Situazione attuale

Il primo giugno le forze israeliane hanno sparato e ucciso la giornalista Ghufran Warasneh, 31 anni, nel campo profughi di Al-Aroub, nella città di Al Khalil (Hebron). Dopo averle sparato, i soldati hanno impedito alle ambulanze di raggiungerla per più di 20 minuti e durante il suo funerale la polizia israeliana ha attaccato il corteo funebre. In meno di un mese si tratta della seconda giornalista uccisa, e il terzo attacco ad un funerale da parte delle forze israeliane.
In totale nel mese di giugno le forze israeliane hanno ucciso 13 palestinesi nella Cisgiordania occupata, tra cui due minorenni.
Il 21 giugno il 27enne Ali Hasan Harb è stato accoltellato e ucciso da un colono israeliano vicino al villaggio palestinese di Iskaka.  Il tutto è avvenuto sotto gli occhi dell’esercito israeliano che non ha  fatto nulla, anzi ha impedito ai palestinesi presenti sulla scena di raggiungere il corpo di Ali per circa un’ora.
Il 20 giugno il primo ministro israeliano Naftali Bennet ha annunciato che avrebbe sciolto l’attuale Knesset (Parlamento), innescando così la quinta tornata elettorale in poco più di tre anni. L’opposizione ha infatti deciso di votare contro il rinnovo dei “regolamenti di emergenza” - leggi temporanee che stabiliscono la segregazione legale tra coloni israeliani e residenti palestinesi nella West Bank, e che sono stati rinnovati ogni cinque anni da 55 anni – che, in linea linea di principio, sostiene pienamente, proprio per spingere Bennet a sciogliere il Parlamento. Infatti, durante la conferenza stampa il Primo Ministro ha dichiarato che il rischio della scadenza di questi regolamenti ha motivato la sua decisione, poiché un crollo del regime di occupazione avrebbe causato gravi danni alla sicurezza del Paese.
Il 14 giugno ha segnato il quindicesimo anno di assedio nella Striscia di Gaza. Più di 2 milioni di palestinesi sono rimasti intrappolati in quella che è conosciuta come la più grande prigione a cielo aperto. L’embargo imposto su Gaza ha avuto e continua ad avere effetti catastrofici, colpendo tutti gli aspetti della vita dei palestinesi che vivono nella Striscia. Ad oggi si stima che più della metà della popolazione di Gaza vive sotto la soglia di povertà, e più dell’80% dipende dagli aiuti umanitari.

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Situazione attuale

Purtroppo maggio è stato l’ennesimo mese di tensione e scontri violenti.
Il 4 maggio, l’Alta Corte di giustizia israeliana ha respinto i ricorsi contro gli ordini di sfratto emessi nei confronti degli abitanti palestinesi di Masafer Yatta, l’area designata come luogo di addestramento militare chiuso, denominata “Firing Zone 918”, a sud di Hebron. La decisione ha posto fine al procedimento legale durato più di 19 anni, consentendo così alle forze israeliane di sgomberare e utilizzare l’area per l’addestramento militare. Questa sentenza, quindi, prevede la demolizione e l’evacuazione di molti villaggi palestinesi (Jinbah, Markaz, Fakhit, Sfayi, Halawah, Khalat al-Dab’a, Taban, Majaz, Rakiz, Simri, Magha’ir al-‘Abid, Tuba, Mufagara-Sarura) della “Firing Zone 918”, lo sfratto di circa 1.200 palestinesi, inclusi 580 bambini.
La sentenza acconsente dunque alla violazione dei Diritti Umani fondamentali dei palestinesi e contravviene, inoltre, al Diritto internazionale, comprese le norme sullo Stato occupante sancite dalla Convenzione di Ginevra del 1949 e dallo Statuto di Roma del 1998, che definisce i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra. Israele, tra l’altro, è parte di entrambi questi trattati.
Il 5 maggio, giorno in cui Israele festeggia la propria nascita, le forze israeliane hanno assaltato il complesso della moschea di Al-Aqsa scortando più di 600 coloni israeliani. Nel raid sono rimasti feriti 16 palestinesi e arrestati una cinquantina, tra cui anziani e bambini.
L’11 maggio la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh di 51 anni, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco mentre seguiva un’incursione dell’esercito israeliano nel campo profughi di Jenin. Al Jazeera, in una dichiarazione, ha affermato che Abu Akleh è stata “assassinata a sangue freddo” e ha invitato la comunità internazionale a ritenere responsabili le forze israeliane.
Il 13 maggio, mentre migliaia di palestinesi si erano radunati per il funerale di Abu Akleh, la polizia israeliana ha preso d’assalto l’ospedale Saint Joseph, dove riposava la salma della giornalista, e ha attaccato i palestinesi che partecipavano al corteo funebre, compresi i portantini della bara e altre persone raccolte in lutto, ferendo 33 palestinesi e arrestandone 15.
Il 29 maggio si è tenuta la tradizionale Marcia delle bandiere in cui migliaia di coloni israeliani hanno marciato attraverso Gerusalemme Est durante l’annuale “Giornata di Gerusalemme”, che commemora l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est nel 1967. Le autorità israeliane hanno schierato migliaia di poliziotti e installato barriere metalliche fuori dalla Porta di Damasco, bloccando l’accesso dei palestinesi dentro e fuori dalla Città Vecchia di Gerusalemme, così costringendo i proprietari a chiudere i loro negozi. 87 palestinesi, tra cui nove bambini e una donna, sono stati feriti con proiettili di gomma e granate assordanti e 72 palestinesi sono stati arrestati.

