Diario dalla Georgia

Tbilisi - 4 ottobre 2008
 Siamo in viaggio. Viaggiamo su di un vecchio autobus che sembra avere il motore di un ancor più vecchio maggiolone... una volta lanciato, con il suo carico di una cinquantina di persone, ad una velocità di circa, almeno così sembrerebbe, 60 km orari, da l'impressione che si muova per inerzia sfidando tutte le leggi della fisica…
Questo autobus accompagna i georgiani da Tbilisi a Gori… e due stranieri, due italiani.
Due italiani che, sfidando la propaganda e l'informazione, hanno deciso di entrare nuovamente per qualche giorno nella zona controllata dalle truppe Russe detta “Buffer Zone”, a pochi minuti a piedi dall’auto-proclamata capitale dell'Ossezia del sud Tskhinvali, precisamente a Nikosi.
Nikosi, uno dei tanti villaggi georgiani che durante la guerra di agosto, ha visto scappare via i circa tremila dei suoi abitanti cercando di sfuggire ai pesanti bombardamenti osseti-russi-georgiani.

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 Rabbia, di quella nera e densa, che finisce per inondarti gli occhi senza scampo. Che nell'afa di un agosto vacanziero ti spinge a studiare da principio storia, geografia e geopolitica del Caucaso, a seguire compulsivamente ogni informazione e familiarizzare con i nomi di presidenti e città di cui fino all'altro ieri ignoravi l'esistenza, perché in questo momento più che mai provare a capire ti sembra un dovere.
Attorno, senza più senso, ci sono medaglie olimpiche per gli azzurri, la calda estate sulla riviera romagnola, notti di stelle cadenti e desideri.

Il pensiero corre al Kossovo, a quell’indipendenza che è stata forse la scintilla della guerra di questi giorni, il temuto effetto domino che si realizza. I proclami di Bush, Solana e Ban Ki Moon, secondo cui la questione kossovara non poteva diventare un precedente per altri casi simili, sapevano di farsa fin dall'inizio. Erano un tentativo goffo e sterile di minimizzare il significato di un evento che ha invece segnato una svolta nel diritto internazionale.

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Georgia–Russia, altro che guerra fredda

È scoppiata la guerra tra la Georgia e la repubbliche secessioniste filorusse dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia.
Mosca, con la scusa di proteggere la popolazione russa delle due repubbliche ha invaso il loro territorio.
Lo scontro era nell'aria. Questa è una delle zone calde del pianeta, strategiche per il controllo del territorio e per l'approvigionamento del petrolio.

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Questo spazio è dedicato ad alcune Tesi di Laurea elaborate nel corso degli anni da persone che hanno conosciuto e/o collaborato (in forme diverse) con Operazione Colomba.
Si tratta di Tesi discusse in diversi Atenei italiani in differenti Corsi di Laurea.
Riteniamo opportuno dare uno spazio a queste ricerche che contribuiscono a dare spessore scientifico alle tematiche care a Operazione Colomba e a tenere viva la riflessione su di esse.

Si fa presente comunque che i contenuti degli elaborati, e le tesi sostenute in essi, non necessariamente rispecchiano le posizioni di Operazione Colomba in merito agli argomenti trattati.