Fattore Kappa

Sono seduto alla veglia funebre di una cara amica, Umm Suleiman, morta stanotte di infarto a 45 anni. Scappava dalla Siria, insieme a marito e figli; fino a poco tempo fa lavorava nei campi, nonostante il cuore malato, per pochi dollari al giorno perché non aveva altro modo di mantenere la famiglia, dato che il marito non può camminare.
Suo fratello è morto ucciso in una prigione siriana, l'ha saputo un giorno che eravamo in visita a casa sua, piangeva di fronte a me, come se mi ritenesse degno di starle vicino a portare questa notizia insostenibile.

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Fattore Kappa

Le ultime settimane passate tra campo profughi, ospedali e ambasciate in Libano, cercando di far operare in Italia Musaab e contemporaneamente di lanciare la Proposta di Pace dei siriani profughi in Libano, mi hanno molto stupito.
Musaab era dato per morto, a causa della gravità della malattia e della situazione disperata in cui vivono i siriani in Libano, in particolar modo se sono malati e necessitano di cure.

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Fattore Kappa

Amal era una bambina di poco più di 4 anni, viveva nella tenda più povera del campo profughi più povero di Tel Abbas, nord Libano.
E’ scappata dalla guerra con sua madre, Il padre e i suoi fratellini, tra cui Rabia, 5 anni, paralizzato e sempre sul filo tra vita e morte.
Il padre è sempre via, la vita lo ha sconfitto, a volte in preda alla depressione a volte in cerca di lavori saltuari.
Amal è scappata dalla guerra per finire in un campo profughi invivibile e pochi giorni fa è morta, cadendo in un tombino delle fogne del campo.
Il suo nome in italiano significa “speranza di vita”; quello di suo fratello, Rabia, significa “primavera”: la speranza ora non c’è più, affogata in una fogna, la primavera è fragilissima e malata.
I volontari della Colomba piangono con loro, accolgono le famiglie scappate da Aleppo, città uccisa nel silenzio del mondo, cercano di rispondere alla violenza della guerra, della mancata accoglienza e della mancanza di futuro. A volte sembra un peso insopportabile, a volte sembra di essere nell’unico posto in cui ha senso stare, a fianco dei più poveri tra i diseredati e gli oppressi.
Chi vuole credere alla primavera?

Fattore Kappa

Grazie della lettera P., la domanda è molto seria e centrale, si potrebbe riassumere: c'è una violenza costruttiva, un uso delle armi buono?
Con i volontari di Operazione Colomba viviamo da alcuni anni in un campo profughi, pieno di persone che credevano con forza che l'esercito libero li avrebbe liberati dal governo di Assad, che liberarsi del Daesh, ISIS come si chiama in Europa, non sarebbe stato un problema.
Ora non hanno più nulla, toccano la loro tenda di tela e legno e dicono ridendo: eccola, la vedi la mia libertà?
Avevano come mito la resistenza italiana, alcuni le Brigate Rosse addirittura.
Ho conosciuto anche molti che hanno combattuto e ucciso in nome dell'abbattimento di un governo dittatoriale che torturava i suoi cittadini, ogni volta ho visto nella loro delusione che le promesse della violenza sono finte.
La violenza dell'ISIS è inaccettabile, quindi bisognerebbe non sostenerla, come fanno Turchia, Arabia Saudita ed altri, tutti alleati stretti dell'Europa; bisognerebbe che la CIA non creasse mostri di questo tipo; bisognerebbe che come italiani non vendessimo armi ai sauditi, che stanno bombardando in Yemen.
La invito a venirci a trovare in Libano, Albania, Palestina o Colombia, vedrà che quello che cerchiamo di fare senza violenza non è pacifismo, è una lotta con armi più umane di quelle che fanno orfani e vedove.
Ti aspettiamo, non è una provocazione.

Alberto

Fattore Kappa

“...del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega!”
(F. Guccini)

Fra tante canzoni oggi ho in testa questo verso, non parla di Venezia, ovviamente, parla di noi occidentali che abbiamo perso il collegamento tra quel che possiamo sapere, l'informazione e l'esserne toccati, e infine l'azione.

E' come se collezionassimo e conoscessimo ricette senza mai cucinarle, o leggessimo romanzi d'amore senza mai viverlo, o giocassimo con la realtà virtuale senza vivere la vita reale... ah, mi dite che è proprio così?

A me sembra che a fianco a questo rischio di paralisi della nostra vita, ci siano anche tante energie dentro noi che aspettano di essere risvegliate e che, ad esempio, partire, e tornare, con la Colomba, sia un vaccino potente contro questa malattia, che rende tutto finto.
Una potente iniezione di vita, quella di persone che lottano senza odio, mettendo gli altri prima di sé stessi; che per fortuna, disperazione o generosità, non sono incapsulati nel destino produci-consuma-muori.
Insomma, pur con il rischio di soffrire per troppo amore, questo vaccino io lo consiglio a tutti.

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Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.