Situazione attuale

La situazione generale in tutti i Territori occupati e a Gaza peggiora giorno dopo giorno: costanti bombardamenti su tutta la Striscia mietono vittime civili e prendono di mira centri di informazione e giornalisti. Le condizioni igienico sanitarie sono ormai disperate e chi non muore di bombe o di fame, lentamente si spegne.
La tensione cresce anche in Israele e in Cisgiordania. Si sono verificati attacchi, raid - dentro e fuori alle città ed ai campi profughi - e una serie di episodi che pericolosamente tendono all’allargamento del conflitto a tutta l’area mediorientale. Il 19 luglio un drone rivendicato dagli Houti ha colpito il centro di Tel Aviv, provocando un morto e decine di feriti. Il giorno successivo un bombardamento israeliano si è abbattuto su alcune postazioni portuali Houti in Yemen. Il 27 luglio invece alcuni missili hanno colpito il villaggio druso di Majdal Shams nelle alture del Golan, provocando la morte di 12 ragazzini. Le autorità israeliane hanno immediatamente accusato Hezbollah, ma la stessa organizzazione ha negato di essere coinvolta.
Il 30 luglio, colpendo Beirut con un bombardamento mirato, le forze israeliane hanno ucciso Fuad Shukr, uno dei leader di Hezbollah, mentre il 31 luglio, con un attacco ad hoc a Teheran, hanno ucciso Isma’il Haniyeh, capo politico di Hamas, figura di spicco dell’organizzazione ed incaricato negli ultimi mesi di sedersi ai tavoli delle trattative per un cessate il fuoco. Questa uccisione allontana ulteriormente la possibilità di dialogo tra le parti.
Nell’ambito della guerra a Gaza, particolarmente grave è stato l’episodio delle accuse di tortura e violenza sessuale di alcuni soldati israeliani della prigione militare di Sde Teiman nei confronti di alcuni prigionieri palestinesi. Le gravi conseguenze di queste violenze hanno portato alla denuncia dell’accaduto e all’arresto dei soldati coinvolti, trasportati in un centro di detenzione in attesa di giudizio. Mentre il centro di detenzione veniva assaltato da una folla intenzionata a liberarli, convinta che tali reati non fossero nulla di grave, alla Knesset la discussione tra parlamentari israeliani verteva sull’ammissibilità o meno dello stupro sui prigionieri.

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Situazione attuale

Il 6 giugno a Gaza una scuola del campo profughi di Nuseirat è stata bombardata uccidendo 40 profughi.
Il 10 giugno a Tubas un quindicenne è stato ucciso da soldati israeliani, mentre a Dhanana (a est di Tulkarm) un ventunenne è rimasto vittima di fuoco israeliano.
L’11 a Jenin si sono celebrati i funerali di 6 palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e nei giorni seguenti sono continuati i raid dentro la città da parte di bulldozer e blindati israeliani.
A Gaza i casi di malnutrizione infantile, specialmente nel nord della Striscia, sono all’ordine del giorno.
Il 22 l’esercito israeliano a Jabriyat ha aggredito un palestinese e lo ha legato sopra al cofano del blindato, per usarlo come scudo umano. La scena è stata ripresa dai media di tutto il mondo.
Il 23 al villaggio Al-Diyuk, vicino a Gerico, sono state demolite numerose case, mentre il giorno dopo nella città di Salwad è stata portata avanti una campagna di arresti, di uomini, anziani e ragazzini.
Su Gaza si sono abbattuti bombardamenti incessanti fino a fine mese.
Nel mondo i movimenti di solidarietà con i palestinesi continuano a manifestare, occupare le Università e i centri amministrativi, subendo sempre durissime repressioni.

Condivisione, Lavoro e novità sui Volontari e le Volontarie

A inizio mese i volontari e le volontarie sono stati impegnati con accompagnamenti quotidiani ai pastori palestinesi che subiscono molestie, per esempio con droni usati per spaventare le greggi, o violenze di coloni israeliani che detengono e aggrediscono i pastori.
Il 3 giugno al villaggio di Khirbet Hala’we (all’interno della c.d. Firing Zone 918) i militari israeliani hanno sparato contro un gregge, distrutto i vetri di una macchina e attaccato una donna di 70 anni, buttandola per terra, ferendola e distruggendole il telefono; prima di allontanarsi, i soldati israeliani hanno minacciato di morte tutte le persone presenti.

