a Jenin uccidendo due civili palestinesi.
Tra il 10 e l’11 novembre l’esercito israeliano, alla ricerca di armi e tunnel, ha bombardato e assediato l’ospedale di Al-Shifa di Gaza, togliendo l’elettricità e lasciando così morire i pazienti attaccati a particolari macchinari (come i neonati prematuri), uccidendo numerosi civili e costringendo i pochi feriti in grado di muoversi ad evacuare l’area.
È proseguita poi l’invasione dell’esercito israeliano verso il sud della Striscia, fino al 24 novembre, quando è iniziata una tregua di 4 giorni, ottenuta con la mediazione del Qatar, per favorire lo scambio di ostaggi tra Hamas e lo Stato Israeliano.
Il cessate il fuoco ha reso possibile anche l’ingresso di aiuti umanitari dal valico di Rafah, al confine con l’Egitto. Dopo un primo rinnovo della tregua, i bombardamenti sono ricominciati nel sud della Striscia.
A fine novembre il numero di abitanti di Gaza uccisi dai bombardamenti e dall’incursione terrestre israeliani sono circa 15.000 (41mila i feriti).
In Israele, il bilancio ufficiale delle vittime è di circa 1.200.
I residenti di Gaza costretti ad evacuare dalle proprie abitazioni per dirigersi al sud della Striscia di Gaza sono 1.8 milioni.
In Cisgiordania durante i giorni del cessate il fuoco ci sono stati scontri armati tra l’esercito israeliano e palestinesi nelle città di Jenin e Tubas.
A novembre in Cisgiordania, in Area C, i palestinesi che vivono nelle aree rurali sono stati costantemente sotto assedio, attaccati dai coloni israeliani e dai militari, che hanno aggredito e intimidito le comunità locali con lo scopo di evacuarle forzatamente. Infatti, dal 7 ottobre ad oggi almeno 16 comunità palestinesi della Cisgiordania hanno abbandonato le loro abitazioni e villaggi, sfollando verso altre zone in Area A.

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Situazione attuale

Ottobre è iniziato con un raid da parte delle forze israeliane a Ramallah e con l’entrata dei coloni alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, sotto protezione della polizia, che ha causato proteste in tutta la città.
Il 2 ottobre il numero di coloni sulla spianata di Al-Aqsa è salito a 500 e le manifestazioni di dissenso sono aumentate, così come gli arresti e i pestaggi da parte dell’esercito israeliano. Le manifestazioni si sono espanse anche ad Hebron, dove la polizia israeliana le ha represse con la forza.
Il 4 ottobre sono entrati 1040 coloni sulla spianata, suscitando manifestazioni e scontri in tutta la Cisgiordania.
Tra il 4 e il 5 violenti scontri tra esercito israeliano e palestinesi si sono registrati a Tulkarem, dove il giorno dopo i soldati hanno ucciso due ragazzi palestinesi.
Il 7 ottobre Hamas e altri gruppi militari palestinesi hanno lanciato un attacco armato dalla Striscia di Gaza, colpendo in modo efferato le comunità israeliane nel sud di Israele vicine al confine con la Striscia, tra cui alcuni kibbutz e un rave party all’aperto. Le vittime accertate dell’attacco palestinese sono state 1200 tra civili e soldati israeliani, mentre altre 239 persone (non solo cittadini israeliani) sono state fatte ostaggio e portate all’interno della Striscia di Gaza.
Altrettanto efferata è stata la risposta di Israele che, in breve tempo, ha dato inizio a massicci bombardamenti sulla Striscia di Gaza, bloccato tutti i rifornimenti di carburante, cibo e acqua e obbligato la popolazione palestinese della parte nord della Striscia a evacuare le proprie abitazioni senza avere alcun luogo sicuro dove potersi rifugiare. Successivamente, l'esercito israeliano ha avviato un massiccio attacco via terra. Alla fine di ottobre le vittime palestinesi ammontano a più di 8.000.
Anche in Cisgiordania la tensione è esplosa: coloni israeliani armati, indossando divise dell’esercito, hanno attaccato indiscriminatamente diversi villaggi palestinesi. Vi sono stati casi di omicidio e di tentato omicidio su persone inermi; addirittura a Qusra su un corteo funebre.
Complessivamente in tutta la West Bank sono state uccise 112 persone e ferite 1900. L’esercito israeliano ha arrestato 1590 persone.

