La prima notte che siamo andati eravamo solo noi.
Avevamo saputo di ciò che era successo in mattinata al campo di Eleonas e volevamo assicurarci che la situazione fosse tranquilla.
Nella prospettiva di evacuare e chiudere il campo, le autorità greche hanno pianificato i trasferimenti delle persone che vivono all'interno, senza lasciar loro alcuna possibilità scelta.
La destinazione di questi spostamenti riguarda principalmente altri campi, molto più lontani dal centro abitato e dai servizi: il più vicino, quello di Schistou, si trova a un'ora di autobus da Atene.
Sembra un paradosso: dopo aver protestato contro l'esistenza di queste strutture e di questo stesso campo, ci troviamo ora a stare accanto a coloro che ci vivono per far valere il loro diritto di rimanerci, o perlomeno di richiedere una sistemazione alternativa in prossimità della città.
Dopo gli scontri del 19 agosto, avvenuti tra la polizia e le persone che protestavano contro i trasferimenti forzati, attorno alla questione di Eleonas si è sviluppata maggiore attenzione.
La prima notte eravamo solo noi, o almeno così pensavamo.

Non c’era il sole, eppure la mia pelle era tutta sudata, non c’era il vento, eppure la terra arrivava nei miei occhi che mescolandosi col sudore mi bruciavano da morire.
Siamo volontari di Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. 


