Don Oreste Benzi interviene sulla guerra in Medio Oriente, dove l' Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII opera da oltre tre anni con diversi progetti a sostegno delle vittime del conflitto: "la guerra è uno strumento di offesa alle libertà dei popoli e non è mai un mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, noi rifiutiamo la logica della violenza, da qualsiasi parte essa venga sostenuta, perché provoca esclusivamente morti e sofferenza".
E aggiunge: "denunciamo la gravità delle azioni militari sferrate da Israele nel Libano e, non ci dimentichiamo, anche nella Striscia di Gaza, azioni che stanno provocando centinaia di vittime tra i civili innocenti, spesso bambini, e stanno distruggendo le infrastrutture e le industrie di aree già provate da molti anni di conflitti; così come riteniamo inaccettabili le aggressioni subite da Israele che ha il diritto di vivere in pace e sicurezza".
"Esprimiamo dolore per tutte le vittime degli scontri nell'area, nella Striscia di Gaza come in Cisgiordania, nel Libano come in Israele. Esprimiamo vicinanza agli oltre 500.000 profughi di questi ultimi giorni che si vanno ad aggiungere alle migliaia di profughi presenti in tutta l'area Mediorientale, e lo facciamo concretamente, anche attraverso la presenza del nostro Corpo Nonviolento di Pace denominato Operazione Colomba."
L'Operazione Colomba da oltre tre anni condivide quotidianamente le sofferenze e le paure di tutte le vittime del conflitto Mediorientale, promuovendo azioni di interposizione nonviolenta, accompagnamento, denuncia e difesa dei diritti umani: "siamo stati a Gaza per diverso tempo, attualmente collaboriamo con alcune associazione pacifiste israeliane e siamo presenti con i nostri volontari in due villaggi palestinesi in Cisgiordania: ad Aboud, paese a nord di Ramallah, dove svolgiamo un'azione di monitoraggio e denuncia soprattutto rispetto alla costruzione del muro di separazione che anche in quell'area sta avanzando a dispetto delle proprietà degli abitanti della zona; ad At-Tuwani, a sud di Hebron, villaggio vicino ad alcuni insediamenti ebraici da dove, solo pochi mesi fa, mentre i volontari dell'Operazione Colomba accompagnavano alcuni bambini palestinesi a scuola, sono usciti estremisti incappucciati che hanno violentemente picchiato i nostri ragazzi, alcuni ferendoli anche in modo grave".
"Ma non ci siamo fermati" continuano i volontari della Colomba, "attualmente, sempre ad At-Tuwani, accompagniamo i pastori minacciati a pascolare le proprie greggi nei campi della zona, con la consapevolezza che anche una presenza internazionale nonviolenta è motivo di deterrenza ad ulteriori violenze".
"Inoltre sosteniamo le azioni di chi da dentro il conflitto, con coraggio e amore, costruisce in modo nonviolento la convivenza e la pace, azioni come quella di Itzik Shabbat" aggiunge don Benzi, "ragazzo di 28 anni, israeliano di Sderot, che recentemente ha deciso di rifiutare di prestare servizio nell'esercito israeliano dichiarando che - solo questo tipo di opposizione mette fine alla pazzia che sta crescendo e frantuma la falsa percezione che tutti supportano questa inutile guerra basata su motivi camuffati-".
E conclude con un appello che non lascia spazi a fraintendimenti "Noi tutti auspichiamo un immediato cessate il fuoco, la reale apertura di corridoi umanitari, l'invio nell'area di una forza di interposizione sotto l'egida dell'ONU, composta anche da civili, e l'inizio di negoziati ragionevoli e responsabili che pongano fine alle oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in Medio Oriente, di cui anche l'occupazione militare israeliana è causa. Dopo oltre cinquant'anni dalla creazione dello Stato di Israele non è ulteriormente rimandabile la creazione di uno Stato per i palestinesi. E' ora che in Medio Oriente tacciano le armi e torni la ragione".