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Situazione attuale

Il Report che segue fa riferimento al mese di settembre, pertanto non riporta i drammatici fatti accaduti negli ultimi giorni.
Condividiamo però qui un testo che abbiamo appena pubblicato sul nostro sito: "Da 21 anni in Palestina”.
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Il mese di settembre si è aperto con violenti scontri tra la resistenza palestinese e l’esercito israeliano a Tubas: un ragazzo palestinese è stato ucciso mentre ritornava a casa dal lavoro; gli scontri sono continuati nel campo profughi di Jenin e a Tulkarem per giorni, dove è morto un altro giovane palestinese.
Il 6 settembre sono stati feriti tre coloni a Gerusalemme; in risposta, alcuni coloni di Hebron e sud di Nablus hanno dato fuoco ad ulivi e campi palestinesi.
Il 9 un ragazzino di 15 anni è stato ucciso dai soldati al campo profughi di Al Aroub a nord di Hebron - episodio che ha scatenato scontri con le forze di occupazione israeliane a Gericho e Jenin.
Il 12 sono stati feriti due coloni nel villaggio di Huwara a sud di Nablus, il 13 si è verificato il brutale pestaggio di un ragazzo nella città vecchia di Gerusalemme da parte della polizia israeliana.
Il giorno seguente i soldati israeliani hanno fatto un raid in tutta la West Bank: sono stati arrestati 14 giovani palestinesi.
Il 19 un raid a Jenin delle forze di occupazione ha causato aspri scontri armati, che sono terminati con un bombardamento aereo sul campo che ha causato 5 morti; meno di 24 ore dopo, un altro palestinese è stato ucciso nel campo profughi di Aqbat Jaber a Gericho.
Nella notte del 24, in un raid nel campo profughi di Nous Shams a Tulkarem, l’esercito israeliano ha distrutto case e strade, e ucciso due palestinesi.
Purtroppo, vi sono state anche provocazioni a sfondo religioso sulla “spianata delle Moschee” a Gerusalemme: il 17, 250 coloni si sono introdotti nell’area, con la protezione dell’esercito israeliano, impedendo ai palestinesi di accedere. La stessa cosa è avvenuta il 24 e il 25, in occasione della festa ebraica di Yom Kippur, con numeri maggiori intorno ai 400 coloni. Il 25, infine, alcuni coloni sono entrati nel cimitero musulmano di Bab Al Rahma, protetti dalla polizia israeliana, danneggiando le tombe palestinesi.

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Situazione attuale

Il mese di agosto si è aperto con diverse demolizioni, raid militari ed episodi di violenza a danno della popolazione palestinese. Il 2, il 4 e l’8 agosto sono stati effettuati raid militari ad Aqbat Jaber, Tulkarm e Nablus: un 19enne palestinese è stato ucciso, altri sono stati gravemente feriti, e un’abitazione è stata distrutta con ordigni esplosivi.
Il 6 agosto a Jenin tre ragazzi palestinesi hanno perso la vita, dopo che l’auto su cui viaggiavano è stata colpita da colpi di pistola dell’esercito israeliano.
Il 7 agosto l’attivista Ramzi Abbasi - in detenzione amministrativa da aprile per le sue attività di documentazione delle violenze da parte di Israele - è stato condannato a un anno di carcere. Il 10 e l’11 agosto, a Nablus e Tulkarm, due giovani palestinesi sono stati assassinati dalle forze armate israeliane. Il 14 agosto un gruppo di coloni israeliani ha svolto due azioni provocatorie nei confronti della popolazione palestinese, camminando sulla spianata delle moschee scortato dalle forze armate israeliane, e marciando nel centro storico di Hebron. Del resto, il 24 agosto Ben Gvir, Ministro della sicurezza nazionale, ha dichiarato pubblicamente: “Il diritto mio, di mia moglie e dei miei figli di muoversi liberamente lungo le strade della Giudea e della Samaria è più importante del diritto di movimento degli arabi”. Il 25 agosto le forze israeliane hanno attaccato i fedeli musulmani che accedevano alla moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme.
Il mese di agosto si è concluso con la morte di due ragazzi palestinesi a Hebron e Gerusalemme, uccisi dall’esercito israeliano; entrambi erano sospettati di preparare un attacco terroristico.
La resistenza armata palestinese persiste nel campo profughi di Jenin e nella città Nablus, mentre 1000 prigionieri palestinesi continuano lo sciopero della fame.

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Situazione attuale

Nel mese di luglio in Palestina si sono verificati gravi episodi di violenza che hanno ulteriormente aggravato la situazione nei territori occupati. In particolare, il 3 luglio le forze israeliane hanno condotto un raid armato nel campo profughi di Jenin; è stata la più imponente operazione militare negli ultimi vent’anni, durante la quale sono stati mobilitati anche mezzi aerei per attaccare il campo. Durante il raid sono stati uccisi dodici palestinesi e sono stati feriti centinaia di civili.
In contemporanea sono proseguite le demolizioni a Gerusalemme Est: il 17 luglio le forze di occupazione hanno demolito 9 abitazioni nel villaggio di Al Sahara e sono state bruciate delle auto nel villaggio di Abu Ghosh. Sempre nella zona est di Gerusalemme, è stata demolita la casa di una famiglia palestinese a Beit Hanina e una costruzione agricola in alZa’im.
Inoltre, la stretta collaborazione tra i coloni e le forze israeliane continua a caratterizzare le dinamiche all’interno delle zone occupate: ad Al Khalil in molteplici occasioni l’esercito israeliano ha detenuto gli abitanti della città per permettere ai coloni di attraversare la città vecchia, in cui vivono Palestinesi. Nella stessa zona, i coloni israeliani hanno impunemente sradicato 150 alberi palestinesi e le forze di occupazione israeliane hanno condotto un raid nel villaggio di Birien, est di Hebron, distruggendo cisterne, tagliando e sradicando alberi.
In totale, nel mese di luglio sono morti 21 civili palestinesi, inclusi dei minori.
Infine, proseguono le proteste anti-governative nel territorio israeliano, che per il momento non hanno ripercussioni nella West Bank, in quanto non mettono in discussione l’occupazione nel territorio palestinese.

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