Un anno di confronto col governo per il riconoscimento dei Corpi Civili di Pace non ha portato a nulla. Ora capisco che solo da una lotta può nascere qualcosa di nuovo

Sono arrabbiata perché il mio governo ha aumentato del 61 per cento l’export delle armi e del 23 per cento le spese militari negli ultimi due anni. Questo per me può significare solo una cosa: più guerre, più morti, più dolore, più ferite, più distruzione, più violenza, più fratture, più odio, più incomprensione, più frustrazione, più barriere e la negazione di ciò che ci rende più umani: l'amore.
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È il giorno prima di partire

Mi sto cagando in mano perché non credo di possedere delle competenze all’altezza della situazione. Sono già stato in posti martoriati dalla povertà ma mai in Africa, mai con una guerra conclusasi da così poco tempo, mai permanendo per così tanto tempo.
 
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"Ridurre la popolazione di Gaza all'indigenza non porterà la pace"

Articolo di Karen Koning Abu Zayd
La Striscia di Gaza è sulla soglia di diventare il primo territorio intenzionalmente ridotto allo stato di indigenza abietta, con la consapevolezza, l'acquiescenza e - alcuni direbbero - l'incoraggiamento dell'intera comunità internazionale. Una comunità internazionale che proclama di se di volere difendere la dignità inerente di ogni essere umano non deve permettere che una cosa del genere possa succedere.
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Kossovo: un futuro che corre lungo i fili della modernità e dell'identità albanese
Considerata la Istanbul parte dei Balcani per la presenza della minoranza turca, Prizren è l'unica città kossovara che le guide turistiche considerano degna di essere visitata. Passeggiando per le sue vie si possono ammirare le tradizionali tipologie abitative che rimandano ancora una volta alle due componenti etniche, quella turca, quella albanese e quella serba.

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 L’impegno per la Pace è stata una costante della vita di don Oreste.  A livello pubblico e mediatico non appariva come un tema centrale, in quanto, specialmente negli ultimi tempi, il don portava avanti battaglie concrete soprattutto nel campo della tratta degli esseri umani, dei minori, del diritto alla vita. Ma il fondamento su cui poggiava ogni sua lotta era proprio la continua, profonda, spirituale convinzione che per rimuovere la cause che determinano l’ingiustizia è necessario scegliere, applicare, vivere la nonviolenza.
Che si impegnasse per la liberazione delle schiave o lottasse per il diritto dei minori ad una famiglia, dei barboni ad una dignità, era proprio il suo essere nonviolento, pacifista, antimilitarista la radice e la forza di ognuna di queste lotte. E’ importante guardare al don in questa chiave. Era questo il suo criterio di lettura dei “segni dei tempi”: l’incarnazione della preghiera sul piano della storia. “Se si sta con Dio – scrive - si sente il grido dei poveri che a Lui sale. Quando non si sente più questo grido vuol dire che c’è qualcosa che non funziona, che quel rapporto con Dio va un tantino migliorato.” E come stare pienamente con Dio se non si mette a fondamento di questo la nonviolenza evangelica, la scelta di stare sempre e comunque con gli ultimi non solamente per alleviarne la quotidianità ma per combattere le strutture di peccato che creano lo sfruttamento, il degrado, la morte?

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Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.