Davanti a noi, nei pressi della zona in cui dovrebbe cominciare il cantiere per forare la montagna, si stanno affrontando movimento NO TAV e poliziotti, nessuno sa immaginare cosa potrà accadere, ci sono manifestanti pacifici e manifestanti mascherati, volano slogan violenti contro la polizia.
Io guardo e cerco di capire.
Il punto nevralgico della lotta è vicino a Marisa, una signora di quasi 80 anni che si è incatenata alla rete disposta attorno al cantiere sulle sue terre, per protestare contro la confisca del terreno.
Di fianco a me un'amica che ci ospita in questi giorni, è seduta con la testa tra le mani... abbiamo parlato a lungo della Colomba, della forza della nonviolenza, mi fissa e mi chiede:
- Ma come si fa?
- A far che? rispondo, fingendo di non capire.
- Lo sai... come si fa?
Dentro di me traduco: come si fa a non odiare, a non essere sopraffatti dallo sconforto, a sperare che riusciremo a fermare questa violenza.
Coma si fa a vivere la nonviolenza anche qui?
Le dico qualcosa per prendere tempo, ma so che la risposta non potrà essere un discorso.
Il tempo delle chiacchiere è finito.
Si può dire solo quello che siamo disposti a vivere.
Come si fa?
Mi risuona in testa la domanda e la faccio anche a voi, come A., la nostra amica della Val di Susa, con la testa tra le mani.
Il problema si affronta insieme, ci arriveremo insieme o non ci arriveremo.
Come si fa?
K

 

Un conflitto è doloroso.
Fa male perché ci costringe a vedere qualcosa che in noi non vogliamo riconoscere, qualcosa che è violento e va cambiato; ci costringe a vedere quanto siamo incapaci di relazionarci con l'altro. Ma è anche una grande possibilità: rompe la mia verità, che mi dava sicurezza, ma in cambio mi spinge a cercarne una più viva; ci schioda da qualcosa che chiamiamo vita e invece a volte è solo ripetizione esangue.

Un conflitto, ad esempio quello che l'Italia ha in corso con la libia, ci dice cose spiacevoli del nostro paese: che abbiamo armato per lunghi anni un governo immorale e violento come quello di Gheddafi e che ora armiamo i ribelli, per altro responsabili, pare, della morte di centinaia di civili.

Li riforniamo, in segreto, ipocriti come siamo, di armi provenienti dalla guerra tra croati e serbi del '92, utilizzando addirittura i traghetti civili tra la Sardegna e Civitavecchia, tutto coperto dal segreto militare. Questo conflitto ci dice che siamo pronti ad uccidere per il petrolio (quante vittime? Segreto). Ci dice che mentre tagliamo i fondi alla sanità e alla scuola spendiamo, per il bombardamento sui libici (parole del Ministro degli Esteri italiano: “durerà solo qualche giorno”... è cominciato il 20 marzo) almeno 47 milioni di euro al mese. Un caccia Eurofighter ci costa 61 mila euro l’ora, un missile Harm o uno Storm Shadow dai 200 ai 300 mila euro, l’uno, (un solo missile, che serve solo ad uccidere e distruggere, costa più del bilancio annuale di tre progetti di accompagnamento e protezione nonviolenta dell'Operazione Colomba...).

Naturalmente le cifre vere non le sapremo mai, menzogna e guerra vanno d'accordo. Inutile. Immorale. Costosa. Superata. Spudoratamente bugiarda.

Fonte di nuovo odio verso l'occidente. Insomma, se abbiamo ancora un cuore, una coscienza, questa guerra ci dice di cambiare strada.

K.

 

Sono momenti di profonda angoscia per la notizia della morte di Vittorio. Siamo vicini al dolore dei genitori e delle compagne e compagni di Vittorio che hanno condiviso gli ultimi momenti con lui, nell'inferno di Gaza, fino al tragico evento del sequestro e uccisione.
Non c'è né tempo né spazio per alcun commento o considerazione.
Abbiamo vissuto nella Striscia di Gaza e abbiamo provato l'angoscia di vivere in una prigione a cielo aperto, con gli orizzonti spezzati dall'occupazione militare israeliana.

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IL PROBLEMA NON E' SE SIA GIUSTO O MENO BOMBARDARE LA LIBIA.

Scrivo da At-Tuwani, a sud di Hebron, territori palestinesi occupati.

Stamattina davanti a casa nostra un palestinese è stato accoltellato da un colono israeliano; forse il fatto che qui ci siamo noi dell'Operazione Colomba ed altri volontari internazionali permetterà che il suo aggressore venga individuato. Sono convinto che la nostra presenza a sostegno della scelta nonviolenta del villaggio ha permesso che queste persone siano ancora qui e non profughe e disperate in qualche terra non loro.

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LA COLOMBA TRA 5 ANNI.

Immagino una struttura professionale che risolve tutti i casini.
Tu chiami in sede e il lavoro in tre-sette minuti è fatto: sito, fundraising, rapporti con altre associazioni, sono gestiti in tempi veloci ed in maniera lineare.
Soprattutto immagino che entriamo in un conflitto e lo risolviamo: lo fermiamo, lo trasformiamo in un processo di riconciliazione e questo tocca il cuore di tantissime persone che, mosse da questo fulgido esempio, scelgono la colomba e la reinventano nel posto in cui vivono.
Immagino anche che io divento la nonviolenza, non che ne parlo, anzi non parlerò più, la mia presenza la irradia, i volontari ne sono contagiati, in poco tempo chi viene a contatto con tale forza diventa trasparenza, amore potente, potente energia di cambiamento.
I telefoni squillano per annunciare guerre risolte e donazioni che permettono a chiunque lo vuole di vivere (con) questa cosa. La colomba diventa sempre più una grande famiglia, con i figli che crescono insieme e insieme a chi vive dove ci sono guerre. Non sarà più una esperienza da fare per un breve periodo, ma un modo di vivere, che accomuna e affratella credenti e non credenti.
Immagino anche un indotto legato alla colomba: una sede in cui si fa formazione, in cui vivono famiglie, in cui per periodi dell'anno ci si alterna a vivere, tipo un ashram, anche con l'aspetto forte del lavoro comune... una cooperativa di piccole riparazioni, di formazione, una università della strada in cui per i docenti è vietato avere un curriculum se non quello di avere sofferto nelle guerre.
Immagino...

 

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Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.