Credere, cioè fidarsi.
Sospendere il dubbio e, su qualcosa, impegnarsi.
Credere, cioè scegliere di attuare quel che sento vero e essere ateo rispetto al resto, a quel che si dice, che è normale, prudente, tradizionale.
Credere, non aver paura di essere quel che sono, anche se controcorrente.
Anche se ci credo solo io.
Anche se è più politically correct il cinismo e la sufficienza o chi si rassegna ad una vita di quieta disperazione.
Non sto parlando di una religione però!
Parlo di un futuro che scopro essere dentro me, più vero di tutto.
Credere, vivere senza fare la brutta copia, subito in bella, come se questa fosse l'unica vita che ho.
Credere che in Albania non dobbiamo portare solo una testimonianza, stare vicino alle famiglie corrose dall'odio e dalla vendetta perché nessuno lo fa: credere significa, per me, che possiamo essere decisivi per fermare le vendette, esserne convinto, cioè vinto, arreso a questa verità, con più forza di chi è vinto dalla necessità della vendetta.
Credere nella nonviolenza e nella riconciliazione come chi uccide crede nella forza della morte. Credere che in Libano e Siria possiamo contribuire a fermare la guerra, incoscienti, vivi e naif come un bambino, coinvolgere i profughi nell'elaborare una proposta alternativa alla guerra.
Non conta molto se sei cristiano o musulmano o agnostico e se, come tutti, credi in soldi, piacere e potere, credere ti costringe ad esporti, a uscire dalla bara, al rischio di cadere e sbagliare, tipico di chi è ancora vivo. Credo, mi arrendo alla verità che mi abita.

K.


Che cosa fa un Corpo Civile di Pace, Operazione Colomba ad esempio?
In Israele e Palestina,  in questo preciso momento, i volontari stanno accompagnando pastori palestinesi al pascolo, vicino ad una colonia israeliana che si espande e si annette terra illegalmente; li accompagnano e spesso, come pochi giorni fa, vengono arrestati o picchiati al posto loro. Volontari di Operazione Colomba insieme a volontari israeliani che non credono alla violenza dell'occupazione, accompagnano i bambini a scuola  per difenderli dagli attacchi dei coloni estremisti.
Funziona? Si!
Grazie a questa presenza internazionale, da quasi dieci anni attiva a sud di Hebron, il villaggio palestinese di At-Tuwani non è stato distrutto, i bambini possono andare a scuola e si è creata una efficace collaborazione tra palestinesi ed israeliani.
Una scelta nonviolenta potente ed efficace da studiare, sostenere, diffondere.

In Colombia, in un territorio nel nord dello Stato di Antioquia, la Comunità di Pace di San José de Apartadò ha dichiarato le proprie terre Zone Umanitarie, non disponibili a chi usa armi: esercito, guerriglia o paramilitari che siano.
Più di 200 leader della Comunità sono stati trucidati fino al 2007, mentre, da quando è presente una protezione nonviolenta internazionale, tra cui i nostri volontari, non ci sono state uccisioni: nonostante le minacce e gli attentati, le persone possono vivere, lavorare e indicare al Paese intero una direzione diversa da quella dell'espropriazione delle ricchezze a favore delle multinazionali estere;  tutto questo con la presenza di 20 volontari all'anno, in soli 6 anni.

Nel nord dell'Albania, da 4 anni Operazione Colomba ricuce con competenza  e dedizione il tessuto della società lacerato da anni di faide e vendette, sensibilizza la popolazione albanese al problema, al punto da far porre alla comunità europea il superamento della gjakmarrja come requisito per l'ingresso in Europa dell'Albania, studia come guarire attraverso la riconciliazione i traumi della vendetta famigliare, supportata da una rete mondiale di esperti, anche col contributo dei caschi bianchi del progetto sperimentale del 2012.

