Situazione attuale

Le speranze di un nuovo anno all’insegna della pace si sono spente sin dai primi giorni di gennaio quando in Arauca hanno perso la vita almeno 23 persone a causa di uno scontro armato tra la dissidenza delle FARC-EP e la guerriglia dell’ELN. La crisi in questa regione si è protratta per settimane e rimane ancora precaria la situazione a livello di sicurezza per la popolazione civile.
Certamente ha avuto una risonanza mondiale la notizia del pronunciamento della JEP (Sistema di Giustizia Transizionale) sul caso del massacro avvenuto il 21 febbraio 2005 nel quale 8 persone della Comunità di Pace di San José de Apartadó, tra cui 4 minori e il leader Luis Edoardo Guerra, vennero trucidati dalla Brigada XVII dell’esercito e dai paramilitari del Bloque Heroes de Tolovà. La JEP ha, infatti, dichiarato che il massacro fu un crimine di guerra e di lesa umanità per il quale non esisterà prescrizione. Una piccola vittoria per la Comunità di Pace che, da sempre, sostiene l’inammissibilità del caso come conseguenza del conflitto, considerandolo un atto premeditato per sterminare i suoi membri.
Anche questo mese una scia di sangue ha causato tante vittime tra leader sociali e ambientali. Fra tutti, l’omicidio più ripudiabile è stato quello della giovane guardia indigena Breiner Cucuñame di soli 14 anni, difensore della Madre Terra assassinato da gruppi armati che si disputano il territorio nella regione del Cauca. Le ultime cifre fornite da Indepaz (Istituto di Studio per lo Sviluppo e la Pace) danno un quadro terribile della situazione: dall’inizio dell’anno sono 13 i massacri avvenuti nel Paese, e dalla firma dell’Accordo di Pace nel 2016 sarebbero ben 1.299 i leader assassinati. A fare le spese di tanta violenza anche le Nazioni Unite che hanno subito un attacco a San José del Guaviare per mano della dissidenza delle FARC-EP le quali hanno bloccato un loro convoglio e dato fuoco ai mezzi, senza fortunatamente causare feriti.

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Situazione attuale

Anche questo mese le cifre riguardanti le violenze in Colombia non lasciano dubbi rispetto alle grandi difficoltà emerse durante questi 5 anni dall’Accordo di Pace. Secondo i dati più recenti, riportati nell’ultimo documento delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA), tra gennaio e ottobre del 2021 lo sfollamento forzato è aumentato del 198% rispetto allo scorso anno. Solo il 18% delle persone sfollate sono riuscite a rientrare nelle proprie case e molti di quelli che ci provano lo fanno però senza nessuna garanzia di sicurezza. La regione più colpita da questo fenomeno è stata il Chocò, ma l’aumento della violenza, dovuto anche agli scontri tra diversi gruppi armati legali e illegali, si riflette di fatto in tutto il Paese.

Oltre alla enorme fragilità vissuta dalla popolazione costretta forzatamente a lasciare le proprie case, si aggiungono le minacce di morte dei gruppi neo paramilitari ai leader e ai movimenti sociali che, in varie parti del Paese, denunciano le violazioni dei Diritti Umani. In questo modo si continua a destare forte preoccupazione nella Comunità Internazionale, che è testimone di centinaia di omicidi di persone dedite alla costruzione del Diritto e della pace nel territorio colombiano.

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Situazione attuale

Lo scorso fine ottobre ha avuto molta eco, anche a livello internazionale, la cattura del capo del Clan del Golfo, gruppo neo-paramilitare altresì conosciuto come AGC, Autodefensas Gaetanista de Colombia. Le ripercussioni di tale cattura si sono riversate immediatamente sulla popolazione civile dell’Urabà Antioqueño e del Bajo Cauca dove il Clan opera in maniera massiva. Attraverso dei messaggi audio e dei volantini distribuiti in varie città, gli uomini delle AGC hanno annunciato che saranno perpetrati attentati contro la popolazione civile e la forza pubblica. Fortunatamente, al momento, non ci sono stati attacchi diretti di massa ai civili, ma purtroppo gli omicidi selettivi sono continuati, come accaduto lo scorso 5 novembre nella regione del Putumayo dove tre persone sono state uccise in una zona contesa da diversi gruppi illegali. Come riportato anche dal quotidiano italiano La Repubblica: “[...]la Colombia si conferma come il Paese più pericoloso per chi difende l’equilibrio della natura […]” con 4 morti a settimana, 32 già quest’anno, secondo i dati riportati da Global Witness.

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Situazione attuale

Anche questo mese non si placa lo sconcerto di fronte a numerosi omicidi selettivi di leader sociali in tutto il Paese. Tra gli ultimi, quelli della leader indigena Misak, Nazaria Clambás, nel Cauca, che ha fatto seguito a quello di un noto giovane appartenente al movimento contadino popolare del comune di Las Vega sempre nel Cauca, Luigi Alfonso Narvaez, impegnato come difensore del territorio e dell’ambiente.
Come evidenziato nel report La paz confinada, situacion de defensores y defensoras de Derechos Humanos en Antioquia 2020 redatto dal Nodo Antioquia di Coordinamento Colombia Europa Stati Uniti, i gruppi armati illegali mantengono il controllo e lo esercitano in almeno 112 Municipi dei 125 esistenti nella regione di Antioquia, zona in cui sono presenti anche i volontari di Operazione Colomba. Ancora più drammatico il report di Indepaz (Isitituto di Studio per lo Sviluppo e la Pace) che descrive lo scenario di un Paese dove le attività dei gruppi armati illegali - quali le AGC, l’ELN e la dissidenza delle FARC - si articolano soprattutto nelle regioni di Antioquia, Nord del Santander, Chocò, Cauca, Meta e Nariño. Questi gruppi si suddividono a loro volta in una miriade di sottogruppi che agiscono nelle diverse località compiendo crimini legati al narcotraffico, omicidi selettivi e scontri a fuoco, causando la fuga di migliaia di civili. Secondo i dati delle Nazioni Unite per la Coordinazione degli Affari Umanitari, dall’inizio di quest’anno gli sfollamenti sarebbero aumentati del 195% rispetto al 2020.

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Situazione attuale

I primi giorni di settembre, Operazione Colomba ha accompagnato la Missione Umanitaria di SIZOCC (Solidarietà Interreligiosa in zone di conflitto in Colombia), che si è realizzata nella regione di Antioquia e, in particolare, nei municipi di Frontino e Dabeiba. Alla Missione hanno partecipato il Vescovo della Diocesi di Apartadò, Monsignor Torres, il Vescovo della Diocesi di Quibdò, Monsignor Barreto, il Vescovo Luterano di Colombia Atahualpa, le missionarie di Madre Laura, rappresentanti della Chiesa Presbiteriana, alcune organizzazioni sociali e l’organizzazione indigena di Antioquia. In accordo con il comunicato ripreso dalla Conferenza Episcopale Colombiana, la Missione ha constatato la presenza, nell’area visitata, di gruppi armati illegali come l’ELN e le AGC, responsabili di svariate violazioni del Diritto Internazionale Umanitario quali l’installazione di mine antiuomo, lo sfollamento, il confinamento, le minacce e gli omicidi selettivi nelle diverse comunità che abitano la zona.

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