Di che cosa parlo quando parlo di Dio?
Quando uso la parola Dio non mi riferisco ad una persona anziana con la barba che abita in cielo, non mi riferisco al rispetto di comportamenti codificati dalla tradizione, non penso ad una compilation di sensi di colpa, non parlo di qualcosa che mi protegga dalle paure, non mi riferisco ad uno scudo che mi difenda dalla morte.
Mi riferisco a qualcosa presente nella profondità della mia persona.
Qualcosa che ne' il mio cinismo, ne' la mia razionalità o la mia limitatezza possono raggiungere. Un nuovo me che in fondo a me chiede, implora, mi ordina di essere vissuto.
Una piccola voce silenziosa che non riesco a coprire neppure con tutto il rumore di cui sono capace.
Qualcosa che non si arrende alla caduta dei miei sogni, che non crede al tramonto delle mie speranze, che guarda ad orizzonti che comprendono sempre un noi più che un io.
Qualcosa di più vero di me, qualcosa che mi indica chi sono e con urgenza mi ricorda che ho solo questa vita per essere me stesso.
Hai udito recentemente questa voce?


Alcune lucine usate per decorare gli alberi di natale hanno una curiosa caratteristica: basta che si bruci una sola lampadina che anche le altre smettono di funzionare.
Mi dicono che succede perché le lampadine sono disposte in serie.
Una piccola lucetta si rifiuta di illuminarsi e tutto rimane al buio...
Spesso ho la sensazione che anche io, se mi risparmio, se mi rifiuto di brillare, di farmi attraversare dalla corrente, impedisco anche ad altri di far luce.
Sono bruciato io e rendo inutile pure altri.
Ma io voglio bruciare, consumarmi per la troppa luce, non oppormi alla corrente che mi attraversa e si fa luce, anche attraverso la mia resistenza, la mia opposizione... una piccola luce ne accende altre... il buio trema.


Marjana, di te conosco il nome e la parte più orribile della tua vita.
Di te mi hanno raccontato che ce l'avresti fatta a riprenderti dalla violenza.
Oggi la violenza, con gli occhi e le mani di tuo padre, ti ha uccisa.
La colomba non è riuscita a salvarti.
Una piccola e tenace colomba, tua sola difesa in un paese incatenato alla morte.
Siamo sconvolti.
Ora è il momento del dolore.
Ma il tuo nome, Marjana, diventa per me, per noi, da oggi, un patto, un impegno a sfidare la violenza che uccide; me lo ripeterò, con la mano chiusa a pugno sul cuore, ogni volta che smetterò di lottare per diventare capace di un amore più forte della morte, ogni volta che sarò tentato di cedere e di dimenticare che alla morte si risponde solo con la vita: te lo prometto, amica mia coraggiosa che non ho mai incontrato.

K


1) In val di Susa passerà la ferrovia ad alta velocità indispensabile per lo sviluppo e la crescita dell'economia italiana.

2) Anzi no, passerà una ferrovia ad alta capacità per l'enorme quantità di merci che devono spostarsi da Torino verso Lione.

3) Anzi no, dato che non abbiamo tanti soldi, faremo un enorme buco nella montagna, la ferrovia si farà più avanti, se ripartirà lo sviluppo.

4) In val di Susa, per traforare la montagna, riceveremo tanti soldi dall'Europa e così la crisi finirà.

5) No, in val di Susa, sempre per traforare la montagna, faremo una altra montagna (di debiti) che renderà disperata la vita dei nostri figli.

6) In val di Susa occorre dire di si al progresso; il progresso e lo sviluppo si fanno senza consultare la popolazione locale, distruggendo la natura, avvelenando le persone, rendendo l'ambiente orribile: così si creano ricchezza e lavoro.

7) In val di Susa la popolazione locale sta opponendosi con la violenza al progresso ed alla modernizzazione dell'Italia. Anzi, la val di Susa, a pochi km da Torino, è il vivaio di tutte le lotte anti-statali d'Italia.

8) In val di Susa è assolutamente necessario fare il tunnel di 57 km attraverso la montagna, anche se porterà, causa polveri di amianto ed uranio, alla morte di 10.000 persone (su un totale di 80.000 abitanti).

9) In val di Susa ci sono i NOTAV e sono pericolosi, con loro non si può parlare, quindi politici, rappresentanti di chiese ed istituzioni, non devono ascoltarli.

10) Sempre in val di Susa, che è una piccola valle lunga una ventina di km e larga al massimo due, ci sono già una autostrada, due statali, due linee ferroviarie e vari elettrodotti, come compensazione per la TAV il Governo ha proposto una stazione internazionale e un bel centro commerciale di tre piani: la val di Susa, detto per inciso, è una valle alpina...

11) I lavori in val di Susa costeranno 22 miliardi di euro e 20 anni di scavi (salvo complicazioni) e in questo momento l'Italia può permetterseli (come può permettersi di comprare 90 cacciabombardieri F35 al prezzo di 20 miliardi). Voi invece dovete star muti e tirare la cinghia. Sovversivi!

12) Nell'appalto per i lavori sono state scelte (senza gara?) come ditte realizzatrici l'Impregilo e la C.M.C. di Ravenna: scoprite da soli chi è stato in passato l'amministratore della seconda e per cosa è sotto processo la prima.

13) Anche se la questione vi pare complessa, occorre cominciare subito i lavori; ce lo chiedono i partiti che, destra e sinistra insieme, garantiscono e chiedono di fidarsi di loro.

14) I lavori per la TAV verranno finanziati con soldi distratti da fondi per la messa in sicurezza degli edifici decrepiti delle scuole italiane e dell'edilizia carceraria. (vi sono venuti dei brividi? la fonte è la Gazzetta Ufficiale N. 79 del 6 Aprile 2011...)

15) In val di Susa, se i NOTAV facessero una scelta più forte in favore della nonviolenza, il problema sarebbe più chiaro a tutti.

16) I lavori per la TAV vanno difesi con l'esercito, i blindati, la polizia, i carabinieri, i corpi speciali e la DIGOS. Gli immigrati che fuggono dai paesi in guerra vanno respinti, loro non sono mica progresso.

 

Davanti a noi, nei pressi della zona in cui dovrebbe cominciare il cantiere per forare la montagna, si stanno affrontando movimento NO TAV e poliziotti, nessuno sa immaginare cosa potrà accadere, ci sono manifestanti pacifici e manifestanti mascherati, volano slogan violenti contro la polizia.
Io guardo e cerco di capire.
Il punto nevralgico della lotta è vicino a Marisa, una signora di quasi 80 anni che si è incatenata alla rete disposta attorno al cantiere sulle sue terre, per protestare contro la confisca del terreno.
Di fianco a me un'amica che ci ospita in questi giorni, è seduta con la testa tra le mani... abbiamo parlato a lungo della Colomba, della forza della nonviolenza, mi fissa e mi chiede:
- Ma come si fa?
- A far che? rispondo, fingendo di non capire.
- Lo sai... come si fa?
Dentro di me traduco: come si fa a non odiare, a non essere sopraffatti dallo sconforto, a sperare che riusciremo a fermare questa violenza.
Coma si fa a vivere la nonviolenza anche qui?
Le dico qualcosa per prendere tempo, ma so che la risposta non potrà essere un discorso.
Il tempo delle chiacchiere è finito.
Si può dire solo quello che siamo disposti a vivere.
Come si fa?
Mi risuona in testa la domanda e la faccio anche a voi, come A., la nostra amica della Val di Susa, con la testa tra le mani.
Il problema si affronta insieme, ci arriveremo insieme o non ci arriveremo.
Come si fa?
K

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Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.