Non stiamo raccontando atti di bontà privati, stiamo sperimentando, con efficacia, un modello di difesa nuovo, nonviolento, popolare. Stiamo offrendo oggi, adesso, al nostro Paese, la possibilità di essere non una potenza militare, che vende armi, addirittura attraverso i propri Ministri, tentando poi di ripararne con le armi i danni, ma una superpotenza della solidarietà, della risoluzione dei conflitti con mezzi umani, un nodo mondiale in cui si ricerca e si applica come guarire dalla malattia della violenza dell'odio.

Viene chiesta, a noi, ma non all'intervento militare armato, l'efficacia.
accogliamo la sfida, e vi chiediamo per una volta di non sfinirci con la burocrazia, con modelli di progettazione non adatti ai Corpi Civili di Pace, che non sono né l'intervento militare né quello di cooperazione, i due fratelli maggiori un po' troppo ingombranti.
Vi chiediamo di avere, oggi, il coraggio di partire da quello che c'è e funziona, protegge vite umane, fa rifiorire comunità, abbassa il livello di violenza, da' significato alla vita di centinaia di giovani coinvolti nel capire come fermare la violenza e ricostruire dopo la guerra una convivenza.

Uno scenario, come esempio,  replicabile in Albania, Palestina, Colombia: in libano, da alcuni mesi,  un gruppo di volontari vive nelle tende dei campi profughi siriani, vicino al confine, a due passi dalla guerra: così facendo media con la popolazione locale libanese, che ha accolto quasi due milioni di profughi (a qualcuno fischiano le orecchie...) e propone, conoscendo direttamente chi ha subito la guerra, la creazione in Siria di Zone Umanitarie in cui non sia concesso l'ingresso ad attori armati, proprio come in Colombia.
Siamo in un campo profughi, le altre ONG, ma anche l'UNHCR con il quale collaboriamo, sono stupite e ci dicono: questa è la strada, vivere con chi ha perso tutto, conoscere le persone.
E se i volontari fossero 50, 100, sia con esperienza sul campo, che ragazzi in Servizio Civile, con il sostegno del governo italiano?
Si potrebbe evitare forse la guerra in Libano, si potrebbe lanciare una proposta di pace nel vuoto colpevole e assordante di oggi, introdurre un elemento di novità: nella guerra ascoltare la voce delle popolazioni e non dei capi militari!

Vi chiediamo di approfondire le nostre proposte e vi ringraziamo dei 2 minuti che ci avete dedicato (con la lettura di questo testo), siamo certi che saranno gli stessi, non un secondo in più, che concederete al Ministero della Difesa per replicare alla vostra decisione di non vendere né comprare più armi, ma di dar vita e sostegno, primo Paese al mondo, ad un Corpo Nonviolento di Pace.

K.


Il 2 ottobre, anniversario della nascita di gandhi, è la giornata internazionale della nonviolenza.
Gandhi disse: se capisci una cosa vivila, altrimenti sei disonesto.
Mi pare di aver capito che la nonviolenza non va raccontata, va vissuta e deve cambiarti la vita.
Per me va vissuta in zona di guerra... è l'augurio che faccio anche a voi!