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Situazione attuale

Il mese di aprile si è aperto con l’inizio del Ramadan; come tutti gli anni, anche questa volta Gerusalemme è stata teatro di violenti attacchi sui civili palestinesi da parte della polizia israeliana. In particolare, il 15 e il 17 aprile le forze dell’ordine israeliane hanno fatto irruzione nella moschea di Al-Aqsa e costretto i palestinesi presenti ad evacuare. La polizia ha utilizzato granate, gas lacrimogeni, sparato proiettili di gomma e picchiato i palestinesi presenti, inclusi donne, bambini, giornalisti e personale medico. Un totale di 180 palestinesi, tra cui 27 bambini e 4 donne, sono rimasti feriti. Inoltre, il 15 aprile le forze israeliane hanno arrestato 470 palestinesi, inclusi 60 bambini.
In seguito alle tensioni e alle violenze verificatesi a Gerusalemme, il 19 aprile sono stati sparati alcuni razzi dalla Striscia di Gaza verso il sud di Israele, intercettati dal sistema di difesa aereo israeliano. In risposta, durante la notte Israele ha bombardato Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Successivamente anche la notte del 21 aprile Israele ha bombardato un quartiere nel centro della Striscia.
Il 7 aprile un palestinese di Jenin ha sparato e ucciso due israeliani e feriti altri dieci durante un attacco a Tel Aviv. In risposta, il 9 aprile il generale Ghassan Alian, capo del COGAT, ha annunciato il blocco di Jenin e l’inizio di azioni punitive. Nelle prime due settimane di aprile, Jenin è stata teatro di numerosi raid e attacchi da parte delle forze dell’ordine israeliane, durante i quali 6 palestinesi sono rimasti uccisi. In generale, dopo gli attacchi terroristici a Tel Aviv di marzo e aprile, le operazioni militari israeliane sono aumentate in modo significativo in tutta la Cisgiordania: 14 palestinesi, inclusi 3 minori, sono stati uccisi dalle forze di occupazione.

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Situazione attuale

Nel mese di marzo ci sono stati 3 attentati in zone diverse di Israele: a Hadera nel nord con 2 vittime, a Beersheva con 4 morti e infine il 30 marzo a Tel Aviv con 5 vittime. In risposta a questi episodi, il premier israeliano Naftali Bennett ha annunciato l’inasprimento delle misure di pubblica sicurezza. La sera stessa ci sono stati scontri a Jenin, Ramallah e Nablus, e nei campi profughi delle principali città.
Il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato i risultati di una ricerca dell’associazione contro l’occupazione Breaking the silence, secondo la quale i militari israeliani di stanza nelle colline a sud di Hebron starebbero raccogliendo dati sensibili sugli attivisti per i Diritti Umani presenti nell’area, con una particolare attenzione per quelli europei. L’obiettivo sarebbe quello di identificare gli attivisti, fotografando i loro passaporti e i loro volti, e schedarli nel sistema denominato Blue Wolf (che raccoglie già i dati sensibili per monitorare i cittadini palestinesi), in modo da impedire direttamente l’accesso al Paese all’arrivo all’aeroporto.

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Situazione attuale

Con la riapertura dei confini di Israele ai turisti e ai viaggiatori, a febbraio siamo riusciti ad aumentare la presenza dei volontari di Operazione Colomba sul campo. Con l’occasione abbiamo iniziato a fare un’analisi più approfondita dell’attuale situazione dal punto di vista dei Diritti Umani, oltre a ricominciare più sistematicamente gli accompagnamenti ai pastori e agli agricoltori sulle proprie terre, e il monitoraggio della scorta che accompagna i bambini che vanno a scuola ad At-Tuwani.

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