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Situazione attuale

A Gaza il 6 maggio l’esercito israeliano ha ordinato alla popolazione palestinese di abbandonare la parte est di Rafah e pochi giorni dopo ha dato il via agli attacchi via terra, mentre i negoziati per una tregua non sono arrivati per ora ad alcun punto di svolta. Dal 17 maggio nuovi aiuti umanitari internazionali sono arrivati nella Striscia, purtroppo ostacolati da Israele e da gruppi di coloni estremisti.
Il 20 maggio la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto internazionale per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Yoav Gallant e per tre leader di Hamas: Yahya Sinwar, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh. Il 22 maggio Spagna, Irlanda e Norvegia hanno annunciato il riconoscimento dello Stato di Palestina, preannunciandone la proclamazione ufficiale il 28 maggio. Il 24 maggio la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha ordinato a Israele di mettere fine all’offensiva a Rafah.
Il 25 maggio un raid israeliano ha colpito e devastato un campo profughi a Rafah, causando la morte di almeno 40 civili tra donne e bambini. Con l’intensificarsi dei bombardamenti, il 28 maggio i primi carri armati hanno raggiunto il centro di Rafah. Il 30 maggio Israele ha assunto il controllo di una zona cuscinetto tra Gaza e l’Egitto.
Il 31 maggio Hamas ha dichiarato interesse per la proposta del Presidente USA Biden per una tregua alla guerra, mentre Netanyahu ha replicato di non avere intenzione di fermarsi fino all’eliminazione completa di Hamas.
Nel resto del mondo, tra cui in molte università italiane, sono continuate le manifestazioni per un cessate il fuoco e a sostegno della popolazione palestinese, così come la repressione dei Governi nazionali, tranne poche eccezioni.
In Cisgiordania, a maggio, almeno 5 persone sono state uccise durante un raid nel campo di Sur Shams vicino a Tulkarem; il 21 maggio un raid aereo a Jenin ha causato 7 morti.

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Situazione attuale

La guerra nella Striscia di Gaza ha raggiunto il sesto mese. I bombardamenti sono continuati incessanti e i palestinesi, spinti nell’area di Rafah, vivono accampati in tende, con un sistema sanitario completamente al collasso e risorse primarie irreperibili o troppo costose. Quanto meno è stato aperto il valico di Erez a nord per l’ingresso di aiuti umanitari, anche se i camion restano fermi per ore ai controlli di sicurezza, così che la gran parte di alimenti e beni sanitari non arriva a destinazione.
Il 2 aprile il convoglio umanitario della ONG World Central Kitchen, con a bordo sette volontari internazionali e un palestinese alla guida, più 100 tonnellate di aiuti umanitari, è stato colpito da missili israeliani uccidendo passeggeri e conducente.
Lo stesso giorno Israele ha bombardato anche il consolato iraniano a Damasco.
In risposta l’Iran il 13 aprile ha fatto partire un attacco missilistico su Israele, neutralizzato dal sistema antimissilistico Iron Dome.
Il 21 e 22 aprile sono state rinvenute fosse comuni all’ospedale Nasser di Khan Younis (più di 300 corpi di palestinesi) e all’ospedale Al Shifa di Gaza City (più di 200 corpi). Le salme mostravano segni di tortura, secondo un report ONU. Le fosse sono state scoperte dopo l’assedio di due settimane all’ospedale Nasser da parte delle forze militari israeliane.
Ad aprile si è festeggiata la fine del Ramadan, quando l’esercito israeliano ha compiuto continui raid alla moschea di Al-Aqsa - uno dei luoghi più sacri per l’islam.
Il 5 aprile l’esercito israeliano è entrato ad Al-Aqsa, ha ferito 12 palestinesi e ne ha arrestati circa 400. La tensione si è alzata in tutta la Cisgiordania, in particolare nel nord, dove si sono ripetuti raid nel campo di Nur Shams, a Tulkarem, a Nablus e a Salfiq. L’esercito israeliano ha lanciato un’operazione su larga scala durata più di tre giorni, uccidendo 14 palestinesi e distruggendo buona parte delle infrastrutture e più di 60 case.
Nel panorama internazionale, ad aprile è partita una forte mobilitazione studentesca, iniziata dal campus della Columbia University negli Stati Uniti. A seguire, moltissimi campus statunitensi ed europei hanno iniziato a occupare zone universitarie con tende permanenti, per chiedere il taglio di investimenti e relazioni delle Università con Israele.
Il 22 aprile è stato pubblicato un report indipendente dell’ex Ministra degli esteri francese Catherine Colonna, che evidenzia l’assenza di prove sufficienti per sostenere le affermazioni di Israele sulla collusione dei dipendenti dell’UNRWA con organizzazioni terroristiche. A seguito di questo report, Germania, Canada, Australia, Svezia e Giappone hanno sbloccato i loro fondi all’UNRWA. Gli Stati Uniti hanno invece confermato il blocco fino al 2025. L’Italia ha comunicato che continuerà a mantenere i fondi bloccati.