k

Speciale Libano - Siria

Storia di H: le marce, la ribellione, la guerra, l'incubo

Figlio di un comunista, più volte in carcere, prima delle manifestazioni io e lui ci dividevamo per non essere catturati insieme.
Studiavo inglese e facevo il cameriere, poi sono cominciate le proteste, sempre più numerose.
Non hai idea del senso di potere che da' partecipare ad una marcia con 25.000 persone che urlano insieme: libertà!
Niente è paragonabile, aspettavamo tutta la settimana il giorno della manifestazione.
Poi è cominciata la lotta armata, noi pensavamo alla resistenza italiana, una nostra brigata aveva addirittura dei manifesti delle brigate rosse.
Non avevo i soldi per comprarmi un fucile, così sono diventato cameraman per una brigata dell'esercito libero, filmavo le loro azioni, ho ripreso anche una esecuzione, credo fosse una persona che aveva compiuto cose terribili, ma non volevo farlo, all'inizio mi stupivo che non mi facesse
effetto, dopo, giorni dopo, non riuscivo a smettere di pensarci.
Ho visto cose pazzesche, persone sventrate, con le viscere fuori, stragi, cadaveri.
Ad un certo punto non ho più retto, sognavo di scappare, sognavo la mia ragazza.
Avevo crisi di pazzia, urlavo, sai cosa significa mangiare sotto un bombardamento di obice, con la paura di essere ucciso?
Avevo paura di essere mutilato, di perdere un braccio come ho visto succedere ad altri, di perdere le mani e non poter più suonare la chitarra, il mio sogno è di imparare a suonare la chitarra, il flamenco, lo adoro.

Nell'esercito libero ci sono persone davvero molto coraggiose, non hanno paura di nulla, io non avevo fiducia in un capo, secondo me tradiva la rivoluzione, dovevamo prendere una zona e lui si era fatto corrompere dal regime e non voleva avanzare.
Gli altri gruppi, lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante ad esempio non fa nulla, controlla  un territorio e rapisce le persone, come con padre Dall'Oglio... credo sia vivo, così mi hanno detto amici che sono laggiù.

Come ho mantenuto la mia umanità? La guerra non è di questo pianeta, l'unica cosa che si può dire della guerra è che deve finire subito.
Mi ha aiutato leggere  "11 minuti" di Paulo Coelo, mi sentivo come la ragazza del libro, dentro un incubo, ora, come lei che smette di prostituirsi, io voglio una nuova vita, con la mia ragazza... il Libano, oggi, mi pare un posto meraviglioso.

Mentre parla, sembra un bambino che racconta una incubo terribile, chiede che non sia vero, gli occhi scuri, da indio, diventano profondi, poi ridono, la gioia di chi ha avuto una seconda possibilità.

Una nuova vita, senza guerra.
Il sogno di tutti quelli che abbiamo incontrato.

Speciale Libano - Siria

Stamattina siamo a nord di Tripoli, nella zona di Bebmin, cerchiamo i campi profughi illegali.
Nel primo vivono alcune decine di persone scappate due mesi fa da Homs.
Un breve momento per spiegare che vorremmo sapere come stanno, cosa hanno passato e cominciano: non vogliamo soldi o cibo o case, chiamate Obama e chiedete che cacci Assad... lo sguardo gira verso le tende, povere e lacere, come a dire: oggi siamo solo questo.
Poi le violenze, le uccisioni di hezbollah, i bombardamenti dell'esercito siriano, l'esercito ribelle unica difesa per loro... e oggi qui, in questo terreno a pagamento, 150 euro per pochi metri di terra su cui alzare una tenda, e il lavoro, al massimo 10 dollari a giornata, per scavare e scaricare, spalare, 12 ore di lavoro; gli aiuti minimi, 30 dollari al mese, in Libano la vita costa come in Italia... da voi, in Italia neppure gli animali vivono come noi, ci dicono.

Dentro me qualcosa mi dice, smetti di girare, cercare, fermati. Non aggiungere altri volti, altre storie, che non si sfochino e diventino confusi. Perché cerchi i profughi, fai raccolta del dolore degli altri? meglio loro che noi? ti consoli così?
No, la guerra la sanno, la capiscono davvero solo loro; e anche il segreto dell'amore, quello che ferma la guerra; io ho tutto e loro nulla, ma tra loro mi riconosco; anche la mia Patria è perduta e lacerata, il Paese della convivenza, della nonviolenza in cui voglio tornare è lontano, con innumerevoli esuli che lo sognano e nel suo nome vivono e lottano.
E siamo vivi, possiamo agire, star loro vicini.
C'è una vita ed una gioia e una guarigione che non so spiegare in questo incontro.


Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio.
M. Darwish

Sottocategorie

Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.