COMUNICATO STAMPA
Nord Uganda - 26 dicembre 2005

L'ESERCITO REGOLARE UGANDESE APRE IL FUOCO SU CIVILI NEL CAMPO PROFUGHI DI NEI PRESSI DI OPIT

Nord Uganda: il 26 dicembre scorso a Lalogi, un campo profughi nei pressi di Opit, 30 km sud est del capoluogo Gulu, l'esercito regolare ugandese ha sparato sui civili del campo profughi uccidendo sei persone e ferendone almeno 15. Le persone si erano recate presso gli alloggiamenti dei militari per chiedere giustizia per l'uccisione di un ragazzo avvenuta da parte di un militare la sera prima : il ragazzo , che stava rientrando insieme alla fidanzata da un festa, si era rifiutato di concedere la ragazza al militare, in risposta è il soldato ha aperto il fuoco uccidendolo.
Oggi 27 dicembre si è recato sul posto un gruppo formato dalla commissione Giustizia e Pace della diocesi di Gulu e dai volontari dell'Operazione Colomba che ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti. Forte lo sconcerto e lo scoramento da parte della popolazione locale, vessata da quasi 17 anni di guerriglia e costretta dal 1996 dal governo a vivere in campi profughi.
Episodi simili sono non sono infrequenti: mentre in linea teorica i miltari sono nei campi per difendere le persone , nella concretezza gli episodi di violenza anche armata si ripetono, demoralizzando un popolo, 1 milione e mezzo di persone, l'intera popolazione dl Nord Uganda, costretto a subire una violenza inaccettabile.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 10 dicembre 2005

IL PATRIARCA LATINO DI GERUSALEMME PREGA E CAMMINA CON IL SUO POPOLO OPPRESSO

Aboud, Ramallah Area
Domani, Domenica 11 dicembre, il Patriarca Latino di Geusalemme Michael Sabbah celebrerà la Santa Messa ad Aboud. Dopo la Messa tutta la popolazione di Aboud, musulmani e cristiani, bambini, donne, uomini, il gruppo scout, la banda e tutte le associazioni si uniranno in un corteo che cercherà di scendere fino al cantiere della Barriera Speciale, in costruzione vicino al paese. Al termine di un breve momento di preghiera, Sua Eccellenza pianterà un albero di ulivo, simbolo delle centinaia di ulivi che il progetto della Barriera Speciale sradicherà o isolerà dal paese.

Alla manifestazione saranno presenti anche alcuni membri della Knesset israeliana, leader religiosi musulmani, personalità palestinesi e attivisti nonviolenti israeliani e internazionali. Da quattro settimane Aboud ha iniziato a manifestare in modo nonviolento contro la Costruzione del Muro che confischerà circa 300 ettari, anche coltivati ad ulivi e con una grossa falda acquifera. Circa 25 ettari (di cui molti a ulivi) verranno distrutti dalla costruzione della barriera metallica e con la fine dei lavori, una fascia di terreno larga 100 metri (Buffer Zone) lungo tutta la lunghezza della barriera sara' vietata a chiunque per motivi di sicurezza. Nonostante il Muro di Separazione sia già stato ultimato sulla Linea Verde (limite tra Stato d’Israele e Cisgiordania occupata dal 1967) con questo cantiere si sta costruendo un Muro aggiuntivo vicino ad Aboud per proteggere i due insediamenti di Bet Arye e Ofarim costruiti negli anni ottanta su terra di Aboud e definite illegali dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Questa seconda barriera entra fino a 6 kilometri a est dalla Linea Verde. Il bilancio delle manifestazioni delle ultime settimane non è positivo: l'esercito ha sempre impedito che la manifestazione nonviolenta arrivasse sul cantiere con blocchi di filo spinato, presidi di soldati, lancio di lacrimogeni e soundbomb, cariche e manganellate. Nonostante alcuni manifestanti abbiano reagito in modo violento con spinte, bastonate e sassi, la maggior parte degli attivisti ha mantenuto un comportamento assolutamente nonviolento. Durante le tre manifestazioni sono stati arrestati tre palestinesi e quattro israeliani, quattro hanno subito un pestaggio dopo l'arresto. Ci sono stati diversi feriti colpiti dai lacrimogeni, dalle soundbomb e da proiettili di gomma. I lavori stanno procedendo speditamente: il cantiere è aperto in quattro punti e si stima che, proseguendo con questo ritmo questa sezione di barriera sarà completata in un mese circa.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 9 dicembre 2005