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Situazione attuale

Sono proseguiti anche per tutto il mese di marzo i bombardamenti nella Striscia di Gaza da parte delle forze di occupazione israeliane.
Secondo l’ONU, le forze di occupazione israeliane il 5 marzo hanno sparato su civili palestinesi in attesa della distribuzione di alimenti a Gaza City, affermando che altri 14 episodi simili sono avvenuti da metà gennaio ad oggi. Il 15 marzo l’esercito israeliano ha preso di mira gli sfollati palestinesi in attesa di ricevere beni alimentari a Gaza City, sparando sulla folla, uccidendo almeno 21 persone e ferendone più di 150.
Secondo il Ministro della Salute Palestinese, è salito a 28 il numero di bambini morti a causa di malnutrizione e disidratazione, su un totale di 14.350 bambini uccisi dall’inizio della guerra, a causa del blocco all’ingresso di convogli umanitari e dell’assenza di acqua potabile. Data la difficoltà di far entrare aiuti via terra, Stati Uniti e Regno Unito, tra l’11 e il 26 marzo hanno fornito beni alimentari per via aerea. Tale fenomeno ha provocato tuttavia la morte di alcuni palestinesi a causa del malfunzionamento dei sistemi di sicurezza degli airdrop.
Il 22 marzo Al Jazeera ha mostrato un drone israeliano prendere di mira e uccidere civili palestinesi nell’area di Al-Sika di Khan Younis nel Sud della Striscia: mostra il drone che insegue giovani civili palestinesi disarmati e li uccide con diversi missili.
Dalla notte del 17 marzo rastrellamenti israeliani sono avvenuti all’ospedale Shifa di Gaza City: i bombardamenti hanno provocato morti e feriti nell’area della principale struttura sanitaria di Gaza, molti sfollati che vi avevano trovato rifugio sono scappati. Le forze israeliane che parlano della presenza nell’ospedale di miliziani di Hamas, hanno rioccupato il reparto di chirurgia, arrestando decine di persone. Il giorno seguente un incendio all’interno del complesso medico ha causato casi di soffocamento tra donne e bambini, con numerosi morti e feriti. Le comunicazioni sono state interrotte e gli sfollati sono rimasti intrappolati all’interno dell’edificio. L’assedio e gli attacchi contro il complesso medico sono andati avanti per due settimane causando 400 morti tra pazienti, sfollati e personale medico.
Il 26 marzo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione per un cessate il fuoco immediato a Gaza per il mese del Ramadan e il rilascio degli ostaggi israeliani. Tuttavia, la risoluzione, pur vincolante, è stata completamente ignorata dalle parti.
In Cisgiordania sono continuati con frequenza giornaliera raid diurni e notturni, sfociati in arresti e uccisioni anche di minori. Le zone più colpite sono i distretti di Nablus, di Hebron, di Betlemme, di Ramallah e di Jericho.
Le condizioni all’interno delle carceri israeliane per le vittime dei numerosi arresti continuano ad essere degradanti: i prigionieri palestinesi sono privati dei propri Diritti e di ogni forma di tutela attraverso l’utilizzo di strumenti, come la detenzione amministrativa e varie forme di tortura, come riportato dalla testata indipendente israeliana Haaretz.

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