Situazione attuale
La guerra nella Striscia di Gaza ha raggiunto il sesto mese. I bombardamenti sono continuati incessanti e i palestinesi, spinti nell’area di Rafah, vivono accampati in tende, con un sistema sanitario completamente al collasso e risorse primarie irreperibili o troppo costose. Quanto meno è stato aperto il valico di Erez a nord per l’ingresso di aiuti umanitari, anche se i camion restano fermi per ore ai controlli di sicurezza, così che la gran parte di alimenti e beni sanitari non arriva a destinazione.
Il 2 aprile il convoglio umanitario della ONG World Central Kitchen, con a bordo sette volontari internazionali e un palestinese alla guida, più 100 tonnellate di aiuti umanitari, è stato colpito da missili israeliani uccidendo passeggeri e conducente.
Lo stesso giorno Israele ha bombardato anche il consolato iraniano a Damasco.
In risposta l’Iran il 13 aprile ha fatto partire un attacco missilistico su Israele, neutralizzato dal sistema antimissilistico Iron Dome.
Il 21 e 22 aprile sono state rinvenute fosse comuni all’ospedale Nasser di Khan Younis (più di 300 corpi di palestinesi) e all’ospedale Al Shifa di Gaza City (più di 200 corpi). Le salme mostravano segni di tortura, secondo un report ONU. Le fosse sono state scoperte dopo l’assedio di due settimane all’ospedale Nasser da parte delle forze militari israeliane.
Ad aprile si è festeggiata la fine del Ramadan, quando l’esercito israeliano ha compiuto continui raid alla moschea di Al-Aqsa - uno dei luoghi più sacri per l’islam.
Il 5 aprile l’esercito israeliano è entrato ad Al-Aqsa, ha ferito 12 palestinesi e ne ha arrestati circa 400. La tensione si è alzata in tutta la Cisgiordania, in particolare nel nord, dove si sono ripetuti raid nel campo di Nur Shams, a Tulkarem, a Nablus e a Salfiq. L’esercito israeliano ha lanciato un’operazione su larga scala durata più di tre giorni, uccidendo 14 palestinesi e distruggendo buona parte delle infrastrutture e più di 60 case.
Nel panorama internazionale, ad aprile è partita una forte mobilitazione studentesca, iniziata dal campus della Columbia University negli Stati Uniti. A seguire, moltissimi campus statunitensi ed europei hanno iniziato a occupare zone universitarie con tende permanenti, per chiedere il taglio di investimenti e relazioni delle Università con Israele.
Il 22 aprile è stato pubblicato un report indipendente dell’ex Ministra degli esteri francese Catherine Colonna, che evidenzia l’assenza di prove sufficienti per sostenere le affermazioni di Israele sulla collusione dei dipendenti dell’UNRWA con organizzazioni terroristiche. A seguito di questo report, Germania, Canada, Australia, Svezia e Giappone hanno sbloccato i loro fondi all’UNRWA. Gli Stati Uniti hanno invece confermato il blocco fino al 2025. L’Italia ha comunicato che continuerà a mantenere i fondi bloccati.