MANIFESTAZIONE NONVIOLENTA CONTRO IL MURO NEL VILLAGGIO DI BI'LIN
Sparati numerosi lacrimogeni, arrestato un manifestante israeliano.
Tra gli osservatori John Dugard e Darka Topali, alti funzionari ONU per i diritti umani

Bil'in, Ramallah Area - Questa mattina un centinaio di manifestanti tra cui numerosi pacifisti israeliani e internazionali hanno formato un corteo pacifico portando piante di ulivo da piantare sul tracciato del Muro di Separazione nei pressi dell'insediamento di Mod'in Ilit.

Non appena il corteo si è trovato sul cantiere, prima ancora che la manifestazione vera e propria iniziasse l'esercito ha arrestato un attivista israeliano. Subito dopo è iniziato un fitto lancio di gas lacrimogeni seguiti da ripetute cariche delle forze dell'ordine che hanno respinto il corteo di diverse centinaio di metri. I dimostranti, ricompattatisi sono riusciti a tornare sul tracciato del Muro e a piantare alcuni alberi di ulivo. Quattro giovani coloni osservavano da poco distante scattando foto.
La manifestazione è proseguita con diversi momenti di tensione in cui i soldati hanno spinto e strattonato diverse persone presenti. In particolare i soldati hanno cercato di arrestare un ragazzino malmenandolo e schiacciandolo a terra. I manifestanti e i giornalisti presenti sono riusciti a farlo rilasciare. In seguito un ufficiale ha dichiarato la zona "area militare chiusa" e ha quindi ordinato ai presenti di evacuare in cinque minuti. Subito dopo soldati e poliziotti hanno cominciato a spintonare le persone che si avviavano verso il villaggio, in alcuni casi gettandole a terra.
Nessuno dei coloni è stato invitato ad evacuare ne è stato arrestato pur rimanendo all'interno dell'area militare chiusa.

Nei pressi del cantiere erano presenti anche alcuni osservatori delle Nazioni Unite tra cui John Dougard, special rapporteur ONU per i Diritti Umani e Darka Topali dell'Ufficio dell'Alta Commissione ONU per i Diritti Umani. Nonostante gli osservatori fossero a notevole distanza dal luogo della manifestazione sono stati oggetto del lancio di alcuni lacrimogeni.

Alla manifestazione erano presenti due volontari di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace della comunità Papa Giovanni XXIII.

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 2 dicembre 2005

POLIZIA ISRAELIANA AGGREDISCE MEMBRO DELLA KNESSET NEL VILLAGGIO CRISTIANO DI ABOUD

Carica della Polizia su partecipanti manifestazione nonviolenta: pestaggio di un ebreo israeliano, due arrestati. Sparati alcuni rubber bullets, ferito un ragazzo palestinese. Presenti pacifisti americani dei CPT: palestinesi chiedono pubblicamente il rilascio degli ostaggi in Iraq.

Aboud, Ramallah Area - Questa mattina circa 200 persone, cristiani e musulmani di Aboud, pacifisti ebrei israeliani e diversi internazionali tra cui volontari di Operazione Colomba presenti ad Aboud da oltre un anno e una delegazione del CPT (Christian Peacemaker Teams) hanno formato un corteo pacifico, con l'intenzione di pregare presso il cantiere del Muro. Alla manifestazione era presente anche Abdulmalik Dehamshe, membro della Knesset (Parlamento Israeliano) che ha criticato fortemente la costruzione del Muro.
Con questo cantiere il governo israeliano sta costruendo una barriera ulteriore rispetto al Muro già costruito sulla Linea Verde, che annette ad Israele un terzo della terra di Aboud, penetrando fino a 6 chilometri all'interno dei Territori Occupati.

A circa 700 metri dal cantiere numerosi soldati dell'esercito israeliano e della Border Police ("Polizia di frontiera israeliana") hanno fermato il corteo dei manifestanti. Senza che ci fosse alcuna violenza da parte palestinese, la Border Police ha caricato i manifestanti con fumogeni, sound bombs e manganellate (vedi foto "manganelli" allegata). Un attivista israeliano è stato picchiato ripetutamente con manganellate sulla testa e arrestato (vedi foto "arresto*" allegate). Un ragazzo palestinese è stato ferito all'addome e alla coscia da pallottole di gomma sparate a distanza ravvicinata. In seguito i soldati hanno ammanettato e portato via anche una ragazza israeliana che si era avvicinata al blocco per protestare contro il precedente arresto.

Fra i manifestanti era presente anche un gruppo di donne musulmane di Aboud che hanno apertamente sfidato i soldati ad andarsene e a porre termine all'occupazione illegale della terra palestinese.
Alla manifestazione ha partecipato anche una delegazione del CPT (Christian Peacemaker Teams) impegnati nei Territori Occupati da più di dieci anni con un progetto ecumenico nonviolento per la riduzione della violenza nei conflitti e per il monitoraggio dei diritti umani. All'interno della delegazione due suore francescane americane che hanno marciato con uno striscione riportante una frase di Giovanni Paolo II: "Costruire ponti, non muri". (foto "striscione")

Alla mattina un checkpoint dell' esercito israeliano ha bloccato l'ingresso principale del paese obbligando pacifisti israeliani e internazionali ad entrare da strade secondarie.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera in Territori Occupati e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di “costruire ponti” e “sanare ferite”.

Altre foto nella Photogallery-Ramallah Area in www.operazionecolomba.org
Per informazioni sui quattro membri del CPT sequestrati in Iraq: www.cpt.org

COMUNICATO STAMPA
Israele/Territori Palestinesi Occupati - 28 novembre 2005

VOLONTARI NONVIOLENTI ITALIANI AGGREDITI DA UFFICIALI DELL'ESERCITO ISRAELIANO

Esercito israeliano impedisce a contadini palestinesi di arare la propria terra. I soldati aggrediscono volontari internazionali e portano via macchine fotografiche e telecamere. Volontario italiano nonviolento in stato di fermo per circa un’ora.


At Tuwani, South Hebron Hills: questa mattina tre ufficiali dell’esercito israeliano hanno aggredito quattro volontari internazionali che assistevano ai lavori di semina e aratura di alcune famiglie palestinesi sulle loro terre.

I soldati, chiamati da alcuni coloni del vicino outpost di Havat Ma’on, dopo aver fermato i lavori hanno ordinato ai palestinesi presenti di andare via dall’area. Due volontari italiani di Operazione Colomba e due nordamericani dei Christian Peacemakers Teams stavano videoriprendendo e fotografando la scena quando un ufficiale ha strappato la macchina fotografica dalle mani di una delle volontarie e in seguito alle proteste verbali degli altri internazionali, altri soldati sono intervenuti strappando con la forza la cinepresa e un’altra macchina fotografica e aggredendo e spintonando i volontari. Uno dei volontari italiani e’ stato trattenuto dall’esercito senza nessuna spiegazione e rilasciato dopo un’ora assieme al materiale confiscato.

La polizia, chiamata dai volontari, ha minacciato di arrestare il volontario fermato in precedenza, sostenendo che avrebbe cercato di togliere l’arma ad uno dei soldati, se gli internazionali avessero sporto denuncia per l’aggressione. I volontari di Operazione Colomba e dei Christian Peacemaker Teams hanno video e foto che dimostrano l’accaduto e nella giornata di domani si recheranno all’ufficio della Polizia Israeliana a Kyriat Arba per sporgere denuncia contro tre ufficiali.

La terra in cui e’ avvenuto il fatto e’ di proprieta palestinese e non soggetta a nessuna restrizione da parte della legge israeliana ma e’ reclamata dai coloni nazional religiosi (gli stessi contrari al ritiro da`Gaza) del vicino outpost Hill 833 – Havot Ma’on. Nell’area in passato si sono verificate numerose aggressioni a danno di palestinesi da parte dei coloni dei vicini insediamenti e dei soldati dell’Esercito Israeliano. I volontari internazionali sono stati picchiati tre volte da coloni dell’outpost di Havat Ma’on.

Operazione Colomba e’ un servizio della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che opera in Territori Occupati e Israele dal 2002 con l’obiettivo di condividere la vita e le sofferenze delle persone colpite dal conflitto cercando di "costruire ponti" e "sanare ferite".